Rabadan con post-it

Il ricordo per me non è mai la precisa riproduzione del passato, ma una sua copia migliorata. Abbiamo in noi un meccanismo provvidenziale che ci fa rimuovere i ricordi brutti, e quando proprio non riusciamo a rimuoverli li miglioriamo negli anni, togliendone pian piano  i dettagli brutti e lasciando i belli.
Forse è questa una delle tante miniere del bello.
L’unica nostra ricchezza è il tempo, e la nostra massima fortuna è non sapere quanto ne abbiamo a disposizione. Benedetto Croce, a chi gli chiedeva “come stai?” rispondeva “sto morendo”. Poi, con un sorriso, spiegava: “Vedi, se per morire intendi solo l’istante del trapasso, non puoi usare il gerundio “star morendo”. O sei vivo o sei morto. Usandolo, ammetti che il morire non è l’istante, ma il processo di avvicinamento ad esso, che inizia quando nasci. Perciò tutti stiamo morendo, anche se stiamo benissimo”.
Ma Croce era un filosofo e i filosofi, si sa, sono quei tizi ai quali non puoi chiedere “che ora è” senza che ti rispondano “cosa intendi per ora e cosa intendi per essere”. Lasciamoli quindi ai loro onanismi cerebrali, e torniamo ai ricordi.
Essi ci permettono di ritrovare il tempo passato. Non di riaverlo ancora davanti, da vivere, ma almeno di saperlo dietro, identificabile e recuperabile. Buono da RI-vivere.
Passato, ma non perduto.
Perché gli anni senza ricordi, senza almeno un segno, una bandierina, sono cancellati. E’ come se non li avessimo vissuti. Per questo io ho i tiretti pieni di rabadan, cioè di cianfrusaglie insignificanti, conti di piole, biglietti vecchi del Toro, tappi, tessere… Sono oggetti senza alcun valore, tranne che per me, che ho appiccicato ad ognuno di essi un post-it virtuale, con scritto sopra un po’ della mia vita.
Quando non ci sarò più, finiranno al Balon, quel mercatino dei robivecchi dove sono andato per tutta la vita (e ci vado ancora, anche se adesso è talmente pieno di nordafricani che sarebbe meglio chiamarlo “Kasbahlon”).
Compro cose insignificanti, a volte, solo per immaginare le storie, intriganti o banali, che portano attaccate. E mi piace pensare che qualcuno un giorno, comprando lì i miei rabadan, immagini le mie.
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Una risposta a Rabadan con post-it

  1. brunello ha detto:

    Sono pieno di rabadan. Voglio loro bene e non me ne libererò mai. Ci penserà chi mi sopravviverà a disfarsene.
    Bruno

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