Il talpo e la margherita

Volevo scrivere qualcosa sulle rondini per dare il benvenuto alla primavera, e ho battuto “rondini” sul search del Pc per vedere se avevo già scritto qualcosa in proposito.
Mi è saltata fuori una cosa dolcissima, che avevo dimenticato: la fiaba che avevo inventato per Maria Claudia nel 1994, quando aveva cinque anni.  Uno dei ricordi più dolci che ho di lei. Me la faceva ripetere quando andava a letto, oppure quando mi vedeva in poltrona. Veniva vicino in punta di piedi a vedere se dormivo. Io facevo finta, e quando lei, delusa, si girava per andarsene, la chiamavo: cosa c’è? Allora si voltava felice: “Non dormi, papà? (non mi son mai lasciato chiamare papi) …. me la racconti, allora, la favola del talpo?” Era la sua preferita, perché nel finale ci avevo messo anche lei, fra i personaggi, lei e i suoi meravigliosi disegni di abiti, incredibili per una bimba della sua età.
Ed io: “Ancora quella? Ma te l’ho già raccontata tante volte!” – “Non fa niente, dài, mi piace”.
I bambini sono fatti così. Sono capaci di guardarsi la cassetta di Cenerentola cento volte, e ogni volta con la stessa emozione, gli stessi stupori, le stesse paure nelle stesse scene. E’ la magìa dell’infanzia.
Con le favole è lo stesso, e guai a cambiare un dettaglio. Per quello me l’ero scritta. Per impararla quasi a memoria e non sbagliare gli ingredienti dell’intruglio magico di Birillone. Se dimenticavo le antenne di lumaca, subito Titti me le ricordava, protestando…
Che bella carezza all’anima mi ha fatto il Pc! La voglio pubblicare, in omaggio alla primavera che è tornata, e in ricordo di una primavera che non torna più…

