Femministe secondo convenienza

La Sgrena urla “vergogna!”, dalle colonne del Manifesto, alla Ferrari che, per protestare contro la carcerazione dei due Marò, ha corso il Gran Premio indiano di F1 con la bandiera della Marina Militare Italiana sulle macchine. Non si ricorda, Giulianuccia, di quando era ostaggio in Iraq e fu liberata al prezzo della vita di un militare (Calipari), dopo aver piagnucolato in Tv “aiuto… fate quello che vogliono… vi supplico…”. Dovrebbe vergognarsi lei, smemorata e recidiva nella smemoratezza. Già nel 2006, quando diedero la medaglia d’oro a Quattrocchi, lei la contestò (“non si decora un mercenario”) dimenticando che appena un anno prima un altro “mercenario”, Calipari, era morto per evitare a lei (che non girava certo l’Iraq da turista, ma per lavoro, quindi da mercenaria) d’esser sgozzata dai suoi ‘amici partigiani’. Certo, quella  decorazione non fu contestata solo da lei. Al tempo molti sostennero che toccasse prima ai caduti di Nassirya, senza capire che la medaglia (al valore civile) non veniva data a Quattrocchi perché era morto, ma per “come” era morto: da eroe. Altrimenti l’avrebbero dovuta dare anche al giornalista freelance Baldoni. Per i caduti di Nassirya il “come” non ebbe nulla d’eroico, saltarono in aria mentre facevano il loro lavoro. Se si dà la medaglia d’oro a loro, si deve darla a tutti soldati che muoiono, per qualunque motivo. Ma così perde il suo valore distintivo.Tornando alla Sgrena, bisognerebbe ricordarle che “mercenario” è chiunque faccia un lavoro per mercede, cioè dietro compenso. E siccome esiste (eccome, se esiste, specie in zona di guerra…) anche il lavoro sporco, qualcuno deve pur farlo, sia egli agente dei servizi segreti come Calipari, guardia del corpo come Quattrocchi o guardia armata di nave in funzione anti-pirati come i due Marò.
Ricordo bene la prima pagina de la Stampa del 17/2/2005, con la gran foto della Sgrena piangente in alto a destra, il testo del suo appello in azzurro, a sinistra, e il titolone sotto. La foto era tratta dal video dell’appello, quindi risultava sfocata, ma proprio per quello più drammatica. La sua supplica, poi, era impaginata con astuzia scenografica, in corpo a scalare, come se la sua voce si spegnesse. Provai disagio, pur essendo giornalista anch’io, nel veder affermato così spudoratamente il privilegio giornalistico. Di un ostaggio – pensavo – non dovrebbero contare razza, sesso, religione, status, mestiere o altro, ma solo la tremenda e ingiusta condizione. Invece sentivo solo dire “incredibile… una giornalista… e per giunta della loro parte… una donna…”
Una donna? Le vere femministe degli anni ’70 s’incazzavano come iene solo a cedergli il passo. Perché mai la finta femminista Sgrena avrebbe dovuto avere un trattamento privilegiato come donna? E perché se n’era andata in giro trulla trulla senza scorta in zona di guerra, per giunta in posti off-limits?
Lo so io, il perché. Per la sua tripla ipocrisia. Era convinta le bastasse essere donna (ipocrisia femminista), giornalista (ipocrisia corporativa), notoriamente antiyankee e pro-Baath (ipocrisia politica). Invece ciò, lungi dal costituire per lei salvacondotto, la rendeva solo una preda ancor più appetibile per i terroristi iracheni, che avevano imparato benissimo da noi la strumentalizzazione politica e mediatica dei sequestri. Possibile che un’inviata ‘scafata’ come lei non lo capisse?
Soltanto un mese prima, quando era morto alla Parigi-Dakar il motociclista Meoni, la gente aveva commentato: “fa pena, ma chi va in quei posti a fare certe cose, sa già i rischi che corre”. Ora, a parte che Meoni era pagato meno della Sgrena, entrambi erano andati in quegli inferni per denaro, cioè erano dei mercenari, quindi il “colpa sua” detto per lui doveva valere anche per lei. Invece, per la stampa rossa, erano “mercenari” solo Quattrocchi, Cupertino, Agliana e Stefio, gli italiani rapiti in Iraq nel 2004, tenuti in ostaggio per due mesi e liberati con un blitz. Furono salvati in tre, quella volta. Per il  “gorilla” Quattrocchi non si arrivò in tempo, ma lui in Tv, dicendo al boia “ti faccio vedere come muore un italiano” ci fece fare una figura migliore di quella che ci avrebbe fatto fare la coniglietta Sgrena nove mesi dopo. Di femministe come lei, che si equiparano agli uomini e fanno le sborone in tempo di pace, ma quando giocano alla guerra e si cacciano nei guai frignano e reclamano la protezione particolare dovuta al ‘sesso debole’, il Movimento Femminista non sa cosa farsene.
In guerra le guardie del corpo restano guardie, e gli uomini restano uomini.
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Una risposta a Femministe secondo convenienza

  1. Marco ha detto:

    Bentornato
    nelle industrie private che esportano i propri macchinari all’estero esistono i tariffari interni per il personale adibito all’installazione, a seconda dello Stato, del continente e della situazione politica attuale il compenso (la mercede) varia. L’incremento della paga in Irak sarebbe del 100%. La garnosa Sgrena quanto avrà incassato? Avrà ricevuto il suo compenso anche mentre era sotto sequestro? Ma soprattutto perche parla ancora, ha già sulla coscienza lo 007 Italiano Calipari, vuole anche aggiungere i due fucillieri?
    Cerea

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