Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur

Siamo tornati alla famosa “stag-flazione”, cioè l’inflazione ha ripreso a galoppare (marcia verso il 3%) mentre la crescita del PIL resta allo zerovirgola. Negozi e aziendine chiudono a pioggia. La disoccupazione cresce. Sulla sponda sud del Mediterraneo sono pronte a invaderci orde di clandestini che la sinistra internazionale si ostina a chiamare profughi (“fuggono dalle guerre civili e dalle persecuzioni delle dittature”…) per assicurarne l’accoglimento, mentre l’emergenza nordafricana è solo una buona occasione che chi aveva già in mente di partire non si farà sfuggire. La barca-Italia, insomma, sta per arenarsi, ma sul ponte che si fa? Si fa gossip sul Rubygate e si gioca a scacchi. Non è ancora finita la partita della destra (con fuoruscita dei finiani e nascita del Fli), che l’attenzione si è spostata su quella della sinistra (strappo dell’IDV a Napoli contro il PD) per l’astuta mossa dell’alfiere bianco Bossi (sfuggito all’aggiramento del re nero Bersani). Mentre si cerca d’intuire il seguito (come muoverà la torre bianca Casini? Sarà efficace la difesa della regina nera Bindi, impedita com’è nella manovra dal cavallo D’Alema e dai pedoni Vendola e Renzi?), gli scogli si avvicinano. Mancano progetti politici d’ampio respiro.
L’armatore della nave-Italia continua ad essere il gruppo ristretto dei poteri forti (e trasversali), in cui nessuno entra se gli altri non sono d’accordo. Petrolio, energia, telefonia, alta finanza, editoria, Tv, banche, quel che rimane della grande industria e di recente l’edilizia, rinvigorita dalla crisi borsistica e quindi accolta nel salotto buono. La grande criminalità organizzata traffica indisturbata e intanto osserva, infiltra, condiziona. La Chiesa ha il fiato grosso (persecuzioni islamiche e indù nel mondo, vocazioni e fedeli in calo in patria), ma non molla. La magistratura ha scoperto il gusto del potere, e ha gettato la maschera dell’equidistanza, facendo spudoratamente attività politica (indagini, intercettazioni, incriminazioni) contro Berlusconi. I sindacati, loro, partecipano ai giochi politici da sempre, e giocano pesante. Al parlamentare di turno cosa resta, se non gli scacchi? Senza il controllo della cambusa, della sala macchine, del radar, lui dirige il timone dove può. E soprattutto ha paura di mettersi contro gli armatori, perché per sopravvivere non può fare a meno del favore delle banche, della confindustria, dei sindacati, dei controllori-che-strizzano-l’occhio e delle corporazioni intoccabili (giudici, notai o statali che siano). Finché il politico non avrà il coraggio e la forza d’imporre roba tosta come i contratti separati alla triplice (uso Marchionne), il respingimento dei clandestini in alto mare, la separazione delle carriere in magistratura, lo sfoltimento drastico della pubblica amministrazione (Rai compresa), l’abolizione dei privilegi corporativi, la chiusura degli enti inutili, dovrà accontentarsi di giocare a scacchi. Anche in acqua. Tanto scacchiera e pezzi stanno a galla.
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Una risposta a Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur

  1. Zoe ha detto:

    Anche tanti politici galleggiano…

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