Un elmetto per Gandhi

C’è qualcosa di non detto, nei fatti di Barcellona. Circola in rete una cartina colorata di come sarebbe ridotta l’Europa se prevalessero tutti gli indipendentismi : un puzzle di staterelli che sarebbe difficilissimo ricondurre non dico alla realtà, ma anche solo all’idea di un’Europa unitaria, e che in più conterrebbero in sé, dato il precedente della secessione automaticamente ottenuta tramite referendum, il germe di future secessioni al loro interno. Una galassia di microstati, altro che balcanizzazione. Ma, a parte ciò, il non detto su Barcellona è la violenza della resistenza. Concettualmente, ogni legge democraticamente varata può costituire, colpendo una categoria, un luogo o un complesso di interessi costituiti o di diritti acquisiti, una violenza. Ciò porta alla resistenza, che non può che essere considerata violenta nel momento stesso in cui si palesa. E’ inutile mascherarla da “pacifica” come hanno fatto a Barcellona imbandierando, cantando, ballando e cucinando paellas nelle scuole occupate. La resistenza è di per sé violenza, e si deve aspettare una repressione violenta. Sotto questo aspetto sono più leali i black bloc, che almeno si mettono il casco “da guerra” e palesano la loro violenza a sassate, sprangate e Molotov, ma non fanno tante storie quando poi vengono manganellati e arrestati. Qualsiasi Stato, compresi quelli democratici (e tutti i regimi dittatoriali si dichiarano tali in forza di plebisciti elettorali che li legittimano, come fece il Fascismo) non può prescindere dall’uso della forza contro chi si ribella alle sue leggi. Basta aver chiaro il concetto, e smetterla di belare contro le polizie.

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Una risposta a Un elmetto per Gandhi

  1. Historicus ha detto:

    D’accordo Manlio, ma riguardo le ultime quattro righe di questo scritto, prova a fare il paragone con gli Stati italiani ottocenteschi: impero d’Austria, Borboni… e i patrioti e garibaldini dall’altra parte.
    Vedrai così che la questione diventa molto relativa.

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