Fiori mormoranti

La campagna intorno a Torino è addormentata. Di notte gela, e il colore che predomina è il giallastro dell’erba secca, col marrone delle foglie morte e il grigio/nero dei rami spogli. Figuratevi l’effetto che mi ha fatto, lungo la provinciale Candiolo-Orbassano, vedere quella macchia gialloverde di arquebuse, quel fiore alto che cresce nei fossi da luglio a settembre. Cosa ci faceva lì a metà dicembre, davanti al Centro anti tumori? Non c’erano altri fiori  od erba nei paraggi, né prima, né dopo, né altrove per chilometri. Tutto era morto.
Io non riesco a passare accanto ai grandi ospedali senza pensare a chi ci soffre dentro, a chi ci sta morendo. Mi capita anche sentendo il rombo degli elicotteri del 118  (abito e lavoro di fronte alle Molinette) che rasano il mio tetto prima di atterrare al Cto. E anche quando sfreccia ululando un’ambulanza mi succede, specie da quando Titti ci ha fatto il suo ultimo viaggio, sei anni fa. “Sento” il dolore e la paura di chi sta in quei letti e su quelle barelle, e mormoro fra di me un “forza, tieni duro” seguito da una rapida preghiera. L’assurda macchia di fiori estivi in mezzo alla natura morta invernale, proprio davanti al centro anticancro di Candiolo, mormorava.

Quel grande ospedale, severo e squadrato com’è, con le sue torri e il suo color mattone ricorda una fortezza vagamente minacciosa, dal cui tetto sembra quasi veder anime levarsi in cielo, tante ve ne si spengono ogni giorno. Ho immaginato un giovane malato terminale che guardava la campagna da una delle sue finestre. Rifiutava la morte con rabbia, paura e disperata voglia di vivere. I luoghi in cui molte anime parlano molto forte si impregnano della loro energia, positiva o negativa che sia. Chi è stato a Medjugorje o ad Auschwitz capisce cosa voglio dire…  E quello sguardo urlante, dalla finestra, doveva aver imbevuto di energia vitale il punto in cui s’era posato, destando i fiori dal loro sonno.
Naturalmente mi son fermato per raccoglierne un po’, e dopo, in ufficio, ho guardato Google per saperne di più sull’Arquebuse, o Tanacetum Vulgare. Il suo nome deriva – dice Wikipedia – dal greco ”athanasia” (= immortale) in riferimento all’antica credenza che le bevande fatte con le foglie di questa pianta conferissero vita eterna. In alcuni paesi nordici vengono ancora oggi confezionati biscotti aromatizzati con il tanaceto durante la quaresima o in occasione di funerali…  Bèh… nel leggerlo ho sentito un tuffo al cuore. Stavolta Titti alla palina non voleva soltanto fiori “dedicati”, ma li voleva parlanti. Me li ha fatti trovare lei, e me ne ha anche fatto ascoltare la voce ultraterrena.
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2 risposte a Fiori mormoranti

