Finestrini aperti

Niente attenuanti, dice il politicamente corretto, per chi molesta le donne vestite e truccate audacemente. La donna deve potersi vestire come vuole senza subire molestie. Però, vedete, non si può evitare, per definire certi look, il termine “provocante”. La donna indossa certi abiti e assume certe movenze proprio per provocare. Molte lo fanno addirittura per il piacere perverso di leggere negli occhi dei maschi provocati il tormento del desiderio inappagato. Ma lui deve sapersi trattenere, e se non ci riesce, galera. Ok. Però la provocazione, qui non riconosciuta, lo è in altri campi. Per esempio il Codice della Strada (Art.168) dice che chi, in caso di sosta o anche solo di fermata, lascia le porte aperte o il finestrino abbassato o la chiave nel cruscotto, rischia una multa da 41 a 168 euro perché “non impedisce che qualcuno usi il suo veicolo senza il suo consenso”. In pratica si configura il reato di “induzione in tentazione”. Non è colpevole solo il ladro, ma anche chi lo “provoca”, tentandolo col lavoro facilitato. Anche per i furti in casa, se si lasciano le porte o le finestre aperte, le compagnie di assicurazione non pagano, perché l’Art. 1914 del Codice Civile prescrive che l’Assicurato “deve fare quanto gli è possibile per evitare o diminuire il danno da furto”. Vietato indurre i ladri in tentazione, insomma. Ma se l’occasione fa l’uomo ladro, perché la tentazione deve valere per auto e casa aperte, e non per l’abbigliamento e l’atteggiamento osé? Non invoco attenuanti per i molestatori, sia ben chiaro. Vorrei solo par condicio. Vorrei poter lasciar le porte aperte e i finestrini abbassati senza multe. E’ solo coerenza.

 

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Campagne millesimate

Compagno preoccupato dai sondaggi elettorali che danno la sinistra in calo e la destra in ascesa, permetti due consigli sul tuo comportamento? Cominciamo dal food & beverage, come li chiami tu. Il cibo vallo a comprare dal compagno Farinetti, a Eataly. E’ caro, ma aiuti la causa (la sua). Se non hai un Eataly vicino, compra almeno alla Coop, che fa parte delle coop rosse controllate dal Partito. Ristoranti? Solo se segnalati dalla guida Slow Food. Per le bevande, va bene il solito Champagne, ma per i vini ricordati che il compagno D’Alema ne produce di ottimi, e comunque bevi solo quelli delle regioni rosse. Niente triveneto: sono tutti leghisti o fascisti. Poi c’è il giardino della memoria, che va sempre annaffiato, specie ora che gli altri valori della sinistra sono sbiaditi e il Partito si occupa più di banche che di operai. Strilla contro il populismo della destra e i ‘pericolosi rigurgiti nazifascisti’, scrivilo a giornali e Tv (le redazioni sono quasi tutte rosse) metti post indignati sui social media, scendi in piazza, datti da fare. A proposito di piazza: non dimenticare Giulio Regeni. Lo so, è impossibile dimenticarlo talmente i media ce lo ripropongono ossessivamente, ma tu contribuisci. Metti striscioni al balcone, vai a tutte le fiaccolate, parlane. Fregatene che non si sappia ancora niente, dopo 37 anni, degli 81 morti di Ustica. Non chiederti neanche il perché di tutta questa insistenza su Giulio, e non su Ilaria Alpi o Antonio Russo. Se l’è preso a cuore il Partito, e questo ti basti. E se ti dicono che forse Regeni era un agente segreto dell’Aise, ricordati che i Tg lo escludono categoricamente: se lo negano loro che hanno nomi, cognomi e indirizzi di tutti gli agenti segreti del globo, c’è da crederci. Avanti. Metti il loden, e vai.

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Un elmetto per Gandhi

C’è qualcosa di non detto, nei fatti di Barcellona. Circola in rete una cartina colorata di come sarebbe ridotta l’Europa se prevalessero tutti gli indipendentismi : un puzzle di staterelli che sarebbe difficilissimo ricondurre non dico alla realtà, ma anche solo all’idea di un’Europa unitaria, e che in più conterrebbero in sé, dato il precedente della secessione automaticamente ottenuta tramite referendum, il germe di future secessioni al loro interno. Una galassia di microstati, altro che balcanizzazione. Ma, a parte ciò, il non detto su Barcellona è la violenza della resistenza. Concettualmente, ogni legge democraticamente varata può costituire, colpendo una categoria, un luogo o un complesso di interessi costituiti o di diritti acquisiti, una violenza. Ciò porta alla resistenza, che non può che essere considerata violenta nel momento stesso in cui si palesa. E’ inutile mascherarla da “pacifica” come hanno fatto a Barcellona imbandierando, cantando, ballando e cucinando paellas nelle scuole occupate. La resistenza è di per sé violenza, e si deve aspettare una repressione violenta. Sotto questo aspetto sono più leali i black bloc, che almeno si mettono il casco “da guerra” e palesano la loro violenza a sassate, sprangate e Molotov, ma non fanno tante storie quando poi vengono manganellati e arrestati. Qualsiasi Stato, compresi quelli democratici (e tutti i regimi dittatoriali si dichiarano tali in forza di plebisciti elettorali che li legittimano, come fece il Fascismo) non può prescindere dall’uso della forza contro chi si ribella alle sue leggi. Basta aver chiaro il concetto, e smetterla di belare contro le polizie.