IL TALPO E LA MARGHERITA

C’era una volta una bella margherita che viveva in mezzo a un campo, ma non era felice, perchè era diversa da tutte le altre margherite del campo. Esse avevano il centro giallo e i petali bianchi, mentre lei aveva il centro rosa e i petali blu      Un giorno era lì che si godeva il sole, quando vide la terra muoversi ai suoi piedi, e sollevarsi in tante zolle. Incuriosita, si chinò per osservare meglio, e vide spuntare il simpatico musetto di un talpo, cioè di una talpa-maschio.
– Buongiorno – disse il fiore – io sono una margherita blu, e tu chi sei?
– Io sono un talpo – rispose l’animaletto
– E che cosa fai normalmente?
– Vivo sotto terra, scavo gallerie, mangio radici e d’inverno vado in letargo, cioè dormo per parecchi mesi di seguito. E tu chi sei?
– Te l’ho detto, sono una margherita blu, anzi, sono l’unica margherita blu di tutto il prato, e per questo motivo le altre margherite non mi parlano mai, ed io mi sento sola
– Se è per quello anch’io mi sento solo, e non parlo mai con nessuno. Tu però puoi guardarti intorno, mentre io vivo sempre al buio, ed anche quando esco non vedo niente, perchè sono cieco.
Allora la margherita gli disse:
– Tu non vedi, ma almeno puoi spostarti. Io invece vedo sempre le stesse cose perchè sono piantata qui, e non mi posso mai muovere. Mi viene un’idea: perchè non ci mettiamo insieme? Io ti racconterò le cose che vedo, e tu mi porterai in giro: io ti farò da occhi e tu mi farai da gambe.
– O.K. , ci sto. Mi va l’idea. Attenta, allora, che mi tuffo sotto terra e scavo fin sotto di te. Ti sentirai sollevare a un certo punto, ed io ti porterò sulla schiena con tutta la zolla delle tue radici. Pronta? Via!
E così fece. In un batter d’occhio la margherita si trovò sulla schiena del talpo, e si misero in giro per i prati. Lei gli descriveva il paesaggio, il cielo, il sole. Se lui sentiva un profumo lei gli diceva da che fiore veniva, se lui sentiva un rumore d’acqua lei gli parlava del ruscello, se lui sentiva una voce lei gli descriveva com’era fatto chi aveva parlato, e così via.
Andò avanti bene per un po’, ma poi il talpo diventò sempre più triste, perchè le cose che la margherita gli descriveva gli sembravano così belle che lui soffriva moltissimo a non poterle vedere con i suoi occhi.
Come fare? La margherita una volta aveva sentito chiacchierare gli gnomi del bosco mentre si riposavano all’ombra del cespuglio di more, dopo aver ballato. I folletti avevano parlato di un certo mago Birillone, che aveva grandi poteri di guaritore.       Purtroppo non aveva capito dove abitava questo mago, ma di sicuro abitava molto lontano, perchè aveva sentito parlare di monti e di mari da attraversare. Allora il talpo disse:
– Non conosci qualche animale che venga da lontano, e che sappia tutte le città, per chiedergli notizie?
– Aspetta…fammi pensare…già, hai ragione! La mia amica rondine viene da lontano, perchè passa l’inverno in Africa. In questi giorni sta per arrivare, perchè è primavera, e tutti gli anni a marzo lei viene a fare il nido sotto il tetto della fattoria. Proverò a chiedere a lei.
E così, appena la rondine arrivò, la margherita la chiamò:
– Ehilà, amica rondine! Bentornata! Sapresti mica dirmi dove abita il mago Birillone?- Il mago Birillone abita in un castello in mezzo al mare, verso il sud, ma per arrivarci bisogna oltrepassare sette fiumi, sette foreste, sette laghi, sette deserti e sette montagne.
– Potresti portarci da lui? Il mio amico talpo vorrebbe riacquistare la vista
– Vi porterei volentieri, ma siete troppo pesanti per me, ci vorrebbe un uccello più grosso e robusto
– Potremmo chiamare l’aquila – disse la margherita.
– Ma sei matta? – disse il talpo – non lo sai che noi talpe siamo il cibo preferito delle aquile? Altro che portarmi dal mago. L’aquila mi mangerebbe subito, e addio!
– Aspetta…fammi pensare….sì, conosco un uccello che potrebbe portarvi: è il mio amico albatros.
E’ un uccello marino molto grande e robusto, con le ali larghe più di due metri e il becco grande. Vi potrà sistemare sul dorso e portarvi dal mago, tanto lui è abituato a viaggiare moltissimo, e poi non correrete nemmeno il rischio di essere mangiati, perchè lui si nutre solo di pesci.
– Perfetto! – disse la margherita – ma come faremo ad avvisarlo?
– Ci penso io – fece la rondine, e spiccò il volo. Dopo meno di un’ora era di ritorno con l’albatros. Era proprio un bell’uccello. Bianco, con un collo enorme, il petto muscoloso e le ali nere gigantesche. Sapeva già del viaggio, ed era contento di fare un favore agli amici della sua amica rondine.
– Mi devi guidare tu dal mago – disse però alla rondine – perchè solo tu sai la strada. Io ti seguirò portando i tuoi amici sulla schiena.      Detto fatto, il talpo e la margherita si accomodarono, e via!
