Archivi del mese: gennaio 2008

frulli d’ali

Mi è capitato d’incontrare ad una cena da amici un medico esperto nell’ipnosi. Gli ho chiesto se poteva ipnotizzarmi lì, davanti a tutti, e lui ci ha provato, gentilmente. Purtroppo, nonostante la mia disponibilità ed il silenzio degli astanti, non c’è riuscito. Devo essere refrattario a questo tipo di suggestione, che parte sempre dal “fare il vuoto dentro” (per esser ricettivi), come le meditazioni e le sedute medianiche. Facile dirlo, ma prova a farlo. Hai un bel chiudere gli occhi: è quasi impossibile “non pensare a niente”. Un consiglio che ti danno spesso è: “pensa al cielo vuoto, o al mare infinito”. Bèh, io lì mi sono accorto che non riesco più a immaginare un cielo vuoto. Ci riuscivo da giovane, quando giocavo a far ballare i tavolini. Ora mi aiuta di più pensare al mare, forse grazie alle tante ore passate sul terrazzo a Laigueglia con gli occhi persi sul mare all’orizzonte e la mente in volo per suo conto, come davanti al fuoco. 

Da giovane riuscivo perché il cielo mi era poco noto. Guardavo raramente in alto. L’ormone s’appendeva al mio sguardo e lo abbassava sempre su curve di passaggio, o visi ostili. Ora il testosterone è calato, e l’occhio sale. Va sui frontali delle case (quante ringhiere liberty, ogive barocche, cornici medioevali ho scoperto su facciate guardate tante volte senza vederle!), si spinge sopra i tetti ed anche oltre, su per il cielo, schermo da milioni di pollici su cui proiettano un film sempre nuovo, diverso ogni minuto per attori, comparse, scenografie e colori. Altro che fare il “vuoto mentale” guardandolo! Non mi sfugge una nuvola, una scia, un volare d’uccelli, anche lontani. Ed amo in particolare i decolli improvvisi degli stormi. Quando passerotti appollaiati su alti rami, o i cardellini posati sui fili come note sul pentagramma, all’improvviso partono. Via per il cielo tutti insieme, per andare a posarsi chissà dove. 

Pensavo a questi repentini frulli d’ali leggendo i necrologi sul giornale. D’estate stanno tutti in fondo pagina, o in colonne laterali. D’inverno, specie dopo ondate di gelo o passaggi d’influenze, riempiono pagine intere, con rinvii a successive. E non dico quelle paginate tutte per lo stesso morto importante, ma quelle fatte di tanti nomi diversi con uno, o pochi annunci ciascuno. Vecchietti che se ne stavano appollaiati alla speranza di un’altra primavera, e che sono volati in cielo all’improvviso, tutti insieme, per andare a posarsi… io so dove.

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