El maciafèr

In tutti i grandi paesi industrializzati “occidentali”  come USA, Giappone, Germania, U.K., Canada, Spagna, Australia… il carbon fossile è (e continuerà ad esserlo almeno per i prossimi 30 anni) il primo combustibile utilizzato per produrre elettricità. Per ora produce il 40% dell’elettricità mondiale (paesi “emergenti” compresi), ma l’esplosione industriale della Cina, ricca molto più di carbone che di petrolio, induce a prevedere che la media salirà a oltre il 50% (fonte Rinaldo Sorgenti, Assocarboni, Stazione Sperimentale Combustibili). Per il riscaldamento domestico, invece, il carbone è andato in pensione 5 anni fa. E’ un lustro tondo, che è vietato. Fa nostalgia, il carbone, ed evoca ricordi d’epoche lontane, facce nere di minatori, immagini di carri, badili, stue ‘d piola, persino il regalo punitivo della befana, che poi scoprivi che era fatto di zucchero, anche se colorato di grigio scuro. Certo, inquinava l’aria. Sporcava le cantine. D’inverno, dalla collina, non vedevi neanche Torino, sepolta com’era da una cappa di ‘nita’ nera da cui spuntavano appena la ‘gucia ‘d la Mole’ e il grattacielo littorio ‘d Piassa Castél.
Come canto funebre al coke, parlerò del maciafèr. Chi ch’a l’ha le piume grise a sa bin lon ch’a l’è. E’ il nome piemontese del residuo di carbone combusto. L’appellativo dialettale di quella specie d’agglomerato poroso color ruggine che ogni tanto il mio portinaio, pulendo la caldaia, portava su in cortile a pezzi, ammucchiandoli sotto la vecchia acacia. Sparivano via dopo poco, quei mucchi, ma noi dal primo piano stavamo in guardia: “c’è il maciafèr, mamma, possiamo andare a giocare giù in cortile?”. Era inverno, naturalmente. Appena avuto il permesso (“già fatti i compiti? – sì, mamma”) correvamo giù, senza tante giacche a vento: ‘na maja ‘d lan-a bon-a, e fa’ che ‘t n’abie. Non sanno neppure cosa siano i geloni, i bimbi d’oggi, ma da gagno io li avevo sempre, perché giocavo al freddo. Il maciafèr a Natale serviva per fare la grotta di Gesù bambino nel presepio (era così robusto che vicino a Chieri l’hanno usato per costruire un pilone votivo alla Madonna!), ma nel resto dell’inverno, ambaronà ‘nt la cort, a l’era Fort Apache për i soldà ‘d piomb, era montagna con tunnel e ponti per le machine ‘d tola, era mattone per castelli, era proiettile per guerre (ma lì interveniva il portinaio a farci smettere, perché se no poi sarebbe toccato a lui raccoglierlo tutt’in giro). Col buio, giungeva il richiamo dal balcone: “bambini, in casa!” E noi su a razzo, ché allora non si scherzava, e c’era anche da lavarsi perché eravamo neri dalla testa ai piedi. Ma felici, o almeno mi pare di ricordare così. Forse è l’effetto della vecchiaia. Comunque, ciau carbon, ciau maciafér. Non vi rivedrò neanche di là, perché ormai anche le fiamme dell’inferno saranno alimentate a metano.
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in 1. Contrassegna il permalink.

6 risposte a El maciafèr

  1. Marco ha detto:

    Bellissimo, ma la chiusura è da premio Nobel all’Ironia.

    Cerea

  2. E.Raser ha detto:

    che poi non è neanche metano, te lo vendono come metano ma è gas di citta’.
    basta vedere quanti litri di gas si consumano per far bollire 1 l d’acqua, noto, dalle tabelle, il kcal/mc

  3. Domenico ha detto:

    ho letto che la traduzione in italiano di “maciafér” è “rosticci”…..allora viva il piemontese perchè un brano sui “rosticci” perderebbe ogni poesia!

  4. Tarvingoss ha detto:

    Giuseppina posò l’uncinetto. Aveva disfatto tanti golfini divenuti stretti e li aveva curati tutta l’estate con movimenti lenti e formule segrete, asciugandoli al sole, profumandoli di lavanda. Poi ne fece dei gomitolini di filato gonfio come spiga di grano, grasso come pascolo alpino, odorosi di colonia Vichy, di Domenica del Corriere, di caramelle al rabarbaro.
    Mentre Borgo San Paolo esalava fumo, clacson, buio, pollo fritto e neon, lei arpionava gentilmente il filato con l’uncinetto, facendo la magia della maglia, le labbra strette nel suo faccìno concentrato.
    “Che bej color, nona!”, dissi passando le dita su quel quadratino che sembrava un prato pieno di genzianella e botton d’oro.
    “Sta atent con ‘ste man! Lana parei n’ajé pi nen. L’avijo trouvala al lanificio d’via Barbaroux, pen-a dop la guera”.
    Giuseppina si muoveva lenta e lenti erano i suoi pensieri mentre usciva sul balcone a prendere il carbone. E io, trentenne, m’incantavo a guardare i suoi gesti, vedevo gli ovoli neri e lucidi che cadevano a uno a uno nella gola rossa del potagé che attaccava subito a brandare.
    “Quando vado a letto as distisa adasi adasi. Ma doman matin a l’è ancora caod”.
    “Nona: per Natal mi vourìa regalete ‘na stouvia a gas”.
    “Ma ten da cont i sold, tourlopupo!”.
    Nel silenzio sentivo l’arrostino cuocere sul potagé adagio adagio, con un sugo che sapeva di barbera, di cipolla, di ginepro, di legna e di carbone.

  5. Krap ha detto:

    Grazie, Manlio, per averci ricordato questo termine subalpino d’antan, che mi piace molto perchè è uno specchio di quella natura ibrida che rivela il piemontese come una “lingua ponte” tra italiano e francese, e lo rende così interessante linguisticamente. Infatti in francese la parola corrispondente è “mâchefer”, derivante dal verbo “mâcher” = masticare. “Mastica ferro” (nel senso di “ferro masticato”), perché queste scorie erano presenti in grandi quantità come piccoli frammenti sul fondo dei forni dopo la fusione del minerale di ferro, fusione che avveniva appunto con l’impiego di carbon fossile e di coke.

  6. maria pia ha detto:

    ricordi bene, eravamo felici. Sono cresciuta in una casa con due cortili, corridoi pieni di curve, buie cantine. Venivano per giocare dal paese vicino. E quando non ce la facevi più andavi a bere al rubinetto.Mai più avuta una sete così, nè trovata acqua che dissetasse tanto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...