Arriva un paladino (pedofilia fra i valdesi 5)

Poiché raramente i lettori vanno a rileggere i commenti dei post vecchi, riporto in “prima pagina” quanto scrive tale Fiorenzo Montaldo  in commento al mio post (il primo della saga) sulla pedofilia fra i valdesi. Non posso pubblicare la sua foto (l’avrei scaricata dalla sua bacheca) perché dopo aver messo il commento si è subito tolto da Facebook. Ha anche cancellato il commento, e la replica alla mia replica. Qui nel blog non può farlo, altrimenti si sarebbe cancellato anche da qui. Probabilmente la Tavola Valdese ha convinto lui (come aveva convinto Velluto) a lasciar perdere. Però una foto volevo metterla, e ho pensato a qualcosa che lo rappresenti, cioè che dia l’idea di uno che morde senza aver veleno nei denti, e poi scappa a nascondersi.

“Io ero al Convitto Valdese dal 1961 al 1963 .Ora premetto che sono ateo, non comunista, e non voglio difendere i valdesi ma non ho mai verificato ciò che dichiari e considera che sono in contatto co alcuni ex convittori. Mi ricordo però che in quel periodo erano stati allontanati dall’Istituto due convittori uno si chiamava ,mi sembra,Montanari e l’altro Manlio (non ricordo il cognome), perchè la notte salivano a molestare e minacciare gli elementaristi. Ora dico un bel caso di omonimia a meno che il periodo della tua permanenza non corrisponda… distinti saluti”

Questa la mia risposta.

Caro Fiorenzo, visto che ti sei iscritto a Fb per poter mettere anche lì questo commento, approfondiamo pure. Fra quel che hai scritto su Fb e quello che hai scritto qui ci sono alcune piccole, ma significative differenze. Su Facebook scrivi “non sono mai stato molestato da Girardet (…) e non ho notato le cose che dici”. Qui scrivi solo “non ho mai verificato ciò che dichiari”. Sono due affermazioni diverse. Qui scrivi “sono stato al convitto dal ’61 al ’63 (…) e l’unico fatto avvenuto in quel periodo fu la cacciata di due convittori che molestavano e minacciavano gli “elementaristi”, quei piccini che dormivano al terzo piano”. Io me ne andai dal Convitto, promosso in prima liceo classico, nel giugno del 1961. Nell’autunno 1961, quando tu entravi in Convitto nel novero dei “bruttini risparmiati dal mostro”, Girardet mi negò la reiscrizione, quindi non ci siamo mai incontrati né visti.  Però non hai una gran memoria, se parli di “piccini al terzo piano”. Era il secondo piano, quello dei gagni. E sopra non c’erano altri piani, c’era solo la torregtta dell’orologio. Comunque al secondo piano, a babordo (ricordi quella terminologia?) c’era la nursery, e a tribordo c’erano le camere dei “grandi” che, pagando un supplemento, evitavano la promiscuità della camerata al piano di sotto. C’ero alloggiato anch’io, nelle camere dei “grandi”. Ne dividevo una con mio fratello. Dunque, se avessi voluto “molestare” i piccini non avrei avuto bisogno di salire. Ma non mi passava neanche per la testa, di molestarli. Al massimo li prendevo a ceffoni quando si facevano troppo petulanti. Devi stare MOLTO attento ai verbi che usi, Fiorenzo! Molestare è una cosa, minacciare un’altra. Prendere a calci in culo i petulanti gagni che, forti della protezione del Direttore e della Signorina Ermini (sua complice e loro sorvegliante), ci rompevano le balle mentre giocavamo a ping pong o a calcio balilla, era prassi quotidiana, come del resto in tutti i cortili, gli oratori e le piazze della penisola. L’infanzia era un duro apprendistato, allora. Ma le molestie sono un’altra cosa. Tu oltretutto le lasci intendere in senso subdolo, attualizzato, cioè alludi a qualcosa di torbido, qualcosa di più di un ceffone o di un calcio in culo. Basta questo a qualificarti come serpe. Ma c’è anche quel tuo accenno oscuro: “considera che sono in contatto con alcuni ex convittori”. Anche io, pensa un po’! Intanto lo sono con mio fratello, che non venne riaccettato come me nel settembre del ’61. Poi vedo spesso un convittore che per aver parlato a Torre delle ‘prodezze’ del direttore venne allontanato a metà anno scolastico ’60-’61 (con un bel danno sotto il profilo della continuità di studio, alla faccia della pedagogia d’avanguardia predicata da Girardet). Infine corrispondo, dopo la pubblicazione del post, con altri convittori che mi hanno contattato dopo averlo letto, per confermare quanto in esso dico. Peccato che sia morto da pochi mesi D.R. , convittore mio amico, compagno di classe fino alla maturità classica e mio testimone di nozze. Anche lui ne avrebbe avute di cose da raccontare… Per fortuna la sua vedova le sa bene, quelle cose. Ma non importa.

