Manichini sugli spalti

Vedendo ieri sera la partita del Torino a Trieste, dove hanno chiuso la gradinata antistante la tribuna (i cosiddetti “distinti”) e vi hanno steso dei teloni con sopra stampati dei tifosi seduti, per non offrire alla Tv il desolante spettacolo dei sedili vuoti, mi è venuto in mente che già nel 2005, quando il Prefetto della Capitale aveva punito la Roma per gli incidenti avvenuti durante il derby di andata obbligandola a giocare quello di ritorno a porte chiuse, avevo scritto sul mio giornale di allora (Torino Cronaca) questa frase: «Al posto di Sensi sistemerei 30mila manichini sugli spalti, con sciarpe e berretti giallorossi, e diffonderei dagli altoparlanti una colonna sonora di tifo e cori a tutto volume». Molti pensarono che la mia restasse solo una provocazione dialettica, ma i fatti mi stanno dando ragione. Come si è visto a Trieste, ci siamo quasi.
Pochi si rendono conto di quanto sia mutato rapporto fra spettatore e spettacolo dopo l’avvento della Tv. Quest’ultima non solo è costretta a pagare il pubblico “vero” per applaudire, strillare e ridere a comando (perché è finita l’epoca in cui la gente lo faceva gratis pur di essere inquadrata e vedere gli artisti da vicino), ma usa anche il pubblico “finto”. Non proprio manichini, ma effetti sonori come le risate delle sit-com. E prima della Tv lo faceva già la radio: l’effetto-teatro di “Gran varietà” era falso, la trasmissione della domenica mattina era fatta tutta in studio, e registrata in settimana. Ma a noi andava bene lo stesso. 
In fondo la duplice realtà della finzione teatrale è accettata dall’uomo fin dai tempi più antichi. Ancora oggi alle sceneggiate napoletane il pubblico s’immedesima, s’indigna, grida, avverte “isso”, scongiura “essa”, insulta “o’ malamente” dalla sala. Al cinema la gente piange e trema, anche se sa che è tutto falso. Alla Tv la gente si commuove per i “famosi” dell’isola che piangono in disparte la loro solitudine pur sapendo che non sono soli, ma circondati da decine di persone tra cameramen, tecnici del suono, datori di luci, truccatori e inservienti vari. La gente riempie i palasport per vedere il wrestling e si appassiona, tifa, urla, pur sapendo che è tutto combinato, e i lottatori si menano per finta. Dunque i manichini negli stadi sarebbero solo lo smutandamento beffardo di un calcio che sta scivolando sempre più, fra doping e combines, verso il wrestling e il reality show. Degenerazione irreversibile? Forse. O forse dipende solo da quale dose d’illusione vogliamo concederci. Già Pirandello titolava: “così è, se vi pare”.

 

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Una risposta a Manichini sugli spalti

  1. achma ha detto:

    … e quando trovi qualcosa di vero ti sorprendi …

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