Archivi del mese: novembre 2007

Più pipate e meno pippe

E’ incredibile (e crescente) l’isteria che, complice la martellante campagna antifumo e la balla colossale dei danni da fumo passivo, sta cogliendo i non fumatori, i più petulanti dei quali sono gli ex fumatori pentiti.

Dalla mia pipa, quando tira bene (cioè quasi sempre, perché le mie 69 pipe le tengo pulitissime), esce giusto un filo di fumo, intervallato da piccolissime boccate, molto più piccole di quelle emesse da un normale fumatore di sigaretta.

Bèh: ero in piedi davanti a un banco di verdura, al mercato. Era mattina, c’era persino una leggera arietta. Appena mi sono avvicinato, una delle erbivendole che servivano ha mollato di brutto il suo posto, rifugiandosi dietro, fra le casse vuote e la frutta marcia. Si teneva la mano sulla gola e imprecava in modo colorito contro i fumatori e in particolare contro la pipa che “proprio non sopportava”.

Ormai, dopo la legge del fottuto Sirchia, è così quasi sempre, e quasi dappertutto. Eppure se dopo aver fatto una scorpacciata di fagioli scorreggiate rumorosamente e “odorosamente” fra le corsie di un supermercato, al massimo vi guarderanno male. Qualcuno commenterà a bassa voce “che maniere!” e bon. Ma se vi azzardate ad aggirarvi nelle stesse corsie con la pipa accesa in bocca, partono strilli, insulti, minacce di chiamare la polizia, finché accorre il personale e vi caccia.

E’ tutta gente che in autunno annusa con piacere il “buon odore di caldarroste”, e in inverno sosta con piacere di fronte al camino acceso lodando il “buon sentore di legna bruciata”. Gente capace di cucinare per un’ora al barbeçue dicendo che “quel profumino gli mette appetito”.

Ma va là!

 

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Nel paese della Croce Rossa

Documentarsi in rete sul problema Rom in Europa (perché la prima cosa che salta all’occhio è che sono un problema: ovunque, e da secoli) non è facile. I dati sono diversi, riguardando gente nomade abituata a mentire su tutto. Uno studio fatto da J.P. Liégeois nel 1994 per la UE stima gli zingari presenti in Europa (comunitaria e non) in 8, 5 milioni, per la maggior parte dislocati nell’ex area sovietica.

Vi sembrano pochi? Bèh, sappiate che nella Romania-matricola UE sono 2 milioni, discriminati e tenuti fuori dalle grandi città. Dove pensate che andranno, ora che possono? Qui. Statene certi. Dove ne abbiamo già 150mila (e ci sembrano troppi). Verranno per lo stesso motivo che attrae i delinquenti rumeni, esigua minoranza fra gli onesti venuti qui a lavorare, ma pur sempre venuti (e infatti da quando sono qui i reati in Romania sono calati del 27%…).

Il motivo è che qui se sgarri non ti cuccano. Se ti cuccano, non ti mettono dentro. Se ti mettono, non ci resti per molto. Una cuccagna. Non ci credevano quasi, i primi arrivati. E ridono anche ora nel vedere Veltroni che fa il duro, Amato che squittisce di “giri di vite”, Prodi che farfuglia di “pugno di ferro”. Le minacce di “tolleranza zero” in cui si esibisce la sinistra (nel patetico tentativo di frenare il crollo di consensi che le sta costando l’emergenza-sicurezza) sono solo parole.

I Rom lo sanno. E anche se i compagni riuscissero a rimpatriarli davvero (non solo a spostarli da un campo all’altro come fanno) non servirebbe: appena là, rientrano. Quale predatore non tornerebbe in un territorio ricco e indifeso come il nostro? Quale parassita lascerebbe un corpo sano e ben in carne per uno malaticcio e scheletrico?

Nei campi nomadi si vedono già auto con targa francese e tedesca: il tam-tam è in corso, e oltre quei 2 milioni in partenza dalla Romania dobbiamo aspettarci ritorni di zingari da paesi dove rubare e parassitare è più difficile di qui. O impossibile, come nella civilissima Svizzera, che non li lascia manco entrare.

La reazione popolare allo stupro/assassinio di Tor di Quinto, è un avviso. La soluzione non sta nell’integrazione (in nessuna nazione gli zingari si sono mai integrati) ma nel “tanto peggio-tanto meglio”. Quando non ne potremo davvero più, faremo come gli svizzeri. Mica ho detto nazisti. Svizzeri. L’Oms e la Croce Rossa sono là.