La rondine, davanti, faceva strada. Passarono alti alti, tra le nuvole, sopra un fiume profondo e pieno di pesci, poi sopra una foresta fitta di grandi alberi verdi, poi videro sotto di loro un lago con le acque increspate dal vento che sembravano d’ argento, poi si abbassarono su un deserto pieno di sabbia e di cactus, dove faceva molto caldo, poi dovettero di nuovo guadagnare quota per scavalcare una montagna coperta di neve sulla cima. L’albatros tremava di freddo. Passata la vetta, giù in picchiata sul versante opposto fino ai piedi della montagna, dove c’era un altro fiume, poi un’altra foresta, un altro lago, un altro deserto, un’altra montagna e poi ancora fiume, bosco, lago, deserto e monte, per sette volte. Dopo la settima montagna, finalmente, apparve sotto le nuvole, azzurro e piatto, il mare.    Ci siamo! – disse la rondine – vedete quell’isola bianca e verde laggiù all’orizzonte? Il mago Birillone abita là. Coraggio, albatros, ancora un piccolo sforzo.
Dopo qualche ora, sfiniti, giunsero finalmente all’isola. Videro una casetta di pietra col tetto di paglia. Non c’erano altre abitazioni, e si diressero lì.
– Ehilà! C’è qualcuno? – gridò l’albatros con la sua vociona
Il mago Birillone rotolò fino alla porta e l’aprì.
– Buon giorno! – disse – chi siete?
– Buongiorno a voi, mago Birillone. Siamo quattro amici venuti da lontano per chiedervi un piacere. Sappiamo che siete un bravissimo guaritore. Potreste dare la vista al nostro compagno talpo?
– Certo che posso! – disse il mago, rotolando e rimbalzando come una birilla per la contentezza di poter guarire un’altra creatura  –  ma  adesso riposatevi e mangiate qualcosa, perchè avete fatto un viaggio lungo e difficile. Pochissimi riescono ad arrivare fino qui da me. Nel frattempo io mi procurerò gli ingredienti necessari alla guarigione.
Detto fatto, il mago Birillone prese da un vasetto l’occorrente: occhi di lucertola, ciglia di mosca e antenne di lumaca. Bollì tutto in acqua di grondaia aggiungendovi sugo di antenne di grillo. Mescolò a lungo e filtrò, poi bagnò nell’intruglio ancora tiepido un panno tessuto con peli di scoiattolo e lo mise sugli occhi del talpo. Disse quindi le parole magiche: «Hellò, Tanjuro! Geme Sofrabra!». Il talpo sentì un pizzicorino agli occhi, si stropicciò le palpebre, e incominciò a vedere qualcosa. Prima confuso, poi sempre più chiaro, finché vide tutto perfettamente, ombre, luci, contorni e colori.
– Come è bello il mondo! – disse allora – molto più bello di come lo immaginavo ascoltando le descrizioni della mia amica margherita blu!
Quando, tutti contenti, si preparavano a ripartire l’albatros disse: 
– Ragazzi, io non ce la faccio più a portarvi indietro, attraversando tutte quelle montagne, quei deserti, quei laghi, quei boschi e quei fiumi.  Allora il mago Birillone disse:
– Vi darò io delle foglie di castagno, che poi trasformerò in biglietti d’aereo per Fiabolandia, ma voi dovrete farmi un piacere.
– E quale? – disse la margherita
– So che la rondine ha una piuma magica. L’ho letto nella mia sfera di cristallo. Se mi sfiora con quella piuma mentre io pronuncio una certa formula magica, l’incantesimo che mi affligge finirà e mi cresceranno finalmente delle braccia normali e delle gambe normali, così non dovrò più rotolare e rimbalzare per spostarmi. Ma voglio essere sincero: la piuma magica serve una volta sola, e  l’uccello che se la strappa di dosso non potrà mai più volare.
– Pazienza – disse la rondine – in fondo ti abbiamo chiesto un favore noi per primi, e tu ce l’hai fatto subito, senza chiedere nulla in cambio. E’ giusto che io faccia lo stesso con te, anche se poi non potrò più volare. Indicami la piuma.
Birillone glie la indicò, e lei se la strappò senza far storie.       Poi lo toccò, mentre lui pronunciava la formula magica: «Escioko topopompo, poipoibombo». Subito gli crebbero due belle braccia e due robuste gambe, ed egli prese l’aspetto normale. Nello stesso istante le foglie di castagno in mano ai nostri quattro amici si trasformavano in altrettanti biglietti d’aereo. L’apparecchio per Fiabolandia li aspettava coi motori accesi su una pista magicamente apparsa tra la nebbia, dietro la casetta.
Quando stavano per salutare il mago, questo disse: – Siete stati bravi e generosi. Posso finalmente dirvi una cosa molto importante. Ho capito appena siete arrivati che non eravate un albatros, una rondine, un talpo e una margherita, ma due principi e due principesse sotto incantesimo. L’albatros è il principe Anilio, la rondine è la principessa Nerina, il talpo è il principe Coretto e la margherita blu (ecco il perchè di quei petali, blu come il sangue dei nobili) è la principessa Margherita di Fiabolandia. Visto che siete stati tutti e quattro generosi e altruisti, vi romperò io l’incantesimo prima che prendiate l’aereo, così vi trasformerete di nuovo in uomini e donne. Siete pronti?
Gli occhi dei quattro brillavano di desiderio. Il mago Birillone disse: «Salmidesso way, oh! wawapubba!» e ‘puff!’ i quattro amici riacquistarono le sembianze umane.
Anilio-albatros era un giovane biondo e alto, robusto come un lottatore.

