Il facchino di Pinerolo

L’altra sera a Porta a Porta c’erano i soliti sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani, secondo i tre più accreditati istituti demoscopici. Il partito più numeroso (33%) risultava essere quello degli indecisi. Ed è questo che fa imbestialire i politici, perché essi mal sopportano che il cittadino possa avere un’opinione sua e diversa su ogni problema, e che dia il suo voto a chi la incarna meglio, mutando di volta in volta schieramento, ad ogni tornata elettorale. Il voto “secondo coscienza” è visto come un’impertinenza dagli uomini di potere, che ci trattano come pecore pronte a bere a tutto quel che loro ci propinano e a fare tutto quel che loro ci comandano, oggi come ieri. Pazienza ieri, quando abbondavano duci e ducetti, incoraggiati ad esserlo da un elettorato per lo più immaturo, incerto, impreparato. Oggi però gli elettori non sono più così, e in ogni caso hanno capito che anche essere ignorante non significa dover fare tutto quel che i politici ti dicono.
Il nonno di mio padre, nato nel 1801 (che rabbia: per soli due anni avrei potuto vantarmi di avere, vivendo nel duemila, un bisnonno settecentesco!) era un facchino analfabeta. Nel suo atto di matrimonio (dove risultano analfabeti anche sua moglie e i due testimoni) è indicato come “Collino Spirito, gamalo”. Eppure aveva due bei marroni, nonno Spirito, se volle solo due figli in un’epoca in cui tutti, esortati dai preti e dai governi, ne sfornavano a dozzine! Però li fece diplomare al regio conservatorio col sudore della sua fronte (in senso letterale: nel primo ‘800 gli scaricatori “gamalavano” sulle spalle sacchi da 100 chili, e lavoravano anche 14 ore al dì per pochi scudi). Non votò mai. Fino a 47 anni perché non esisteva il voto. Poi perché lo Statuto Albertino che lo introdusse, lo riservò a nobili e ricchi. I poveri furono esclusi dalle urne fino al 1913. Le donne fino al 1946. Sarà per questo che ancora oggi siamo trattati come sudditi? Vedendo che Pannella è malaccetto ad entrambi i poli per i suoi frequenti ricorsi al referendum (massima espressione della volontà popolare), si direbbe di sì.
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