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Lucciole per lanterne

Se è vero che quello di sgualdrina è il mestiere più antico del mondo, il vecchio adagio “puttana Eva” implica due ipotesi: che Adamo non fosse il solo uomo nell’Eden, o che Eva gli facesse già allora pagare le mele. Scherzi a parte, quel mestiere è ancor oggi diffuso e ben pagato, ma è il suo trattamento a registrare differenze. Se un arabo apre uno di quei phone center dove si fa di tutto oltre a telefonare (dai traffici illeciti al fiancheggiamento del terrorismo) nel 99% dei casi la sfanga, ma se s’azzarda ad aprire una casa di massaggi “particolari” va dritto in galera e lo fan chiudere. Se un tossico si buca sulla panchina d’un parco davanti a mamme e bimbi, al massimo gli dicono di spostarsi, ma se nello stesso parco un povero vecchio prostatico, non trovando vespasiani o caffè aperti, s’azzarda a far pipì contro un albero, apriti cielo! Urla di mamme, accorrere di vigili, multa, vergogna. E ancora: prova a dare una pacca sulla spalla a una sconosciuta dicendole “coraggio”. Al massimo ti guarderà stupita. Dagliela su una chiappa, e delle due l’una: o ti sorride e ti dà il suo numero di cellulare, o strilla e ti denuncia per atti osceni e violenza sessuale. Tutto quanto sfiora il sesso, in Italia, fa scalpore. Idea: perché i black bloc e gli autonomi per protestare contro il G7 di Venaria, invece di spaccare tutto, non fanno l’amore in piazza tutti insieme? L’eco mediatica planetaria sarebbe garantita, e anche la simpatia, visto che siamo un popolo di guardoni. Che sballo poter vedere anche nei notiziari quel che la Tv ci mostra solo nei reality show, o dopo le 24 sulle reti locali!

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Il cetriolo tradito

Smettetela, o seguaci di Onan, di accontentarvi della mano! Cessate, prede di arrapamenti solitari, di ricorrere all’ortolano per carote, cetrioli o altri ortaggi da ‘uso alternativo’. Arrivano i sex toys. Ci sono sempre stati, a dire il vero. Ne sono stati trovati in tutti gli scavi archeologici. Il più antico ‘dildo’ ritrovato risale a 28mila anni fa, ed è stato esposto nell’istituto di sessuologia di Londra insieme a suoi ‘colleghi’ di ogni tempo e civiltà in “Wellcome collection”, una spettacolare mostra del 2014. Quelli moderni sono solo più efficaci. Sono a pila, vibrano da soli, sono fatti in materiali morbidi, hanno le forme più fantasiose, e fino a ieri si vendevano solo nei “sexy shop”, dove pochi osavano avventurarsi. Ora invece si vendono on line, e sono pubblicizzati in Tv. L’azienda MySecretCase ha lanciato uno spot che dice “Vogliamo un mondo in cui le donne non sono oggetti sessuali, ma possono averli tutti”. Va in onda da domenica scorsa su Mediaset e La 7, in attesa che la Chiesa abolisca il ‘rischio cecità’, e dia il permesso anche alla Rai. Un altro tabù finalmente crollato. E meno male: maggior consapevolezza del piacere per le donne vuol dire migliori rapporti di coppia, anche se la possibilità di sostituire un partner con un oggetto è pura illusione. Lo scambio di energia che c’è in un orgasmo a due non è riproducibile in solitaria, neanche con la bambola più perfetta o il vibratore più sofisticato. Riusciremo solo a distinguere meglio il bisogno fisiologico di orgasmo dall’amore, due cose diverse che molti in passato confondevano. L’unico fregato, poveraccio, è l’ortolano.

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Meglio una volta?

