Occhio al cappuccino (ceréa quattro)

Il secondo principio della termodinamica, dicevamo. De Crescenzo così lo enuncia: «Ogniqualvolta la materia si trasforma in energia, una parte di questa diventa non più utilizzabile e va ad aumentare il Disordine dell’ambiente. La misura del Disordine si chiama Entropia».
Entropia. Per definire il Disordine è una parola rara, il cui contrario concettuale potrebbe essere “ordine” ma anche “escotroia”.
Calembours (miei) a parte, De Crescenzo dice che l’inquinamento è un esempio di Disordine. L’uomo trasforma il petrolio prima in carburante e poi in energia cinetica, ma così facendo incrementa il Disordine, perché una parte dell’energia contenuta dal petrolio si disperde nell’aria sotto forma di anidride carbonica, e come tale non sarà più utilizzabile dal punto di vista energetico.

In più, il Disordine che si crea è sempre maggiore del presunto Ordine creato. Tuttavia non siamo, noi uomini, i soli responsabili del Disordine. Anche la natura fa la sua bella parte. Se mescolando caffè e latte ne esce un cappuccino, è perché lei, la Natura, tende sempre all’omologazione. All’integrazione. Le molecole del caffè e del latte, una volta mescolate, non potranno più essere separate, e anche un minuscolo, umile cappuccino farà aumentare il disordine in misura infinitesimale, ma irreversibile.
Anche l’Universo diventerà alla fine un immenso cappuccino. Prima o poi, infatti, la materia è destinata a polverizzarsi: persino l’ultramiscroscopico protone fra alcuni anni (10 alla 31esima potenza,  precisa De Crescenzo) non riuscirà a mantenersi integro, e allora tutte le materie esistenti formeranno un unico pastone omogeneo, senza differenza alcuna fra un punto e l’altro dell’Universo. Quel giorno, non esistendo più differenze di temperatura, di forze elettromagnetiche, gravitazionali, nucleari forti, nucleari deboli o di altro tipo, la materia non avrà più motivo per spostarsi da un posto all’altro, e tutto si fermerà. L’Entropia avrà raggiunto il suo massimo valore, e il Disordine corrisponderà all’Ordine, ovvero all’immobilità universale.
Sarà questa, per i fisici, la fine del mondo. 
Il Secondo Principio non perdona: guai a sottovalutarlo, considerandolo solo un processo fisico dai tempi lunghissimi. L’omologazione è sempre in agguato, in tutti i campi. Noi oggi parliamo italiano – fa dire De Crescenzo al professor Riganti – ma domani parleremo inglese. Così esige il Secondo Principio. Non esisteranno più i dialetti, le lingue nazionali, i costumi, le feste, le musiche, le culture locali…. nessuno sarà più in grado di distinguere un eskimese da un brasiliano, perfino le razze scompariranno e tutti avremo lo stesso tipo di pelle (più o meno color cappuccino) e vestiremo più o meno allo stesso modo…
L’avreste detto voi che l’accoglienza del diverso, la cucina “fusion”, l’omologazione dei formati nelle fotocopie, la standardizzazione dei colori, l’integrazione culturale, Internet… accelerano la fine dell’Universo? Io no. Ma la fisica dice così.
E allora, finché sono in tempo, ci do dentro col “ceréa”

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3 risposte a Occhio al cappuccino (ceréa quattro)

  1. brunello ha detto:

    Ma uno del Toro si distinguerà sempre da una merda della juve……
    Bravo Manlio
    Brunello

  2. michele ha detto:

    io lo faccio spesso notare, al mio capo ufficio, che la mia scrivania è molto più “escotroia” della sua…

  3. Marcot ha detto:

    Per quanto riguarda l’aspetto linguistico siamo già messi male, in ufficio ho a che fare con francofoni di madre lingua, con un ex cecoslovacco ed un tedesco. Però tra colleghi italiani, stronzi, ci parliamo in …dialetto.

    Cerea

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