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Da usare anche dopo morto

Scommettete che quando morirà Zavoli, coetaneo di Biagi, non saremo travolti da uno tsunami di cordoglio come quello che la sinistra ha orchestrato per monetizzare politicamente la morte del “proscritto di Sofia”? Eppure i due hanno molto, in comune. Zavoli è più radio e tv che carta (socialista come Enzo, fu presidente Rai per sei anni, poi fiutò il vento e riparò dai Ds, coi quali fu eletto senatore due volte), ma quanto a carta Biagi era imbattibile: giornali a parte (“è stato un buon cronista” scrive Aldo Grasso), scrisse 80 libri. Celiava (solo da vecchio, però) coi colleghi: “meno male che gli editori non sanno che scriverei anche gratis”. Non lo sapevano perché lui faceva di tutto perché pensassero il contrario. Sempre a caccia di “marchette” (in gergo: collaborazioni a spot per altre testate), Biagi si faceva pagare carissimo, e non avrebbe scritto gratis neanche il necrologio di un amico sul bollettino parrocchiale. 

Tutto Ok, per carità. A cominciare da Beppe Grillo, l’Italia è zeppa di compagni miliardari. Poi lui aveva anche il pedigree giusto, senza il quale uno della sua generazione avrebbe fatto poca strada in ambito artistico, letterario e culturale in genere: aveva fatto la resistenza. Nel dopoguerra era stato nella Fuci (Federazione Universitaria Cattolica: ho una sua foto con feluca goliardica in testa), ma quando si esordisce sul mercato delle penne è lecito spaziare. Il cantore delle toghe rosse Travaglio, per dire, si definisce ‘orfano di Biagi’, ma ha scritto per Giornale di Montanelli e per  Il Borghese di Feltri, prima di attraccare ai più sicuri moli rossi di Unità e Repubblica. 

Comunque Biagi non avrebbe avuto tutti questi onori se non fosse stato eletto dalle sinistre a prova vivente del “regime berlusconiano liberticida”, a vittima-simbolo (con Santoro e Luttazzi) del nano-duce che l’avrebbe “cacciato dalla Rai con editto bulgaro” (non è buffo che i rossi siano costretti a ricorrere, per dare l’idea di un atto brutalmente dittatoriale, all’aggettivo “bulgaro”, sapendo che la Bulgaria si guadagnò questa fama proprio sotto il regime comunista?). La verità è che: 1) Biagi aveva barato, ospitando a “Il fatto” (vigilia del voto 2001, campagna elettorale chiusa) il comico “organico” Benigni, facendogli fare un comizio di battute anti-Polo. 2) Berlusconi da Sofia si limitò a denunciare l’abuso. 3) Nessuno in Rai cacciò i tre “martiri”: ne sospesero solo i programmi, continuando a pagarli profumatamente. 4) Santoro e Biagi li ripresero quando Prodi tornò al governo, mentre Luttazzi (troppo inaffidabile come killer rosso) fu mollato al suo destino senza che nessuno, per lui, insorgesse. Detto ciò, riposa pure in pace, Enzo.

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La fragile coppa di cristallo

Se è vero che la vita continua anche “dopo”, che nulla si crea e nulla si distrugge, ma si trasforma solo in materie diverse ed energie nascoste in un universo parallelo, ignoto eppure prodigo di voci e di segnali, se è vero quel che nessuna religione, pur dandone una sua versione peculiare, nega come principio, se è vero quel che tutti abbiamo bisogno di sperare, se non di credere (parola grossa, credere…) per non temere troppo la nostra morte e lenire un po’ il dolore per quella di chi ci è caro, se è vero che lassù le anime buone hanno compiti precisi, fra cui l’accogliere chi arriva stupito, tolto anzitempo alla vita (e questo mio “anzitempo” odora d’uomo e di statistiche, ma se profumasse di Dio direbbe che nulla accade anzitempo, e ognuno vive o torna a vivere per il tempo assegnatogli), se è vero tutto ciò – pensavo leggendo di Diego, il 15enne ischitano impiccatosi nell’orto “perché deriso come secchione dai compagni” – spero che sia la mia Titti ad accoglierlo e confortarlo. 

