Tre al truc

Voglio chiudere la festa del papà con un ricordo del mio, Enrico, mancato a 61 anni quando io ne avevo 20. Figlio unico di nonno Federico (musicista, pittore, fumatore di pipa e grande giocatore di bocce) mio padre aveva vissuto una brillante gioventù di scapolone gaudente e si era sposato tardi, per la media di allora. Aveva 38 anni e l’automobile, perché faceva il commesso viaggiatore. Assomigliava a Humphrey Bogart, suonava il jazz, giocava a poker e soprattutto era un vasco a biliardo.
Imparai a giocare bene anch’io quando facevo il liceo a Torre Pellice, e una domenica papà, salito a trovarmi, volle sfidarmi alla goriziana. Era la prima volta che giocavo contro di lui, anche se da piccolo gli avevo visto vincere tante partite. Ma quella la vinsi io. Rimettendo la stecca nella rastrelliera disse solo: “Complimenti. Ci vogliono ore e ore per diventare bravi così. Se non sapessi che a scuola vai bene, mi preoccuperei. Ma tu continua a fare in modo che io non mi preoccupi”. Arrossii di piacere e di orgoglio. Non era uomo di molte parole, e il suo era stato un complimento, ma anche un monito.
Oggi il biliardo, che Sandro Ciotti definiva “una categoria dello spirito”, sta sparendo. Per chi ci ha passato pomeriggi e serate come me, o mattine di scuola marinata, il mondo sembrerà più povero. Addio silenzi fumosi, rotti solo dal kff-kff del gessetto passato con calma, meditando le traiettorie, dal pòk del colpo, dal vrrr delle palle rotolanti, dal clack dei loro incocci o dal punf dei loro rimbalzi sulle sponde!
Gli dedico un saluto di cuore, al biliardo di papà, come alle bocce del nonno. Anche questo sport lo praticano sempre in meno, pur se gli impianti abbondano, costa poco ed è adatto agli anziani, come il golf.  Ma va così. I nonni del 2050 saranno centenari, tutti chat e playstation, niente biliardo e bocce.
Io per fortuna non ci sarò: a me già oggi manca da morire l’atmosfera delle piole, e quel grido che veniva dai campi, fuori: “Tre al truc! Tirie tì che t’ij tàche!”.

Che il mondo cambi è normale, ma occorre almeno accommiatarsi consapevolmente da ciò che sparisce, per evitare l’angoscia sottile delle cose non dette e non fatte in tempo. Se no va a finire come per gli animali nostrani, che mentre il Wwf ci faceva una testa così sul panda, negli ultimi 50 anni in Italia si sono già estinte 5 razze bovine, 13 ovine, 18 suine, 4 asinine, 7 equine, 1 caprina e svariate razze di galline.
Voglio dire: se si può evitare l’estinzione, meglio. Ma se proprio non si può, almeno lo si dica, e bon, uno si congeda spiritualmente, e s’acconcia a vivere in un mondo diverso, senza la gallina ermellinata di Lucca, ma con Facebook. Non per forza più brutto. Diverso.


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Una risposta a Tre al truc

  1. Dado ha detto:

    Più brutto, più brutto…

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