Nerina-rondine era una deliziosa brunetta con gli occhi neri e il fisico sottile e guizzante.

Coretto, il talpo, era un giovanotto posato, simpatico, con i capelli castani tagliati corti e gli occhialini d’oro che gli conferivano un’aria vagamente intellettuale,

mentre Margherita di Fiabolandia era una splendida rossa, appena un po’ vanitosetta.

Inutile dire che Anilio amava Nerina, e Coretto era pazzo di Margherita. Le due principesse, naturalmente, ricambiavano quest’amore.
Dopo aver salutato con grande commozione il mago Birillone, le due coppie salirono sull’aereo per Fiabolandia, ma ad un certo punto del volo sentirono un annuncio della hostess:
– Attenzione, prego! Stiamo per atterrare a Fiabolandia. Avvertiamo i signori passeggeri che secondo le leggi del luogo possono scendere a terra solo le coppie sposate.
Per fortuna la principessa Margherita aveva conservato in tasca quattro petali, con cui fece altrettanti anelli che i giovani si misero al dito. Sembravano anelli veri, anche se erano blu e non d’oro, come le fedi. Al comandante raccontarono che nell’isola di Birillone, dove si erano sposati, si usavano gli anelli blu. Il comandante finse di crederci e li lasciò scendere a Fiabolandia, dove la principessa Margherita si fece portare subito al castello del re suo padre per presentargli Coretto.      Naturalmente anche Anilio e Nerina volevano sposarsi. Il re fu contentissimo del futuro genero, e diede il suo consenso, e per la cerimonia chiese alla principessa Maria Claudia di Val Pattonera di fare da damigella d’onore. La splendida fanciulla straniera si trovava di passaggio a Fiabolandia per lanciare la sua linea di abiti da sposa, di cui era abilissima disegnatrice. Accettò di buon grado di disegnare di persona l’abito per le due principesse spose, e fece un’eccezione disegnando (cosa che non faceva mai) anche l’abito dei mariti. Come regalo di nozze si fece mandare da Cavoretto quattro anelli d’oro da mettere al posto dei petali blu, e lei stessa li porse agli sposi sopra un cuscino di velluto rosso durante la cerimonia.     Il re, in chiesa, la volle far sedere alla sua destra al posto della regina di Fiabolandia, che non si offese perchè era molto amica della regina Anna di Val Pattonera, mamma della principessa Maria Claudia.
Il banchetto fu lungo e buonissimo, ci furono musiche, danze, dolci e fuochi d’artificio.
Dopo la festa i quattro sposi partirono per il viaggio di nozze e Maria Claudia presentò le sue sfilate, che ebbero un grande successo di vendita: tutti sapevano infatti che gli abiti del matrimonio reale erano stati disegnati da lei. Terminate le sfilate, la principessa di Val Pattonera tornò finalmente a Cavoretto carica di regali regali, cioè di doni del re.
Naturalmente vissero tutti felici e contenti.

 

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Una risposta a Il talpo e la margherita

  1. Marcot ha detto:

    Bella, la leggerò a mia figlia.

    Cerea

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