Filastrocche

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Più divento vecchio, più volentieri parlo in piemontese, la lingua che sentivo di più in famiglia e per strada quand’ero bambino. Proprio vero che invecchiando si ritorna bimbi (e infatti la più bella canzone di Piero Finà si intitola “quando saremo bimbi”).
Oggi, ad esempio, mi è tornata in mente una filastrocca che recitavamo da gorbe per decidere chi doveva ‘star sotto’ nel gioco del nascondino. Qualche altra me la sono ricordata. Le rimanenti le ho trovate in rete.
Chissà se oggi i bambini non le recitano più. L’ho chiesto ai miei nipotini, e non ne conoscevano. Forse tra game boy, telefonini, playstation e altre diavolerie non giocano neanche più a nascondino o a mosca cieca… non so.
Se a qualcuno fa piacere risentirle, glie le regalo
Pimpundoru la lincia e la lancia,
quanti giorni sei stato in Francia
il lunedì, il martedì,
pimpundoru ‘t ses pròpe sota tì
Bum ! Cade la bomba in mezzo al mare,
mamma mia, mi sento male
mi sento male d’agonia
prendo la barca e fuggo via.
Fuggo via di là dal mare
dove sono i marinai
che lavoran notte e dì
a bi ci di, ‘t ses pròpe sota tì
Ambarabà cicì cocò
tre civette sul comò
che facevano l’amore
con la figlia del dottore
il dottore si ammalò
ambarabà cicì cocò.
Aulì aulè che t’amusé
Che t’aprufite a lusinghé
sacripante carcadè
barbagianni scimpanzé
a star fuori tocca a te.
Lava lava le scodelle
per mangiar le tagliatelle
lava bene lava male
butta l’acqua nel canale
tulilem blem blem
tulilem blem blu
Sette quattordici ventuno ventotto
questa è la conta del paperotto.
Il paperotto è andato in cantina
a cercare la regina.
La regina è andata a Roma
a cercare la corona.
La corona ce l’ha il re.
A star sotto tocca a te.
Sotto il ponte ci son tre bombe,
passa il lupo e non le rompe,
passa il re e ne rompe tre,
passa la regina e ne rompe una dozzina,
passa il reggimento e ne rompe cinquecento.
Questa è la conta dei tre somarelli
che si baciavano sotto gli ombrelli
e un giorno chiesero al re che passava
perché rideva e non li contava
non son capace a contar fino a tre
ma vi comando di farlo per me
Uno due e tre
esci proprio te
Passa paperino
con la pipa in bocca
guai a chi la tocca
l’hai toccata tu
esci fuori prima tu!
A bì bo chi sta sotto non lo so
ma ben presto lo saprò A bì bo.
L’uccellin che vien dal mare
quante penne può portare,
può portarne ventitré
uno due tre stai sotto proprio te
Nel giardino di mia nonna
c’era un fiore che si chiamava x
paradix paradox acaia,
chi mi sa dire questo nome
uscirà da qui, uscirà da qui.
Sotto il ponte di baracca
c’è pierin che fa la cacca,
la fa dura dura dura,
il dottore la misura,
la misura è trentatre,
uno due e tre,
a star fuori tocca a te
La balena senza culo
sa contar fino a ventuno
1 , 2 , 3……20, 21
Sotto la cappa del camino
c’era un vecchio contadino
che suonava la chitarra
uno due tre sbarra.
7 14 21 28
questa è la storia di paperotto
questa è la storia di paperino
venga fuori il più piccino!
A bi bo
Chi sta sotto non lo so
Ma al più presto la saprò
A bi bo 
Punto rosso fuori sotto!
Sotto il ponte di Verona
c’è una vecchia scorreggiona
che cuciva le mutande
per non fare il buco grande
ma quel buco si allargò
proprio a te di uscir toccò.
Pimpiripetta annusa
annusa le patate
pimpiripetta annusa
annusa i pomodor!
Goccia di limone
cala il pantalone
goccia d’arancia
o che mal di pancia
punto rosso
punto blu
esci fuori proprio tu!
Lo Sceriffo Biribi
vuole fare la pipi
la vuol far di tre colori
rosso, giallo, verde… fuori!
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6 risposte a Filastrocche

  1. Stefania ha detto:

    Caro Manlio, le darei un bacio per aver disseppelito dalla mia ormai scarsa memoria queste filastrocche. Pimpumdoru la lincia e la lancia… credevo di essermela sognata, non l’avevo più sentita da quando avevo cinque o sei anni. Per non parlare di Bum, cade la bomba in mezzo al mare… Di quest’ultima ricordo un pezzetto in più, triste, che parla del gatto morto:
    “Fuggo via in alto mare
    dove sono i marinai
    che lavoran notte e dì
    a bi ci di, il mio gatto mi morì
    mi morì di giovedì
    ‘t ses pròpe sota tì.”
    Le filastrocche sono come le formule magiche, sortiscono sempre qualche effetto sorprendente, e queste mi hanno riportato in cortili lontani, in un tempo in cui la cosa più importante era stabilire a chi tocca, per iniziare subito il gioco. Anche oggi mi chiedo talvolta a chi tocca, e spero ogni volta che mia filastrocca personale sia indulgente. Grazie

  2. michele ha detto:

    Mia sorella mi ha fatto notare che in periodi relativamente recenti (una decina d’anni fa) si è diffuso, tra i bambini, un filone “filastrocchesco” che in qualche modo pareva ispirarsi ad una sorta di Gramellot; su di esso talvolta si è innestato anche uno stile nonsense, di un genere tipo “Cochi & Renato” in versione infantile.

    Un esempio del primo (forse di origine spagnola, poi “tradotta” anche in italiano):
    “Etica, peletica, pelempempetica;
    pelato, peluto, pelempemputo;
    sinco, polinco, etica nasè;
    etica, peletica, pelempempè.”

    …e del secondo:
    “Don don baby, don don girandola, girandola;
    twist twist baby, twist twist del Messico, Messico;
    alan coffee, alan de mì;
    alan coffee, alan de tì.
    Che barba, che noia, giocare con te,
    flicchetè, flacchetè, bleh!”
    Di quest’ultimo ne esistono varie versioni e forse alcune sono molto datate.

  3. Bruno ha detto:

    Sono ringiovanito di molti anni!!!
    Bruno

  4. Bruno ha detto:

    Sono tornato ragazzo!!!

  5. Bruno ha detto:

    Ringiovanito!!!

  6. Horus Patavinus ha detto:

    Non so bene attraverso quale percorso del pensiero, ma mi e’ venuto in mente di consigliarti di avvicinarti al rugby, che ce n’e’ anche a Torino.
    Sono convinto che ti intrighera’ e ti piacera’.

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