Mandarini e terze ciabatte

Lo so che a molti il Natale dopato non piace. Lo senti dire ogni anno: “una volta era diverso, meno commerciale, più sentito…”. Alzi la mano chi non ha mai udito un vecchio raccontare che “ai suoi tempi Gesù Bambino portava al massimo qualche biscotto, o un mandarino, ma ci si voleva tutti più bene”. Balle. Nell’800 ci si odiava come e peggio di oggi, si aveva solo più paura a mostrarlo. Rileggetevi De Amicis. I ruoli erano precisi e blindati, la vita si svolgeva a compartimenti stagni. Ricchi con ricchi, poveri con poveri. Tutti erano formali con gli sconosciuti, cauti col prossimo e poco sinceri anche in famiglia (ai genitori si dava del Voi). L’apparenza e il “decoro” erano gli idoli ipocriti ai quali s’immolava tranquillamente la felicità dei figli, imponendo loro il collegio da piccoli, matrimoni d’interesse da grandi e mestieri sgraditi.
I padroni erano odiati, ma invidiati. Tra essi, i più crudeli e ingiusti erano proprio gli ex dipendenti appena “si mettevano in proprio”. Nei caffè e nei salotti i più altezzosi non erano i nobili, ma i borghesucci “di concetto”: funzionari pubblici, professori, giudici… Il controllo della Chiesa era ferreo, e la religiosità era inculcata fin dall’infanzia come un dovere assoluto.
Attenti quindi a non cadere nella “laudatio temporis acti”: è solo nostalgia della gioventù, rimpianto per la vita che sfugge. Il Natale d’oggi, per dire, andava benissimo a mia figlia Maria Claudia, da piccola. Ne era eccitata, affascinata. Si tuffava a capofitto nei preparativi, nei regali, negli auguri. Ognuno se lo viva al meglio il suo natale, magari con un gesto di bontà extra, ma senza guastare la gioia del dono a chi gli regalerà il terzo paio di pantofole, senza farsi andare il cappone per traverso pensando che “altrove nel mondo si muore di fame”. E niente scioperi, niente boicottaggi del “Natale consumistico”: non facendo regali ed evitando i cenoni faremmo solo morire di fame, alla lunga, i negozianti, che già faticano a tirare avanti. E presto o tardi, prima ancora che a quel punto ci riporti la globalizzazione, torneremmo tutti a regalare mandarini.

 

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4 risposte a Mandarini e terze ciabatte

  1. Michele ha detto:

    Bravo Manlio, bellissimo pezzo: condivido in pieno e sottoscrivo tutto, senza altro aggiungere, chè sarebbe pleonastico.
    Saluti ed auguri ai frequentatori del blog.
    Michele

    • Zoe ha detto:

      @michele
      Concordo, ma hai inserito un commento un po’ troppo conclusivo, e siamo appena alla metà del mese, non sia mai che MC ci consideri soddisfatti e fino all’anno nuovo non si faccia più sentire…
      Z

  2. Michele ha detto:

    @ Zoe: vero; è che in questo periodo la frett(olisità) mi attanaglia. Comunque Manlio ha scritto ancora, smentendo – per fortuna – il tuo presagio. Auspico continui.
    Saluti
    M.

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