I veri sciacalli dell’Aquila

I terremotati dell’Aquila che mugugnano mi stanno sullo stomaco come i ‘migranti’ che giunti a Lampedusa si lagnano del cibo e buttano per terra la pasta scotta. Nella disgrazia, l’aiuto altrui è una speranza, non un diritto. Se no è come se il presidente dell’Associazione per la lotta alla SLA, ricevendo l’incasso (223mila euro) del derby benefico “SLAncio di vita” tra Toro e Juve, invece di ringraziare avesse detto davanti alle telecamere, “Tutto qui? Torino allora è una città taccagna, mi aspettavo almeno il triplo”. Che si lecchino i baffi, gli aquilani, per le loro villette, e la piantino di frignare sul “centro storico, scrigno di memorie” che non viene ricostruito “così com’era”. Lo so: dico una cosa politicamente scorretta, ma ovvia. Sarà banale, però ho ragione, e sono abbastanza anziano da potermi permettere di dire cose banali per scelta, avendo capito che nulla è più banale dell’originalità perseguita ad ogni costo.
Ma più degli aquilani scontenti mi stanno sullo stomaco i compagni che “coltivano” ed aizzano quei mugugni per strumentalizzarli politicamente contro Berlusconi. Quando glie lo rinfacci, naturalmente, ti danno del banale. Nelle discussioni in rete capita sempre più spesso di sentir bollare dagli avversari come “ovvietà, luoghi comuni, tesi qualunquiste, banali generalizzazioni” i propri argomenti. Come se bastasse di per sé a squalificarli. Invece non basta. Spiacente, compagni. La vera originalità, anzi, sta nell’ottener ragione con l’ovvio. Davvero audace è colui che riesce ad essere convincente con argomenti banali, cavando l’oro della persuasione dalla miniera dell’ovvio.

Il barocco a Noto (Siracusa)

E l’ovvio eccolo qua: è idiota (oltre che costosissimo e rischioso) pretendere di ricostruire un centro storico “così com’era” in piena zona ipersismica. Quanto alle lagne per L’Aquila 2, lo spostamento di interi paesi dopo i terremoti si è sempre visto. In ogni epoca. Quel gioiello di architettura barocca che è la “nuova Noto” non esisterebbe, se non fosse stata costruita 16 Km a valle della “Noto storica” crollata nel sisma del 1693. Eppure sulle presunte inadempienze aquilane Mattia Feltri, su La Stampa, ci ha ancora spremuto ieri due paginate strappalacrime, per tenere il Berlusca sotto schiaffo. Come il famoso “popolo delle carriole”, gli scarriolanti domenicali “ad usum televisionis” che scomparvero subito dopo le regionali del 2010.
Ovvie e banali, ma sono cifre e constatazioni, compagni. Perché non andate a fare un “sisma tour” per lo stivale? Tenetevi pure sopra i 6 gradi Richter: ci sono Messina (1908, con tsunami che fece più morti della scossa), il Belice (1968) e l’Irpinia (1980). Volete un po’ di dati “banali”?
Eccoli: le baracche dei terremotati di Messina sono ancora lì. Abitate. Favelas che vedono la terza generazione di miseria: a fianco delle capanne in legno del dopo-sisma ci sono le baracche in muratura del Duce e le «casette ultrapopolari a uso provvisorio» del dopoguerra, dove piove dentro.

BELICE 1968

E il Belice? I ruderi di Salemi sono ancora lì, come scheletri al sole: nel 2005 servivano ancora 133 milioni di euro per l’urbanizzazione e 446 per l’edilizia privata. Ma a Santoro, Travaglio & C. interessano solo le macerie non ancora rimosse dal centro storico dell’Aquila.
E veniamo all’ovvia Irpinia. Un campanile lesionato da quel terremoto è crollato stamattina a Napoli. Per puro culo non ha fatto nessun morto, ma se in quel momento ci passava sotto una scolaresca, faceva un macello. Lesionato 31 anni fa. Mai messo in sicurezza. Però Sky Tg oggi ricordava solo una cosa: che “Bondi aveva promesso di ricostruirlo e non ha mantenuto la promessa”.

Squallidi. Siete squallidi nel vostro livore ossessivo e  sinistri nel vostro agire. Voi rossi che avete osato fare con De Mita durante tangentopoli il patto scellerato, il turpe scambio (“tu ti ritiri dalla politica, e noi diciamo ai nostri giudici di non insistere nelle indagini sull’Irpiniagate”) oggi avete la faccia tosta di denigrare l’opera di Berlusconi in Abruzzo! Il tutto mentre in Irpinia si abita ancora nei container,

IRPINIA 2011

dopo che lo Stato ci ha speso 60 mila miliardi di lire! Un fiume spaventoso di denaro che fu inghiottito da politica e camorra in un’area “interessata dal sinistro”che già il giorno dopo il sisma fu dilatata fino ad includere centinaia di comuni dove le scosse non avevano fatto cadere neanche una tegola! Ma a voi rossi interessano solo le massaggiatrici di Bertolaso, vero?

L'AQUILA 4 mesi dopo il sisma

Che cosa (e chi) è banale, in tutto ciò? L’opposizione becera e truffaldina a Berlusconi o la mia denuncia, dati alla mano? La mia, naturalmente. Sono banale, ma ho ragione da vendere.
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