Il come della rosa (3 – Le collane di cicche)

 
Maria Claudia, però, non era il dono più bello che avessi avuto dal destino. Dirlo sarebbe ingiusto verso gli altri due meravigliosi figli che ho (e che soffrono anche loro per la sorella perduta) e verso i tre nipoti che ci hanno regalato. A Titti devo molto, però. Innanzitutto 16 anni di gioia e di orgoglio (era bellissima, intelligente e spiritosa). E poi, dopo che è mancata, le devo la riscoperta dell’amore paterno, seppur tardiva. Nel senso che mi sono accorto solo dopo la sua morte di quanto intensamente l’amassi.
L’amore per i figli è uno di quei sentimenti che si danno per scontati. Che si vivono tranquillamente, quasi inconsapevolmente. Invece ho scoperto che non è affatto “scontato”. Io non credevo d’essere capace d’un amore così forte. Mi sembra quasi d’essermi innamorato di Maria Claudia a furia di pensarla dopo morta, struggendomi di non averne conosciuto gli intimi pensieri, di non essermela goduta abbastanza quando avrei potuto, di non aver fatto in tempo a dirle cose importanti, cose che avrei voluto che sapesse, di me, di noi, della vita, cose che credevo di avere ancora tutto il tempo per dirle, e invece… Non pensavo che avrei sofferto così per mesi e anni…
Non credevo che mi sarei sentito meglio portandole un fiore fresco tutti i giorni alla palina, dove la “sento” più che al cimitero, e dove lei mi si palesa in moscerini, farfalle, voli d’uccelli, lucertoline, e (quando è in vena) persino in sconosciuti che si fermano e mi abbracciano. Non credevo che mi sarei sentito a disagio se non potevo farlo, al punto di pregare qualcun altro farlo al posto mio.
Ma io sono il padre… si può capire. Il fatto è che Maria Claudia ha lasciato un segno forte anche nei suoi compagni di classe e nei suoi amici. Per tutti questi anni il 17 maggio, giorno del suo compleanno, abbiamo sempre organizzato una festicciola, una cena in piedi a casa nostra, come se lei fosse viva. E i ragazzi sono sempre venuti quasi tutti, chi prima e chi dopo, chi anche solo per un saluto veloce. La luce in camera di Titti (rimasta identica a com’era il giorno in cui ne è uscita per l’ultima volta) resta sempre accesa quella sera, e i ragazzi a turno vanno di là a salutarla, a stare un po’ con lei, anche se in realtà è Titti che sta con noi mentre mangiamo, beviamo e ridiamo in salone, o fuori sotto il grande Cedrus Atlantica. E qui entra in gioco di nuovo la rosa, perché Maria Claudia se n’è andata che era ancora in boccio, ma noi possiamo di anno in anno immaginare come sarebbe diventata, vedendo le sue compagne al compleanno ‘postumo’: tutte belle, ormai donne fatte, rose carnose e splendenti. E’ come se crescessero loro al posto suo, e questo un po’ consola.
Ma la rosa compare ancora una volta, nel racconto: le collane di rose-cicche alla palina. Chi ha visto la palina sa che ci sono, attaccate tra i fiori, strane collane di cicche legate col fil di ferro da giardino. E’ successo che una volta, ad una delle prime feste di compleanno ‘postumo’, mi è scappato di dire ai ragazzi “sapeste che piacere mi fa quando trovo delle cicche pestate davanti alla palina… cicche tonde no, perché potrebbero essere state buttate per caso dal finestrino di un’auto di passaggio, ma se sono pestate vuol dire che siete voi, che qualcuno di voi è stato lì a parlare con lei… a pensarla… e poi ha pestato la cicca andandosene… per me sono preziose come fiori, quelle cicche pestate, le raccolgo tutte e le lego alla palina col fil di ferro….” Da allora i ragazzi lo fanno apposta, anche se non hanno voglia di fumare, per farmi sapere che continuano a fermarsi lì quando passano, ogni tanto, anche di  notte fonda. Ecco perché ‘sento’ mia figlia più lì che al cimitero.
Al camposanto i ragazzi non ci vanno quasi più, il cimitero non è un luogo dove un giovane vada volentieri, e comunque non ci passa per caso, deve decidere di andarci all’ora giusta perché di sera, di notte e di lunedì è chiuso… Da viale Thovez invece ci si passa, o magari ci si va apposta, ma basta una piccola deviazione, così, senza orari, senza l’ingombro emotivo del luogo sacro pieno di altre ‘presenze’. Insomma, i suoi amici ci vanno più volentieri.
E ancora oggi, dopo 6 anni, le “fanno gli squilli” sul cellulare ogni tanto. E’ un modo che usano i ragazzi per dirsi fra di loro “ti penso” senza pagare (il numero compare sul display, e tanto basta). Bèh… loro lo fanno ancora con Titti, e Anna si commuove, gioisce come me con le cicche, e lascia sempre il cellulare di Titti acceso, senza dimenticare mai di rimetterlo in carica quando è necessario.
Ecco perché le collane di cicche alla palina sono come rami di rose, per me.
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10 risposte a Il come della rosa (3 – Le collane di cicche)

  1. brunello ha detto:

    Mi sono commosso e non solo perchè parli di tua figlia. Grazie Manlio per come scrivi. Ciao. Brunello

  2. guido ha detto:

    grande manlio,un affettuoso abbraccio da un cuore granata e un grande saluto da genova

  3. Rosy dJ ha detto:

    Sono qui, ma sono anche lì col cuore e coi pensieri, un abbraccio forte!
    Ro d.J.

  4. missis Horse ha detto:

    e che bella combinazione, o forse no, essere nata a MAGGIO, nel mese delle rose!

  5. Alberto M. Persico ha detto:

    Pur non avendola conosciuta, ma avendo anch’io una figlia, oggi quasi diciottenne, come accennavo su fb ho provato una stretta al cuore, come se sapessi quale dolore si può provare, ma in realtà credo, umilmente, di non poterlo nemmeno immaginare.
    Quello che scrivi e fai – e come lo fai – è bellissimo, ed è il modo migliore per mantenerne intatto il ricordo, quand’anche ve ne fosse il bisogno.
    Lascio anch’io, virtualmente, una cicca calpestata alla palina …
    … e ti mando un altro abbraccio, sempre da papà a papà.
    Alberto

  6. Gian Paolo Padovani ha detto:

    Mi hai commosso Manlio, mi hai lasciato senza parole, e mai come oggi ti sono vicino.
    Un abbraccio, stretto, su un letto di cicche…
    Gian Paolo

  7. anna maffione ha detto:

    un’emozione e un dipinto bellissimo questo tuo scritto Manlio, dal titolo al punto finale. ❤

  8. daniela ha detto:

    Non si sa perchè le persone, così giovani, debbano “sparire”, ma tu continua a scrivere di Lei, anche questo è un motivo.

  9. anna greco ha detto:

    hai parlato la lingua di noi tutti genitori, anche di quelli che non hanno attraversato il tuo tunnel di dolore. non ti conosco, ma sei un mio fratello.grazie. felice di averi incontrato.Anna

  10. tripazia ha detto:

    Le cose che ti viene in mente di scrivere, come le scrivi, come ci fai capire ciò che senti, tutto mi dice quanto tu sia un artista della penna ed una persona che ha sofferto tanto, ma è forte e generosa. Sei eccezionale, Manlio, lo so oggi più di ieri. Io e Nicola ti abbracciamo con Anna

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