Di fronte al caso del neonato abbandonato in strada a Settimo e morto, tracima da Facebook un fiume di esecrazioni per i genitori (e qui ci può, anzi ci deve stare) e per l’epoca amorale in cui viviamo. Qui invece avrei qualcosa da dire, in difesa di quest’epoca così facilmente bistrattata. Finiamola di presentare il passato come migliore. Non è vero, anzi, è vero il contrario. Restando solo ai neonati, nell’antichità classica si buttavano via quelli deformi, gracili o semplicemente indesiderati (come le femmine nelle famiglie dove ce n’erano già troppe). Nella Roma di Catone e Cicerone, il neonato veniva presentato al ‘pater familias’ ponendolo a terra ai suoi piedi. Se lui lo sollevava, era accettato. Se lo lasciava giù, era scartato. Non li buttavano via: come già si faceva nella Grecia classica di Demostene e Platone, i bambini scartati venivano ‘esposti’ ai crocicchi delle vie dentro un grosso vaso che evitasse loro di esser mangiati dai cani randagi. In pratica li buttavano nel cassonetto. Lì passavano certe persone che prendevano i migliori e li allevavano, i maschi da vendere come schiavi, le femmine da vendere ancora bimbe nel giro della prostituzione infantile. Gli altri, semplicemente, morivano. Da allora son passati circa 20 secoli. Non sono un’enormità. Mio suocero, che è arbiccioluto coma në s-ciopèt, ha quasi un secolo. Calcolando 30 anni per generazione, fan 3 per secolo, 60 in totale: se avessimo i ritratti dei nostri avi fino all’epoca classica starebbero tutti sulle pareti della sala da pranzo. Quindi ne abbiamo fatti di progressi, da allora (che è l’altro ieri) se oggi l’infanticidio di Settimo ci inorridisce. Non era ‘meglio una volta’.

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PIFFERAI E PIFFEMEDIASET

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Basterebbe ricordare le vittorie elettorali della Appendino in Piemonte e del Brexit in Inghilterra, entrambi dati per sconfitti dai sondaggi e dai mass media, per capire due cose. La prima è che i sondaggi (soprattutto gli”exit-poll”) sono ingannevoli e si prestano a deformazioni strumentali da parte di chi vuole puntellare con essi una sua tesi o sbandierare i suoi consensi. La seconda è che si dà troppa importanza a stampa e televisione, che sono invece sempre meno attendibili perchè cristallizzate nella loro autoreferenzialità, cioè nel voler dare della società un’immagine loro, basata sulle loro convinzioni teoriche e non sull’osservazione pratica. Non vogliono capire che ormai la gente (il popolo dei bar, dei tram e oggi anche di Facebook e dei forum) ha imparato a pensare con la propria testa, e si lascia guidare sempre meno. I sondaggi fatti male possono sviare (e spesso sono fatti male apposta, cioè sono taroccati o mal interpretati proprio per sviare), e comunque vanno presi con le molle perché pretendono di fotografare il pensiero di un idolo capriccioso e mutante come la folla, che nella storia ha combinato molti guai (ad esempio urlando a Pilato: “crucifige!”). Quanto alla società teorica disegnata dai media, basta ricordare come sia tipica dei politici e dei giornalisti la frase: “Gli italiani pensano che… i milanesi sono indignati per… i torinesi si rifiutano di…”. Chi glie l’ha detto? Nessuno. La loro è pura autoreferenzialità. Specialmente i giornalisti, quando scrivono quella frase, sottintendono: “Gli italiani (i milanesi, i torinesi…) pensano di sicuro come me che sono ganzo, intelligente, colto, informato, e in quanto italiano (milanese, torinese…) tipico, ho il diritto di intepretarne gli umori”. E bon. Chi dice quella frase il più delle volte non sale su un autobus da anni, ma parla solo coi colleghi, ai convegni, nei salotti e nei corridoi del palazzo. Due chiacchiere al bar, in treno, o in coda alla posta non sa manco cosa siano, e Facebook lo ritiene un passatempo per ragazzini o per impiegati fannulloni. Però legge ogni mattina la “mazzetta” dei giornali, che infatti hanno quasi sempre le stesse notizie e danno l’impressione di parlarsi fra loro più che parlare ai lettori. Si puntellano l’un l’altro, sperando di conservare un’attendibilità ogni giorno più vacillante. Basta andare sul Disinformatico, il mitico blog di Paolo Attivissimo (http://attivissimo.blogspot.com/) per vedere quante colossali bufale hanno pubblicato con spocchiosa superficialità e spudorata indifferenza i principali quotidiani nazionali. Quelli che si fanno mantenere dai contributi statali e strillano all’attentato contro la libertà di gossip negata loro dall’ultima legge sulle intercettazioni. Quelli che fanno il brodo coi dadi d’agenzia ma disegnano società immaginarie che, se facessero anche solo un giro su Facebook, non troverebbero.

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