Estate 2 – Aspirina per l’anima

 

Tutti a giudicare quest’estate. Io la prendo com’è (in ogni caso non potrei fare nulla per cambiarne il clima), e mi basta sapere che è  nuova, ed io ci sono ancora, qui a viverla e vederla. Mia figlia ne ha viste e vissute solo sedici, di estati. “Ciò che è stato sarà, e ciò che si è fatto si rifarà” dice l’Ecclesiaste. Ognuno si misuri le stagioni secondo il suo metro, e decida di esse cosa benedire o maledire. Eran forse diverse le estati di quarant’anni fa?                                                                    No e sì.      Uguali, perché c’erano le ferie del popolo anche allora, e i governi ballerini, e le polemiche sui media, e ancora gli incidenti, il caldo, e i vecchi che sentenziavano: “piove troppo (o troppo poco), sarà un’annata persa (o superba) per il vino”. 
Diverse, perchè eravamo diversi noi: avevamo vent’anni, e a quell’età è diverso tutto, donne, cibo ed amici. Mentre ti fai largo nel groviglio dei perché a colpi di letture, discussioni e pensieri, impari a deviare o rinculare senza drammi di fronte ai nodi più stretti, un po’ perché il futuro spalancato oltre il groviglio ti si presenta ricco di speranze e ti fa dormire lo stesso, e un po’ perché l’urgenza primaria è assecondar l’ormone, che senza il dovuto sfogo va in veleno.              Dunque cambiamo noi, non il mondo o la vita. Al punto che persino il vecchio biblista Ceronetti, genio un dì benedetto dall’ironia, maledice l’umanità nei suoi articoli, dimenticando il versetto biblico che più gli gioverebbe: “Ho preso in odio la vita perché mi è sgradito quanto si fa sotto il sole” (Qoelèt, 2-17).    Non capisce che è proprio quella l’aspirina contro il dolore esistenziale da partenza imminente.  Doversi alzare da una mensa imbandita quando ancora si ha fame, reca dolore. Per alleviarlo paiono inventati a bella posta dalla natura il decadere fisico e psichico (minore fame) e la conseguente valutazione distorta di ciò che accade intorno ( minore bontà dei cibi).     Ascesi, yoga ed altre filosofie orientali insegnano come togliersi la fame anche in pieno banchetto, ma io non ci sto. Mi è sempre sembrata una fregatura, uno staccare la spina in anticipo. E poi tutte queste scuole di pensiero alla fin fine cercano di prevenire quello: il disagio del doverci alzare da tavola affamati. Lo fanno placando l’appetito per la mensa materiale e stimolando quello per la mensa spirituale, prospettata per questo o altri mondi.
Chissà se è vero… ma crederci è più facile. L’ormone è quieto, ormai, e il sonno più difficile, non foss’altro che per l’ansia di perderci dormendo qualche dettaglio del gran finale. Solo del nostro, ovviamente, perché tutto continua, dopo noi. Ma fa girar le balle lo stesso.    Aspetta… girar le balle? Ma questo è testosterone! Veterano, malconcio e sublimato, ma pur sempre ormone. Curiosità del finale? Anche questo è solo un modo diverso per dirmi che ho ancora fame!                      Ah, mente mia ribelle, che non vuoi aspirine!

 

 

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Una risposta a Estate 2 – Aspirina per l’anima

  1. brunello ha detto:

    Tutto continua dopo di noi e sarà già tantissimo se qualcuno, leggendo il mio nome su una lapide dirà: era simpatico, onesto e mi ha fatto ridere…
    Folgore!

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