Nobel ignobel

Con gli anni s’impara che la coerenza è un valore soggettivo. La nostra ammirazione per chi non cambia mai idea (il coerente, il “duro e puro”) non ha giustificazioni razionali, ma nasce da necessità strumentali. Una è il bisogno di far ordine nella mente (che produce generalizzazioni, ma semplifica le archiviazioni). Un’altra è la convenienza ad esaltare la dote della fedeltà e della disciplina verso idee e bandiere (dote base del buon militante e del buon militare) in quanto utili a chi deve gestire un qualsiasi potere. L’etichettatore frettoloso vorrebbe che la vicenda umana di ogni autore corrispondesse al valore della sua opera, e quando ciò non accade si sente a disagio. Apprendere ad esempio che il tenero, sensibile, romantico Giovanni Pascoli nella vita reale era un complessato dedito all’alcol e forse amante incestuoso della sorella, disturba gli automatismi mentali del pensatore medio.
La stessa cosa succede anche nel valutare i premi Nobel. Credere che il prescelto debba automaticamente passare alla storia come il migliore del momento nel suo campo, è un’ingenuità. Specie se quel campo è vago come la pace. Il Nobel di quest’anno è stato dato al cinese Liu Xiaobo per calcolo politico, per mettere a disagio la tigre economica cinese sul piano dei diritti umani.  Ma erano ‘politici’ anche i Nobel per la pace del 1991 (la birmana San Suu Kyi) e del 2003 (la femminista iraniana Shirin Ebadi). Quello del 2003 è un classico esempio di politica del bastone e della carota. Carota fu darlo all’Islam togliendolo al Cristianesimo (era data per sicura l’assegnazione al malato terminale Wojtyla, che morì poco più di un anno dopo). Bastone fu motivarlo con l’impegno dell’avvocatessa iraniana nei diritti umani, così trascurati dall’Islam radicale.

Pace è il contrario di guerra, e tutto il filosofeggiare che si fa sulla seconda può essere trasferito alla prima. Il pacifismo dev’essere attivo o passivo? E’ davvero pacifista l’irlandese Mairead Maiguire, Nobel del 1976? A giudicare da come si comporta, no. Di recente è stata espulsa da Israele per aver partecipato alla spedizione della nave “Rachel Corrie”, bloccata mentre cercava di portare “aiuti” a Gaza (controllata dai terroristi islamici di Hamas) forzando il blocco imposto da Tel Aviv. Il tentato sfondamento della “Rachel Corrie” seguiva di pochi giorni quello della “Freedom Flotilla”, fermata dal blitz dei commandos israeliani sulla nave turca Mavi Marmara, in cui morirono nove attivisti filo-palestinesi armati. In pratica Mairead, sedicente pacifista, si era infilata in una vera e propria azione di guerriglia. Gli esempi di Nobel per la pace discutibili sono tanti. Nel 1973 fu dato a Kissinger mentre c’era ancora la guerra in Vietnam. Nel 1994 lo vinse il trio Arafat-Rabin-Perez, e abbiamo visto come stanno le cose dopo 16 anni. Nel 2009 l’ha avuto un Obama impegnato in ben due guerre (Iraq e Afghanistan). Insomma, lo danno un po’ alla cazzo, come quello per la letteratura. Dario Fo, che invecchiando non riusciva più a far ridere, ci riesce di nuovo da quando lo ha avuto. Perché è convinto di meritarlo.
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2 risposte a Nobel ignobel

  1. michele ha detto:

    A proposito della frase “Gli esempi di Nobel per la pace discutibili sono tanti.”, che ben sintetizza uno dei messaggi insiti nel post, si potrebbe anche constatare che pure tra coloro i quali, non vincendo il premio, sono stati comunque candidati a riceverlo, figurano personaggi alquanto imbarazzanti: è persino presente un certo Adolf Hitler….

  2. Zoe ha detto:

    1906 – Giosuè Carducci
    1926 – Grazia Deledda
    1934 – Luigi Pirandello
    1959 – Salvatore Quasimodo
    1975 – Eugenio Montale

    1997 – Dario Fo

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