Cosa vogliamo fare, Fiorenzo? Riaprire il caso? Io sono prontissimo, e come me tutti coloro che hanno visto e subìto. Tutto suona falso in quel che scrivi. Persino quel “l’unico fatto avvenuto in quel periodo fu la cacciata di due convittori”. No, mio caro. Il fatto più importante avvenuto nel “tuo” periodo fu la famosa inchiesta della Tavola Valdese scatenata dalle denunce di noi “grandicelli” che fummo, proprio per quello, allontanati o non riammessi. Ed eravamo ben più di due: almeno una dozzina. Infatti io lo scrivo ben chiaro nella nota: “Girardet attuò una cinica politica di ’svecchiamento’ dei convittori per costituirsi una ‘riserva di caccia’ piena di prede più ingenue e vulnerabili possibile. Espelleva cioè i ‘grandi’ (ginnasiali e liceali) con pretesti disciplinari (o non li riaccettava all’anno scolastico successivo) e li rimpiazzava con con bimbi delle elementari e delle medie.”. Che il mostro ti abbia risparmiato, quindi, non si deve alla tua bruttezza, ma al fatto che sotto inchiesta “Gira” (e non “gia” come dici tu, altro neo nella tua memoria) si atteneva alla più grande cautela, com’era logico aspettarsi. Solo più tardi, a inchiesta finita, e dopo aver fatto del convitto un “porto franco” dell’estremismo rosso, ricominciò. Ma tu eri già via. L’hai scampata bella. Ed è stato un peccato anche per la tua precoce vocazione alle indagini. Un bimbo che nelle ore libere dallo studio, invece di giocare a pallone, a ping pong o a calcio balilla passa il tempo a “verificare” i motivi per i quali sono stati “cacciati” l’anno prima dei convittori che manco ha conosciuto è un Di Pietro nato. Che occasione perduta!

In ogni caso, ti aspettiamo a piè fermo. Io adoro i valdesi e ho moltissimi amici (forse i migliori) fra i comunisti più convinti. Non ho bisogno di premettere come fai tu (excusatio non petita…) “sono ateo, non comunista e non voglio difendere i valdesi”. Non hanno certo bisogno di essere difesi da te, i barbetti. In ogni cesto c’è una mela marcia, ma questo non significa che le altre mele siano cattive. Se poi il contadino al mercato, invece di buttarla, la gira dalla parte sana per non far brutta figura e venderla ugualmente, trattasi di peccato veniale. O almeno assimilabile a quello commesso dalla Chiesa Cattolica nel cercare di redimere ‘in privato’ i preti pedofili invece di consegnarli alla Giustizia ordinaria. Che era il messaggio sotteso al mio post sul blog e alla mia nota qui su Fb. Anzi, su Facebook non ci sarebbe neanche finito, quel post, se qualcuno come te (una biscia che fa i nomi, ma omette i cognomi, a scanso di querele, e dice che “sarebbe un bel caso di omonimia” sapendo bene che di omonimia non si tratta) se una biscia come te – ripeto (io non temo le querele) – non mi avesse fatto chiudere il blog per una settimana con la scusa di una “foto di paesaggio non autorizzata”. E’ con quelli come te, che mi diverto a duellare. Vi aspetto in sella, con testimonianze, foto e documenti. Ma penso che la Chiesa Valdese, come ha convinto Velluto, convinca anche te che è meglio, dopo 50 anni, lasciar perdere…

