Barriti di barriques

Titolone su un grande quotidiano: «La grande crisi del vino. Costa troppo. Calati i consumi dell’11%». Nell’articolo, uno dei più noti distributori di vino internazionali (esclusivista del famoso Sassicaia) dice che “in Abruzzo si trova vino onesto a 20 cents”. Li sento già, gli snob del vino barricato: “bevitelo tu, quello”.   No, cari miei. Io bevo vini che mi cerco, assaggio, discuto tra amici, compro direttamente dal vigneron a damigiane, e imbottiglio. Li pago in media 3 euro al litro, e me li porto dietro anche al ristorante, a volte, (pochi sanno che la legge permette di farlo) fregandomene della faccia dell’oste. Son proprio loro, gli osti, che hanno iniziato ad affossare il vino quadruplicando (come minimo) il prezzo delle bottiglie. Poi mettici i portafogli magri, il mutato stile di vita (nell’era del fitness si mangia poco e non si beve quasi, per non appesantirsi e non ingrassare), gli agguati dell’etilometro, e capisci perché il consumo cala. 
Il “famoso Sassicaia”, poi… Sarà anche buonissimo, ma non mi sembra lecito che un vino, per buono che sia, costi mille volte più di quello “onesto” che compro io. E’ come se un prosciutto costasse 16 milioni al Kg. Dice: ma i Vip se lo litigano. S’accomodino pure. Fatti loro. Non litigano certo per la qualità. I palati capaci di distinguere in degustazione cieca il Sassicaia da altri cabernet sauvignon cento volte meno cari saranno un migliaio, in tutta Italia.  Il trucco è che chi beve Sassicaia (dopo aver visto l’etichetta…) si sente uno di loro. E’ un po’ come quando in mare si corre l’America’s Cup. Tutti ne parlano, poi scopri che a seguire davvero sul teleschermo le noiosissime evoluzioni dei 12 metri sono in 250mila in tutta Italia. Un’audience ridicola, da Tv locale. E il bello è che quei 250mila per la maggior parte sono curiosi, maniaci dello zapping, o neoricchi che vogliono imparare qualche termine tecnico (spinnaker, gennaker, strallo) per fare gli sboroni al circolo del golf, ma non han mai toccato una vela.

Fuor di metafora: togliete quella cazzata di etilometro (o ridimensionatene l’assurda severità), riportate il vino “onesto” sui banconi dei bar a 20 cents il gotto (che è già il decuplo del suo costo all’origine), e vedrete che il consumo risale. Per Salassi-caiarsi c’è sempre tempo.

 

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6 risposte a Barriti di barriques

  1. michele ha detto:

    Parole (sacro)sante! Mi associo, soprattutto per quel che riguarda la fitness mania e l’assurda rigidità dell’etilometro. Aggiungo anche (Manlio ama ricordarlo di frequente) che il vino è, prima di tutto, un alimento, da consumarsi, pertanto, mangiando. Di qui l’assurdità di vini “troppo” buoni, che per essere davvero apprezzati andrebbero degustati da soli, snaturando l’essenza stessa del vino o, per meglio dire, delle origini e del senso più genuino del suo consumo.
    Saluti.
    Michele

  2. Dado ha detto:

    Si non è possibile che ogni volta che porto una ragazza fuori a cena debba spendere minimo13 euro solo per la bottiglia… e che cazzo conviene andare a picie, allora.

  3. Ettore ha detto:

    Riporto un’esperienza personale che può essere utile come riferimento: dopo aver bevuto a cena 0,4 litri di vino a 12%, tra le 21 e le 23, a mezzanotte, fermato da una pattuglia della polizia francese, sono risultato entro i limiti di legge dopo il test con l’etilometro. Massimo livello consentito 0,5 g/l, ma nei limiti di legge.

  4. Zoe ha detto:

    E’ tutto molto vero, le bottiglie che arrivano sulle tavole dei ristoranti scontano due o tre passaggi di mano, con le relative percentuali di guadagno. Sono rari – ma per fortuna esistono – gli osti che ricaricano il minimo, contando su un più veloce ricambio delle scorte. Dalle mie parti ce n’era uno che si accontentava di 5 euro di margine per qualsiasi vino, dal bianco schietto ai grandi chateau che offriva in carta… anzi, è un po’ che non ci vado…
    In cantina si dovrebbero pagare molto meno, ma è difficile per i produttori rinunciare al margine che la moda, o la fama, consentono di caricare.
    Però ci sono anche dei vini che meritano un salasso, da bere metaforicamente in ginocchio.
    Per me c’è un amarone il cui solo ricordo stuzzica le mie papille. Non so quando me lo regalerò ancora, ma anche un’unica volta nella vita una bottiglia è un sogno…
    Z

  5. Antonio Colonna (Conte Nero) ha detto:

    Condivido… Soprattutto la considerazione su chi e quanti sarebbero in grado di distinguere due vini fatti dallo stesso vitigno. Io mi sono sempre limitato a bere ciò che mi piace, anche se devo dire che spesso il mio gusto coincide con la qualità di quel che bevo. Ma gusto e qualità non devono necessariamente corrispondere ad un conto da 20€, ho trovato degli ottimi vini, Italiani e stranieri, che regalano grande soddisfazione a meno di 5€ alla bottiglia. Ritengo che i vini, durante una cena o semplicemente come complemento di compagnia, possano intrattenerci per tutta una vita prima di averci svelato anche solo una parte dei loro segreti. Detto questo, con il pensiero, sono già in cantina per scegliere la bottiglia per questa sera!!

  6. Mirko ha detto:

    Non sapevo si potesse portarela propria bottiglia al ristorante.Ho letto che si tratt dl cd DIRITTO DI TAPPO.Qualcuno sa dirmiqualcosa di più?Ad esempio su quali leggi si basa?

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