Or doblé garantì dal tolé

Tempo di saldi, tarocchi caldi… Nel migliore dei casi il fondo di magazzino, nel peggiore il capo falso sono in agguato nelle vetrine. Bisogna sapersi destreggiare. Alla parola “contraffazione” il Devoto-Oli riporta: “imitazione fraudolenta, falsificazione” e ad “adulterazione” riporta: “Sofisticazione, falsificazione”. I verbi contraffare e adulterare, dunque, significano entrambi falsificare. E pure c’è una sfumatura, perché il primo si applica di più agli oggetti che “devono” essere autentici per epoca, qualità o firma (antiquariato, arte, abbigliamento…) e il secondo a sostanze e prodotti che devono essere autentici per genuinità, cioè rispondere a determinati standard. Adulterazione, infatti (sempre secondo il Devoto) è anche “aggiunta o sottrazione di una sostanza ad un’altra per celarne i difetti o migliorarne i caratteri organolettici, o aumentarne il peso o il volume”. Come annacquare il vino o levare panna al latte, per capirci.
Una volta i contadini nutrivano i vitelli a sale per giorni, prima del mercato, perché bevessero molto e trattenessero i liquidi, pesando di più. Il maslé scafato poteva accorgersi del trucco dalla bava salata, però gli toccava assaggiarla. Naturalmente il baro smascherato negava, fingeva d’offendersi, volavano insulti, interveniva il mediatore che otteneva uno sconto, e alla fine se ne andavano via tutti amici, perché provarci era considerato normale. Era una bella lotta, fra chi vendeva e chi comprava. Al centesimo. Nelle piole le “misure” (liter, mesliter, quartin) erano piombate perché gli osti ne tenevano nascoste altre, di capienza un po’ minore, da rifilare agli avventori brilli.
E oggi?. Chi saprebbe ancora, ad esempio, riconoscere l’argento mordendolo? Nessuno o quasi. Il guaio è che nessuno o quasi sa più riconoscere il vino vivo da quello pastorizzato, il formaggio d’alpeggio da quello di caseificio, i capi firmati autentici da quelli taroccati. Ci fidiamo dell’etichetta, e facciamo il segno della croce (finché gli imam ce lo lasceranno fare). Ma sempre bidonati resteremo, se non impareremo con umiltà e pazienza a saggiare e riconoscere quello che compriamo, come facevano i nostri avi.
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Una risposta a Or doblé garantì dal tolé

  1. marco ha detto:

    Magari il problema fosse solo riconoscere l’oro dal bronzo o il formaggio industriale da quello d’alpeggio. Neanche più la pasta in bianco si può mangiare tranquilli. Chi di noi può verificare le origini di una farina ? Se il grano viene coltivato accanto ad una discarica o irrigato con acque contaminata? e questo vale per tutta la filiera alimentare. I reati sull’alimentazione devono essere puniti alla stregua dei crimini per omicidio.
    Quindi o ci muniamo di un piccolo laboratorio chimico in cucina per analizzare la genuinità oppure è meglio non pensarci. Mi fido solo delle cime di rapa dell’orto di papà,se non fosse per le piogge acide…

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