La becana ‘d pare

La bici di papà

La bici di Cedro era possente e pesante, col freno a contropedale e senza ruota libera. Difficile da guidare, per chi non ci era abituato. Il colore era granata, come la fede calcistica di mio padre (e poi mia, dei miei figli e dei miei nipoti). Mio padre l’aveva comprata alla fine degli anni ’30 quando, stufo di fare il rappresentante per conto terzi, aveva deciso di mettersi in proprio nel commercio della carta. Gli era servita per le prime consegne, poi aveva cominciato a pedalarci sopra Cedro, il vecchio magazziniere, che io feci ancora in tempo a conoscere alla fine degli anni ’40.
Papà allora comprava ancora la legna per il putagé di casa, la grande stufa a cerchi di ghisa concentrici che troneggiava in cucina. La comprava all’ingrosso: arrivava un grande carro col cavallo fin dentro il cortile di corso Ferrucci, e ne rovesciava un mucchio, che a me bambino sembrava enorme.

Carro legnaDopo, con la bici granata, arrivava Cedro, che aveva i capelli bianchi e mi sembrava vecchissimo. Si caricava la legna sulle spalle dentro una cesta e la portava giù in cantina, col passo lento del montanaro. Sembrava che andasse piano e ne portasse troppo poca alla volta, ma il fatto è che non si fermava mai, così in poco tempo tutto il carico era sistemato in bell’ordine contro la parete della crota. Poi Cedro riprendeva la bici e andava via.
Quando per le consegne arrivò una Fiat Topolino a furgoncino, quella bici restò da parte. La usava solo più il buon vecchio Cedro per le consegne piccole e per l’andirivieni da casa al lavoro. Alla sua morte la possente becana da facchini andò in pensione, e non ci pedalò più nessuno. Fu la goliardia a farle fare il canto del cigno.
Nel 1967 organizzai con la Vola della Contea un grande “torneo cavalleresco” sotto il tendone a tre piste del Circo di Madrid, in piazza d’Armi. Una specie di giostra “alla medioevale” i cui concorrenti erano goliardi (un campione per ogni vola), le cavalcature erano robuste biciclette e le lance erano lunghe pertiche di legno col guanto da boxe in punta per non farsi male. La vecchia bici se la cavò benissimo, fu anche la più comica a vedersi, perché il cavaliere stava seduto sul portapacchi, e a pedalare era lo scudiero. Non a caso fu lei la cavalcatura del vincitore.

cavalleresca+2013Dopo quella volta, però, finì appesa ad un chiodo nella nuova sede della ditta, dove rimase per quasi mezzo secolo fino all’anno scorso, quando sgombrai quel capannone. L’avevo allora sistemata provvisoriamente in una stanza vuota al piano di sopra, con l’intenzione di farla restaurare per esporla come cimelio degli esordi aziendali di famiglia nell’atrio della nuova sede, in cui ci trasferiremo presto.
Purtroppo un maledetto ladro non ha permesso che questo omaggio a mio padre e a Cedro si compisse. La notte scorsa la vecchia porta è stata forzata (al piano di sopra non ci sono allarmi) e la bici è sparita.
Inutile dire che ci sono rimasto di merda, anche se non valeva più di  200 euro. D’altra parte chiunque abbia subìto un furto in casa dice sempre fra il triste e l’incazzato “non mi dispiace per il valore monetario della refurtiva, ma per quello affettivo, perché i ladri ricaveranno pochi spiccioli da quella roba, mentre per me erano ricordi preziosissimi”.
Ecco. Togliamo pure il superlativo. Erano ricordi preziosi, perché tutti i ricordi lo sono, e lo diventano di più man mano che la vita avanza.
Speriamo almeno che lei, la vecchia bici, venga comprata e restaurata da qualcuno che la apprezzi, e viva una nuova vita, certo più interessante di quella passata ad arrugginire appesa a un chiodo.
Comunque addio, cara becana di papà.

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2 risposte a La becana ‘d pare

  1. michele ha detto:

    Non disperare, caro Manlio, magari la ritrovi tu stesso al prossimo Balòn…
    Saluti.
    Michele

  2. Marcot ha detto:

    Dal canto mio, al ladro, augurerei che usando la bicicletta rubata cada e si fracassi il grugno e magari qualche altro osso. Cerea

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