Il 77esimo cavallo bianco

Sono passati già sei anni dalla morte di Piero Boveri. L’ho ricordato oggi con un amico, che parlava di statistica circa la percentuale di stronze fra le donne. Quand’ero Pontifex, in goliardia, Piero era il mio “cardinale al tabano”, col nome di Petrus Alchemicus. L’aveva sempre intrigato, l’alchimia, anche se era ingegnere e insegnava Costruzioni Rurali ad Agraria. Gli allievi lo adoravano: era eccentrico, dolce e disponibile, mai accademico, e li faceva sognare indicando loro il lato spirituale ed esoterico che c’è in ogni fenomeno. Parlava loro del modo “sacrale” di costruire captando con la bussola cinese le energie positive di cielo, terra ed acqua ed orientando in base ad esse la casa. Dicevano che fosse buddista, ma se lo era seguiva una via tutta sua (più buddana che buddista) e comunque non lo dichiarava. Sul Xinxing, ad esempio (la simbiosi cuore-mente-animo), era più vicino ai cinesi del Falungong che allo Zen, ma in fondo era solo uno splendido, autoironico e paradossale anarchico, un bricoleur della mente.

Già in goliardia non capivi mai se parlava sul serio o ti prendeva in giro: una volta mi propose di finanziare un guru laotiano che faceva ricrescere i denti, e io per un pelo ci cascavo, perché sapevo che lui seguiva le medicine alternative, il taoismo, l’arte del corpo e le tecniche per non invecchiare. Era sicuro di arrivare a 150 anni, ma l’ictus l’ha fermato a 60. Che personaggio! Lo incontravo sempre al Balon: alto, dinoccolato, vestito alla comecàpita, i lunghi capelli grigi (quasi Rasta) raccolti in una coda. Sempre a caccia di libri. Non avendo parenti, viveva per i suoi gatti, ma non due o tre: cento e fischia. Aveva comprato un rustico in collina, e li teneva là. Era così animalista che parlava alle formiche (su, da brava, spostati, fammi passare), e una volta sospese gli scavi in un cantiere per salvare un nido di salamandre. Noi amici lo chiamavamo “godere godere”, perché quello era il suo modo di salutare in goliardia.  Anche “gabole arcane”, perché così lui rispondeva ai nostri “cosa pensi?” quando lo vedevamo assorto.

Per ciò mi ha fatto piacere, oggi, parlando a quel mio amico delle statistiche sulle donne, ricordare un suo ‘numero’ memorabile dei primi anni ’70, che si basava sulla statistica. Piero sosteneva che se si chiede “me la dai?” un tot di volte di seguito a donne diverse, alla fine statisticamente una dirà sì. Per dimostrarlo si esibì in via Roma, durante lo struscio del sabato. Non chiedeva brutalmente “scopiamo?” (un buon goliardo non lo farebbe mai), ma si avvicinava alle donne facendo misteriosi gesti da incantatore di serpenti e tracciando segni nell’aria, in modo da attrarre la loro curiosità. Poi, quando erano vicine, recitava loro con voce suadente formule di saluto esoteriche tipo: “Aaaaah! Sia benedetto il nume che mi pose sul tuo cammino, o candida pulzella, acciocché la tua bellezza mi abbagliasse prima che i 76 destrieri bianchi del califfo Mohammed stramazzassero di fronte alla tua ammaliante venustà, tutti quanti, uno dopo l’altro, meno il 77esimo”. Quasi sempre la fanciulla chiedeva incuriosita: “Perché il 77esimo no?”. E Piero pronto: “Sarebbe facile risponderti “perché è cieco”, mia sovrana, tiranna dei miei sensi, ma in realtà il cavallo è soltanto geloso. Egli possiede il raro dono di capire il pensiero umano, e leggendo la mia mente, tra tutti i cavalli è l’unico a sapere che voglio unirmi a te carnalmente, oggi stesso: acconsentirai tu dunque, o mia sublime?” … e roba simile.

Erano gli anni di Woodstock, degli hippies, della liberazione sessuale, d’accordo, ma eravamo pur sempre nella severa e conservatrice Torino sabauda! Eppure Piero vinse. Dopo un centinaio di “no”, di “come si permette?” di “vuole che chiami le guardie?” (e anche qualche sberla) arrivò il fatidico sorriso seguito dal “ma che matto sei… ok… perché no?”. Anche perché Piero non era brutto. Non che fosse un bell’uomo (magro, allampanato, sembrava il sosia di Franco Battiato giovane, capelli compresi) ma non era repellente e soprattutto non aveva l’aria da sfigato. E’ quella, che frega. Lo sfigato, anche se è un Apollo, le donne lo fiutano a chilometri, ci giocano come il gatto col topo, e lo mandano in bianco. Chissà come sghignazza adesso Petrus, dal posto in cui si trova, nel sentir rievocare questa storia!

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2 risposte a Il 77esimo cavallo bianco

  1. marco ha detto:

    Forte Piero!! gli ruberò la tecnica dei 76 destrieri bianchi. Mi studio a memoria la formula
    e la userò oggi stesso!! 🙂 statistica.

  2. E.Raser ha detto:

    se la statistica non è un’opinione io sono nel gruppo dello 0,01%.
    e tutto è relativo.
    Ecco qua il certificato medico di quest’oggi, 10/06/2010
    Sig Scarponi Mario
    Non è stato possibile eseguire l’esame endoscopico ( uretrocistoscopia ) per ASSOLUTA INTOLLERANZA del paziente all’esame, dopo aver introdotto il cistoscopio per pochi centimetri in uretra.
    In considerazione dello stato clinico del paziente l’esame andrà eventualmente eseguito in anestesia.

    gli ASSOLUTAMENTE INTOLLERANTI alla trapanazione dell’uccello siamo pochi, 1 su 10.000, cioè 2.500 in tutta Italia, ma in grado di innescare l’opportuna rivoluzione del sesso.
    da oggi nessuna gentil donzella me lo prenderà in mano senza avermi prima dato una martellata in testa, neanche Berlusconi!!
    E la piuma rossa di Commendatore del S.V.Q.F.O. , chiedero’ opportuna licenza al Gran Maestro di commutarla con Piuma Rosso Cardinale!!!!!

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