Saltare per saltare

Mi urta l’aggettivo “tecnico”, accostato alla parola “governo”: fa pensare a “speciale, diverso, più affidabile dei governi politici perché non inquinato dalle beghe di partito”, ed è un’idea vergognosa. In teoria ogni governo dovrebbe già essere tecnico, perché i politici dovrebbero aver più a cuore l’interesse del Paese che il loro, e dovrebbero affidare i ministeri solo a chi di loro possiede una riconosciuta competenza nel settore specifico: alla sanità un medico, agli esteri un diplomatico, all’economia un commercialista, alla giustizia un avvocato, eccetera…
Purtroppo non si è quasi mai fatto così, fin dalla nascita dell’Italia. Regno o Repubblica, si è sempre pensato che per le competenze “tecniche” bastassero i funzionari ministeriali (e da un po’ di tempo in qua le consulenze), e  nel resto dovesse prevalere la politica. Senonché, quando le ragioni di governo sono esclusivamente politiche (ideologiche o partitiche) la casacca finisce per fare aggio sulla competenza.
Sarebbe bello che succedesse anche il contrario: che quando l’emergenza rende necessaria la competenza specifica e la neutralità politica, chi possiede entrambe queste doti (come Monti, a quel che dicono) potesse governare in barba ai partiti, con poteri speciali, come in tempo di guerra.  Gli si dovrebbe affidare un mandato quasi dittatoriale, facendogli saltare il passaggio ‘politico’ nelle camere. Se no, sarà un premier normale, come tutti gli altri, uno che per legiferare dovrà avere una maggioranza solida nei due rami del Parlamento, oppure salterà.
Ora, se i provvedimenti che l’Europa e il Fmi si aspettano dall’Italia (chiunque la governi) saranno indigesti agli italiani che eleggono i politici (e lo saranno, altrimenti non ci sarebbe bisogno di un “governo tecnico di emergenza” per vararli) i partiti voteranno contro, per ragioni diverse ma tutte di bottega, e quindi Monti presto salterà. Già Berlusconi, nel commentare le proprie dimissioni e la prospettiva del “governo tecnico” di Monti, ha dichiarato “tranquilli, gli possiamo staccare la spina quando vogliamo”
E allora non attacchiamogliela neanche, la spina. Saltare per saltare, tanto vale che salti un politico regolarmente eletto. Se non si vuole tornare alle urne e non si vuole Berlusconi, si accetti che governi uno dei suoi. Ma non un “tutor” imposto dai ricatti delle lobbies finanziarie internazionali e dalle trame massoniche di un ingegnere svizzero. Uno che probabilmente cadrà sulle misure chieste dalla Ue, perché non credo che alcun impiegato pubblico perdonerebbe al suo politico di riferimento una decurtazione dei suoi privilegi di fronte alla scusa “sai… è un provvedimento tecnico… io non lo volevo… l’ho votato solo per l’emergenza Ue… me l’ha imposto Monti…. tutta colpa di Monti”.
Per poter imporre quelle misure, Monti dovrebbe avere i poteri di un Cincinnato, ma a noi italiani manca (e ci è sempre mancata) la disponibilità ad ubbidire ai Cincinnati. Come diceva Mussolini: “governare gli italiani non è difficile, è inutile”. Questa nostra predisposizione anarcoide di base è complicata negli ultimi decenni dal crollo del principio di autorità, in tutti gli ambiti (familiare, scolastico, lavorativo, sportivo, persino religioso) e dalla frammentazione dei centri di comando amministrativo in mille gangli intermedi spesso addirittura in conflitto fra loro, e comunque in grado di bloccare burocraticamente l’applicazione di ogni legge.
Il principio giacobino e leninista delle “minoranze che fanno la storia”, ha finito per trionfare, ma al contrario: le minoranze la bloccano, la storia, e quindi la disfano. La sinistra ha insegnato al popolo come servirsi della piazza e del casino per bloccare tutto, ma poi non ha saputo come fare quando le minoranze violente bloccavano provvedimenti da lei stessa voluti e votati (vedi Tav).
Ma non fa niente. Tanto è sempre colpa di quello che c’era prima, di quello che ha fatto il lavoro prima. Dentista, muratore, parrucchiere, politico… “ma chi le ha ridotto i capelli così? Ora farò quel che posso…” E’ una tattica redditizia. Se la sinistra andrà al governo, darà la colpa di ogni suo errore e di ogni guaio a Berlusconi per vent’anni, come ha fatto con Mussolini per quaranta.
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Una risposta a Saltare per saltare

  1. michele ha detto:

    “Gli si dovrebbe affidare un mandato quasi dittatoriale, facendogli saltare il passaggio ‘politico’ nelle camere. Se no, sarà un premier normale, come tutti gli altri, uno che per legiferare dovrà avere una maggioranza solida nei due rami del Parlamento, oppure salterà.”.
    Questa frase, comunque la si pensi a proposito di democrazia e dittatura, è l’unica cosa sensata che ho letto finora sul nuovo incarico a Monti (e di cose, al riguardo, ne ho lette tante, ma proprio tante….). Non credo che il mandato auspicato da Manlio sia tecnicamente possibile attribuirlo ed è proprio questo il punto….
    Saluti.
    Michele

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