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9 risposte a Arriva un paladino (pedofilia fra i valdesi 5)

  1. E.Raser ha detto:

    noi al Liceo Rinaldini di AN eravamo piu’ fortunati.
    ci trovavamo, fuori ricreazione, io e Roberto Bacchiocchi , nei cessi del iceo a fumare una sigaretta. Rigorosamente tabacco.
    Il Preside, Mons. Mario Natalucci, detto Babilo’, poichè vedeva levarsi un fil di fumo, come nella nota opera pucciniana, aprì la porta e chiese ” c’e’ qualcuno?”
    Bacchiocchi, pronto e perentorio rispose ” NO”
    Ed il Preside se ne ando’, rispettando la privacy dei luoghi.
    Ora gli hanno dedicato una strada, Via Mario Natalucci, nei pressi del supermercato Auchan
    Purtroppo, essendo una via periferica e cieca, ci vanno i camionisti a far pipi’.
    Sicche, in occasione del 150° anniversario del liceo, l’anno prossimo, pensiamo di dotarla di toilette in stile tardo gotico

  2. michele ha detto:

    …“O almeno assimilabile a quello (peccato, ndr) commesso dalla Chiesa Cattolica nel cercare di redimere ‘in privato’ i preti pedofili invece di consegnarli alla Giustizia ordinaria.”
    Trovo questa frase di MC particolarmente interessante e degna di discussione. Si tratta, in effetti, del cuore della questione della quale si è, di recente, molto dibattuto. Tuttavia, pochi opinionisti si sono soffermati su questo aspetto della vicenda. Pochi hanno, cioè, riflettuto sui pro e contro di quella redenzione privata a cui fa cenno Manlio. Essa, infatti, consiste in una punizione tutt’altro che divina e non necessariamente, nella sua umanissima semplificazione, meno afflittiva di quella recata da una pubblica autorità. Al riguardo, non ho cognizione di alcun precedente specifico, ma sospetto che le citate “redenzioni private” fossero decisamente più blande di quelle sanzioni che sarebbero state subite in caso di condanne penali, a seguito di accertamenti effettuati dalla giustizia ordinaria: questo, molto più dell’omertà, mi indispettisce.

  3. Dado ha detto:

    Michele, cane non mangia cane: comunisti con comunisti, preti con preti, barbett con altri barbett. E’ chiaro che il Vaticano ha insabbiato.. Mi pare altrettanto chiaro che nel convitto valdese sia successo qualcosa. Assunto questo, mi chiedo perchè non si sia sollevato un (anche piccolo, eh…) scandalo dopo questa denuncia del Man… Evidentemente, i valdesi sono riusciti ad ammantarsi di quest’aura che li rende più giusti fra i giusti, cosa dimostrata anche dal fatto che persino mio padre mi rompe le palle con le virtù dei barbett… Il mio parere personale? “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi” (cit.)

  4. Giulio Basettoni ha detto:

    “Se poi il contadino al mercato, invece di buttarla, la gira dalla parte sana per non far brutta figura e venderla ugualmente, trattasi di peccato veniale”.

    Peccato veniale? A qualunque comunità umana si attribuisca una simile condotta, una affermazione a proposito di pedofilia, mi sembra un pensiero indicibilmente atroce, mostruoso. Dopo il Suo brano sul curapipe, mi ero fatto di Lei un’altra opinione (a Lei probabilmente di questo interesserà poco o nulla, ma) il fatto di essere un granata anch’io probabilmente mi ha fatto travisare qualcosa….