  1. Emanuele ha detto:

    Caro Manlio,
    innanzitutto mi piacerebbe qui darti del “Tu”, in quanto nella tua persona mi par di vedere un’autentica figura di padre di famiglia (per chi non ti conosce all’inizio, potresti sembrare un pò burbero, in senso affettuoso, Nonno di Heidi^^ – ma approfondendo, trapelerebbe subito la tua vera natura), in grado di partecipare e cogliere ogni scintilla di luce che quella straordinaria esperienza di vita chiamata Matrimonio origina, ricordando a noi tutti creature del Signore quanto siamo delicati e bisognosi gli uni degli altri, ma che, nonostante questo (come disse una volta il grande Pascal) la nostra forza nasce dalla comprensione dei nostri limiti. Siamo fragili canne al vento, ma canne che pensano e che soprattutto hanno un cuore, un’anima e se è vero che basta poco per affliggerci, basta altresì poco per consolarci: in questo vediamo il riflesso della nostra somiglianza con Dio. Io da parte mia, sono un ragazzo di 23 anni, che ha trovato casualmente il tuo blog (non sapevo infatti che ne avessi uno) e ho iniziato a leggere alcuni dei tuoi scritti che, ti confesso dall’intimo del cuore, oltre ad essere in certi passi di una poesia meravigliosa, fanno veramente trasparire l’unicità e la preziosità della tua cara Titti: da profondo credente cattolico, non solo sono sicuro che tua figlia ti stia accanto in Dio in ogni istante della tua esistenza terrena, ma ha fatto con te un piccolo miracolo. Le parole che il tuo cuore pronuncia sono in certi punti una lode alla bellezza e alla gioia del Dio Vivente, che seppur andato incontro al crepuscolo della Sua mortalità redentrice, è risorto nella luce della Vita e della Verità. Probabilmente non te lo ricorderai, ma (come penso tanti altri ragazzi) mi sono fermato anch’io una volta presso la palina mentre eri presente anche tu e abbiamo scambiato due parole con cui tu mi dicesti (e mi rimase impresso) che per te Titti era stata una fugace carezza di Dio; abito in precollina e passo quasi tutti i giorni vicino alla palina in macchina…da qui la meditazione sorge spontanea. In Maria Claudia, che personalmente non conoscevo di persona, io ragazzo giovane posso immaginare e sentire tutta la freschezza, creatività e libertà di uno spirito giovane quale era, quale E’ il suo. Ho letto in un intervento la tua citazione della scritta sulla porta di camera sua e mi ha colpito la profondità che doveva avere tua figlia: te lo sta dicendo un ragazzo che è sulla ventina, ma che umilmente riconosce di aver ricevuto in dono da Dio la sete del sapere, del conoscere i misteri dell’Amore e dello Spirito in grado di varcare qualsiasi soglia, persino quella della morte, che è solo un passaggio, l’inizio dell’Eternità. E persone, soprattutto giovani come era tua figlia, che lasciano l’esilio temporaneo terreno per ricongiungersi all’Eterno in attesa di ricongiungersi a noi, per sempre, fanno parte di quel maestoso disegno che Gesù amore pulsante ha inciso nelle leggi stesse del creato. Anche io prego il nostro Buon Dio, e seppur pieno di difetti come tutti siamo, confido nella Sua infinita misericordia, tra le braccia della quale sono certo la tua Titti ti vede e ricorda ogni attimo nelle sue preghiere. Un abbraccio, Emanuele
    P.S.: quando sei triste, pensa alla nostra tenera Mamma Celeste, Maria, il cui nome rifulge in quello di tua figlia, come hai detto, Ella ci parla e ci è sempre vicina in Suo Figlio Dio fatto uomo. Fatima, Lourdes, Medjugorje: è l’amore oltre il tempo, che dalle dimensioni dell’Evo irrompono nella materia decaduta, per ricordarci sempre di non esser tristi, ma di sperare sempre e credere che il meraviglioso esiste ed un giorno ci avrà tutti con sè.

  2. Emanuele ha detto:

    Mi è venuto in mente, dopo che ti ho scritto il post di sopra, che tempo fa avevo letto una storia assai triste, che condivide la storia della tua famiglia in quanto a dolore, ma che prova (leggendola comprenderai il perchè) come la tua Titti avesse ragione: è alzando l'”impalpabile velo” che scorgiamo veramente l’esistenza. Quei genitori, da allora, seppur un pò (giustamente, cavoli!!) tristi per la perdita della loro piccola, hanno la luce di Dio negli occhi, che tramite la Madonna ha portato la speranza, la fiducia e la certezza incrollabili che la loro figlia è tra le braccia della Mamma di Gesù e nostra. A me farebbe grande piacere se la condividessi con la tua Anna (che da quanto ho appreso è anche lei molto scossa e mi si stringe il cuore), ovviamente se ti va e se pensi che possa asciugare un pò le sue, le vostre lacrime. Mi darebbe tanta gioia! Ancora con affetto, Emanuele
    il link alla storia è questo: http://ilblogdisaramariucci.myblog.it/

    *è una storia vera: io, che vista l’età se ci penso potrei essere vostro figlio (sono dell’88), posso comprendere quanto deve essere dura per due genitori affettuosi come voi. Tanto più se penso che Mari potrebbe avere la mia età adesso. Sappiate che non siete soli, amo ricordarvi tutti nelle mie preghiere.

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