Finesse et roi des rats

I nomi sono importanti. Da quando l’uomo ha elaborato un linguaggio, si è sempre pensato che esista un legame fra i nomi e la “sostanza” che rappresentano. Chiamare le cose per nome significa un po’ possederle: per questo molti popoli antichi davano alle persone un nome segreto, noto solo agli intimi, per evitare di “esporli” ai nemici, e lo davano anche alle città, onde preservarle dall’attacco di altri popoli. Il nome ‘arcano’ dell’antica Roma, ad esempio, era Flora. Questa ‘magia’ dei nomi deriva dal potere del suono. Come non si può gettare un sasso in uno stagno senza provocare dei cerchi d’acqua che spingeranno pian piano a riva ciò che vi galleggia, e modificheranno impercettibilmente la sponda ove si frangeranno, così non si può emettere un suono senza che esso crei delle onde sonore che si espanderanno, influenzando e modificando l’ambiente (è il famoso ‘butterfly effect”: il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del globo). Il Suono è vibrazione, energia e materia al tempo stesso. La Bibbia inizia con “in Principio era il Verbo”, e agli antichi ebrei era vietatissimo pronunciare il nome di Jahvé, Dio.

Ma, a parte la magia del suono, anche il significato conta. Quello di Franco, ad esempio, è diverso da quello di Francesco. Il primo vuol dire libero, sincero, mentre il secondo è il modo arcaico per dire francese. Infatti “esco” è un suffisso di attinenza, per cui “comportamento furbesco” vuol dire comportamento da furbo, e “mondo fiabesco” vuol dire mondo da fiaba.
Ma mica sempre. Se siete un cuoco e gridate al cameriere “pronti gli spaghetti alla puttanesca del tavolo 6” nessuno vi bada. Ma se gridate “spaghetti alla puttana del tavolo 6” cambia tutto, specie se al tavolo 6 è seduta la donna di Fini. Bisogna stare attenti. C’è solo un ex Pm buttatosi in politica che confonde “romanesco” con “romano”: per lui sono la stessa cosa, anche se l’errore, in mezzo a tutti gli strafalcioni che fa, non si nota. Se sentite uno con la faccia da Gambadilegno urlare: «Se po Berlusconi in fragrante, se rio a stanarlo, lo metto al fro» mutando la desinenza “esco” in “o”,  sapete già chi è. L’anagramma del suo cognome (non lo pronuncio perché già non posso vederlo, figuratevi se voglio possederlo…) è “re di topi”.
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7 risposte a Finesse et roi des rats

  1. missis Horse ha detto:

    Man, da te imparo sempre cose nuove e curiose e i tuoi pezzi, sempre interessanti, li stampo e conservo in dossier.

    Ricambio il favore con questo anagramma:
    SILVIO BERLUSCONI = L’UNICO BOSS VIRILE 😉

  2. marco ha detto:

    Gustoso!!! Ho letto solo stamattina il blog, senza sapere quale fosse l’argomento in questione. Casualmente ieri ho trovato su internet un programmino che anagramma i nomi e ho scoperto (cara Missis Horse) che l’anagramma più conosciuto di silvio berlusconi è “l’unico boss virile”, ma tra i meno conosciuti spiccano “burlesco il inviso”,”rinvio sbellico su”,”sbilenco vi siluro”,”lo sorbisce un vili”,”bellicoso in virus”. A Bersani per esempio “gli ispiri un ebrea” .Nichi Vendola ne ha un paio davvero graziosi:”nonche validi “,”chinavo nel dì”,”chino li venda”….E c’è anche il tuo caro Manlio (non il mio alcol)…
    …a me è andata peggio…
    Ricamiamo tram 🙂

  3. missis Horse ha detto:

    caro Marco, spero che tu mi creda, non ho letto su internet l’anagramma, ma l’ho creato io. Amo i giochi di parole, sono anni che mi diletto in questo campo.
    Mi sono “allenata” molto con Giorgio Cavallo. I nostri dialoghi erano ricchi di sottintesi, doppisensi, anagrammi, numeri e lettere che s’incrociavano, un vero divertimento 😉

    Comunque grazie per averne citati altri interessanti ma un po’ forzati
    Con simpatia e stima
    missis Horse

    • marco ha detto:

      E’ naturale che io ti creda…perchè dovrei dubitare? Giorgio Cavallo è stato un grande maestro…beata te che l’hai conosciuto personalmente. Un abbraccio.
      Buona Pasqua a tutti 🙂

  4. michele ha detto:

    Mi pare Manlio avesse scritto un pezzo sulle differenze tra Franco e Francesco quando la sinistra aveva sbagliato, non ricordo in quali circostanze, il nome di Marini, allora Presidente del Senato.
    L’anagramma dell’idolo di Travaglio è spassoso: potreesti, caro Manlio, inviarlo – insieme a tutto il tuo pezzo – al giornalista di Libero che è forse la persona più ferrata in materia (in materia di ex pm butattisi in politica, non di anagrammi…): si tratta di Filippo Facci, che ha scritto un libro memorabile sul tuo anagramma.
    Saluti.

  5. missis Horse ha detto:

    Buona Pasqua Marco e anche a te Man

  6. brunello ha detto:

    Ho le lacrime per le risate generate “dal tavolo 6”, dove è seduta la compagna di fini…..
    Ciao

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