  5. Giulio Basettoni ha detto:

    “in ogni cesto c’è una mela marcia, ma questo non significa che le altre mele siano cattive. Se poi il contadino al mercato, invece di buttarla, la gira dalla parte sana per non far brutta figura e venderla ugualmente, trattasi di peccato veniale”

    Peccato veniale? Sono basito. Sarà che sono granata anch’io, ma di Lei mi ero fatto un’altra opinione.
    Un’idea del genere, in qualunque comunità umana possa essere riferita (protestante, cattolica, atea, quel che vuole), se si tratta di pedofilia, mi pare sordida, atroce, mostruosa.
    A Lei probabilmente non importaerà niente, ma un’affermazione del genere mi ha fatto cadere letteralmente le braccia. Auguri, che Dio La benedica.

  6. montaldo fiorenzo ha detto:

    L’anno scorso mi è stata crakkata la password,senza saperlo sono finito su fb e qualcuno ha usato la mia identità.Non mi sono mai sognato di “attaccarti” però prima di rispondere potevi informarti meglio.Noto che ,inconsciamente, hai messo una foto che rispecchia la natura di uomo pieno di veleno! IN caso mi fossi sbagliato ti chiedo scusa

  7. montaldo fiorenzo ha detto:

    Mi farebbe piacere,se possibile,che eliminassi questo articolo perchè non mi va che il mio nome sia associato ingiustamente ai pedofili che ti hanno fatto soffrire.Ribadisco che non c’entro in nessun modo.Ti saluto.

  8. fiorenzo ha detto:

    Scusa se insisto a chiederti la rimozione del mio nome dal tuo articolo(un po’ mitomane)ma ci tengo molto.
    Puoi sempre riscriverlo più graffiante di prima …… sei tu l’uomo di penna …..
    Ho letto un po’ di cose che hai scritto e le condivido ,sinceramente,nel mio caso ho però l’impressione che scrivi bene ma razzoli male. Mi chiedo cosa ti costa scrivere sul tuo blog che qualcuno ti ha preso in giro? Ribadisco che non ti ho mai conosciuto ne tantomeno attaccato e ti esorto a seguire i tuoi sanissimi principi mettendo in chiaro la questione .Per cortesia….

  9. Giorgio ha detto:

    Io sono stato al Convitto Valdese dal 1961 al 1964, dalla quarta elementare all alla seconda media. Ho ancora le foto che che Franco Girardet faceva tutti gli anni ai convittori a al personale del convitto, mi sembra prima di Natale.

    Manlio, non penso che noi ci siamo mai conosciuti. Forse tu sei arrivato quando io ero gia andato via, pero’ quello che scrivi di Girardet e’ essenzialmente corretto. Gli piaceva toccare i bambini e nel mio caso, mi ricordo che due o tre volte mi aveva invitato nel suo appartamento per farmi delle foto nudo.

    Devo aggiungere una cosa. Da quando convinsi mia madre a togliermi dal Convitto, nonostante Franco Girardet volesse che io rimanessi, non ho piu’ saputo niente e neppure ho mai cercato informazioni. La notte scorsa comunqque, ho fatto un sogno e in quel sogno c’era il Convitto Valdese, dove passai quasi 4 anni della mia vita. Questo mi ha spinto a fare delle ricerche e sono arrivato a questo blog. Interessante che il Convitto sia stato chiuso per nascondere le malefatte di Girardet.

    Fiorenzo Montaldo, non sono sicuro ma e’ possibile che noi eravamo in classe assieme e forse eravamo pure amici. Io venivo da Milano e forse ti ricordi di me. Ho ancora le foto che Girardet faceva per Natale, putroppo abito all’estero e queste sono nella mia casa in Italia. Mi piacerebbe dartene una copia.

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