Applausi illeciti?

Durante le esecuzioni di musica classica non si deve applaudire fra un movimento e l’altro, ma solo alla fine del brano. Purtroppo, se il concerto è gratuito – come quello dell’altra sera in Rai – c’è (anche) chi ci va perché fa fine e non impegna, perché la musica dal vivo è sempre un’emozione, ma soprattutto perché non costa un cazzo. E infatti l’applauso irrituale era scattato dopo il secondo movimento (un prestissimo) della sonata per violino e pianoforte di Ives.
Ho chiesto alla violinista, alla fine, come mai l’applauso fra i movimenti è da ritenersi sbagliato, e lei mi ha detto “perché toglie concentrazione agli esecutori, che poi stentano a rientrare nel pathos emotivo dell’interpretazione, e perché guasta la completezza formale del brano, come applaudire la recitazione di una poesia fra una strofa e l’altra”.
Non son stato lì a dirle che in lirica l’applauso a scena aperta dopo i passaggi impegnativi è lecitissimo, come quello di saluto all’entrata in scena dei protagonisti. E sono ammessi persino i bis, alla faccia dell’unità formale…
Non era quello il luogo (e soprattutto non c’era il tempo) per approfondire l’argomento-applausi, ma qualche riflessione la merita.
Se per applauso s’intende la manifestazione sonora della propria soddisfazione, esso dovrebbe basarsi sulla competenza, e invece viene tributato (sempre più spesso, di recente) ad esecuzioni scadenti, solo per fingere di aver capito.
Ma si fa per incoraggiamento, dicono. Allora applaudire è una questione di galateo, e la valutazione critica non c’entra?
Màh… Può andarmi bene se chi suona lo fa gratis, per hobby o gentilezza, ma se lo pago cambia tutto. Lì entra in gioco il principio dello scambio commerciale, come al ristorante: io pagare, tu fare, se tu fare bene io applaudire quando cazzo mi pare, e se tu fare male io protestare (ecco la liceità dei fischi, così frequenti una volta nei teatri – specie emiliani – e oggi praticamente scomparsi perché considerati politicamente scorretti), o almeno io non applaudire.
Quanto al “disturbo degli esecutori” se pensiamo alla storia del teatro c’è da ridere. Ancora ai tempi di Rossini i teatri erano luoghi dove i nobili e i signori in cipria e parrucca nei loro palchi facevano di tutto (mangiavano, bevevano, giocavano d’azzardo, ciulavano persino) salvo sospendere e affacciarsi quando sul palcoscenico “c’era l’aria”, cioè il cantante eseguiva la romanza. Figuratevi il casino negli altri momenti, e la conseguente frustrazione degli artisti.
Eppure, se ci pensate, era lo stesso sistema che regge ancora oggi i cabaret, i caffé concerto, i piano bar, i ristoranti con musica, i luoghi dove l’artista, se vuole l’attenzione del pubblico, se la deve guadagnare.
Ultima riflessione: se l’applauso è espressione del proprio gradimento, ditemi cosa c’entra ai funerali o allo stadio durante il minuto di silenzio. Per diminuire la tensione? Per stemperare il peso emotivo del silenzio? L’avevo capito. Però, se uno non riesce a reggere neanche un minuto di silenzio, vuol dire che è ridotto proprio male.

 

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2 risposte a Applausi illeciti?

  1. ericagazzoldi ha detto:

    “Una volta, alle opere liriche, ero tutto compunto… poi, ho capito che è bieco intrattenimento, perciò mi sbraccio.” Parole del mio co-loggionista preferito. 😉

  2. Brunello ha detto:

    Sono con te caro Manlio,centri sempre l’obiettivo! Grazie peni tuoi scritti e grazie per tutto quello che hai fatto per il Toro. Io non dimentico!!!
    Ciao amico
    Bruno

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