A lei riusciva bene, coi ragazzi, tanto che qui ha lasciato più rimpianto fra gli amici che fra le amiche, alla sua età già prese dai rituali della seduzione, dai trucchi della civetteria, dalle astuzie della competizione, dalle subdole tossine dell’invidia. Lei era timida, invece, ma allegra, sincera e goliardona (fra amici ruttava come un mozzo bretone, con grande scandalo di mia moglie e mie risate) ed era la confidente di tutti. Lei quindi sa che gli adolescenti sono luminosi, ma fragili come calici di cristallo, e si spezzano a volte sotto l’urto, l’acidità, l’eccessivo calore o il troppo gelo di quel liquido torbido e gorgogliante che si chiama vita, e che li riempie, vogliosi ed impauriti, di ora in ora. 

Mi fermo sempre, di fronte al suicidio. Non offro oboli alla questua presuntiva e presuntuosa (ma anestetica, per chi la fa) dei perché. Per me non cè, un perché. C’è solo l’impercettibile cric di “quel” cristallo che scoppia seguendo i suoi misteriosi legami molecolari. A volte basta un suono, ad infrangerlo. Non c’è bisogno d’un colpo. Persino il cristallo infrangibile (antisfondamento, antincendio, antitutto) della teca della Sindone cedette alla mazza del pompiere, ma non alla sua forza (ne aveva respinta ben di più al collaudo), bensì alla martellata giusta. Quella vibrata “lì”. In quel nodo invisibile, in quel vuoto insospettabile, in quella cellula fragile che esiste in tutti i cristalli e in tutti noi. Compreso Diego.

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Il fascino del didietro

La rivista americana Wired, bibbia dei cybernauti, ha fatto un sondaggio fra i suoi fans per stilare la classifica delle 10 più “accreditate” (cioè ritenute credibili) teorie dietrologiche presenti in rete (spesso riprese da Tv e giornali). 

Ecco la “top ten”. 1) L’11 settembre è stato orchestrato dalla Casa Bianca per aver la scusa di inviare truppe dove c’è il petrolio – 2) Lady D fu uccisa dagli 007 inglesi perché non portasse a termine la gravidanza – 3) L’uomo non è mai stato sulla Luna, fu tutta una messinscena della Nasa – 4) Gli ebrei controllano il mondo da Wall Street – 5) Hollywood è in mano alla setta di Scientology – 5) Paul Mc Cartney è morto nel 1969, quello vivo è un sosia – 6) L’Aids è stato creato a tavolino dalla Cia per sterminare i gay – 7) Il pollo fritto rende sterili i negri – 8) Il mondo è gestito da alieni dall’aspetto umano, fra i quali Bush e i Reali britannici – 10) La terra è guidata dalle sette segrete come gli Illuminati, i Rosacroce o i Massoni. 

Fra le “prove” di queste teorie cospirazioniste, alcune sono ingenue e facilmente smontabili, altre sono spudoratamente taroccate (oggi col computer è facile montare, ritoccare, costruire foto e filmati), ma tutte fanno leva sull’ostinata volontà di crederci della persona che ne sente il bisogno. O perché è paranoide, o perché ama nelle conversazioni far la parte di quello che “la sa lunga” (e che fa sembrare ingenui gli altri), o perché il mistero ha comunque e sempre il suo fascino. Come lo hanno il pettegolezzo e ancor più la superstizione: di quanti vip avete sentito giurare che sono gay? Di quanti avete sentito dire che portano sfiga? E sempre con quel “ma dài, lo sanno tutti“! 

Se ci aggiungete le leggende metropolitane (reni espiantati drogando i giovani e portandoli in cliniche-camper posteggiate nei paraggi dei locali, coccodrilli bianchi nelle fogne di New York, sub risucchiati in mare dai Canadair e scaricati sui boschi in fiamme, elicotteri dei verdi che buttano vipere sui gitanti, ecc.) capite che il bisogno di credere negli orchi e nelle fate è ancora vivo, anche nell’ipertecnologico 2000. 

Lo sanno bene i rossi, e ne approfittano per dire al popolo che gli orchi sono tutti dalla parte del Berlusca, e le fate dalla loro. Il bello è che, da come Prodi pensa di risolvere i problemi della nazione (a colpi di bacchetta magica) la bufala è quasi verosimile. Continua a leggere

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