Oigolorcen

Sanguineti l’ho avuto come professore, negli anni ’60, a lettere. Ora che è morto i coccodrilli si sprecano a sottolinearne la ‘grande statura di intellettuale vero’ (quelli finti stanno tutti a destra) e sui giornali è tutto un fiorire di addii “al compagno Sanguineti”, definito ‘pensatore controcorrente, grande poeta capace di inventare un nuovo linguaggio’. Allora, visto che era controcorrente, non s’incazzerà dall’al di là se non mi unisco al coro osannante, e gli confeziono un oigolorcen, cioè un necrologio alla rovescia. Lui adorava questi giochi di parole. Di lui docente universitario, per cominciare, mi irritava l’ostinazione nell’infilare Marx dappertutto, a lezione. Andavi per sentir commentare Dante, e ti trovavi la riscossa proletaria. Ma quello era l’andazzo accademico, dappertutto. Erano quelli i tempi in cui la sinistra faceva man bassa della cultura. L’egemonia di oggi è costruita sui plinti gettati allora, ben affondati in un terreno dal quale la destra era tenuta fuori con la raffinata obiezione “zitto, tu, fascista” mentre la DC, tutta presa a lottizzare, rubare e spartire, “lasciava fare”. Sanguineti aveva grossi occhi sporgenti e afflitti da uno strabismo divergente che lo facevano assomigliare Marty Feldman (il lupo ululà, il castello ululì), e una dentatura così gialla e aggrovigliata che avrebbe scoraggiato anche il re degli ortodontisti. Non erano denti, i suoi, ma cavalli di frisia disposti a caso sulle gengive.

Ma la bellezza esteriore (Leopardi insegna) non c’entra nulla coi poeti, che sono ‘belli dentro’. Sanguineti e la sua cricca di intellettuali rossi (quelli che sanno tutto lo scibile letterario, ma ignorano quello scientifico e considerano di serie B quello musicale e tutti gli altri) avevano cominciato a ‘destrutturare’ il linguaggio e a incasinare tutto quello che costituiva la forma poetica: ritmo, metrica, rima, schemi, assonanze, musicalità, eccetera. Ma, presi dall’ortodossia comunista, non si erano accorti che quell’operazione era già stata compiuta mezzo secolo prima da Marinetti e dai futuristi. Come mai? E’ semplice: Marinetti era stato fascista, e come tale era stato condannato dai rossi alla ‘damnatio memoriae’. Semplicemente non esisteva, per loro. Buffone lui e i suoi seguaci. Intanto Sanguineti scriveva poesie meravigliose come questa: “Ahi, acri abissi, astruse apocalissi / bisce bisex, bavose & brontolose / chi in chiave crede crudi chiodi chiede / demonio dotto è docile decotto / esulcerato, ecco, è l’ente eccitato / franto è il fragile femore &, frattanto / gelosa è gola gotica & gommosa”. Notato il trucco geniale? Primo verso, tutte parole che iniziano con A, secondo verso con B… eccetera. Ganzo!

Ma Sanguineti era così: giocava coi suoni e le parole come un bambino gioca coi mattoncini di plastica del Lego. Fosse stato di destra lo avrebbero ignorato, o dileggiato. Ma siccome era schierato dalla parte giusta, gli diedero cattedre e premi, oltre che lauti stipendi (e poi pensioni) in Parlamento. Già quasi ottantenne fu candidato a sindaco di Genova da Rifondazione Comunista, e fu durante quella campagna elettorale che invitò la sinistra a «restaurare l’odio di classe perché i potenti odiano i proletari, e l’odio deve essere ricambiato». Anche di politica non aveva capito un cazzo. I potenti non odiano i proletari, perché ne hanno bisogno per esercitare su di loro il potere. Li amano, anzi. Magari dell’amore interessato con cui il pastore ama le sue pecore da tosare e macellare, ma li amano. L’odio-invidia sta solo dall’altra parte, quella dei proletari. Che poi però, se riescono a liberarsi dal giogo, diventano potenti a loro volta e continuano a tosare gli ex-compagni-pecora sotto la guida illuminata degli intellettuali alla Sanguineti. Uno che ci ha lasciato poesie-settimana enigmistica, poesie-mascherata, poesie-cartolina, ma poesie-poesie neanche una.

Ma in fondo che cos’è la poesia? Ricordo come la definì Emilio Gay, poeta torinese scomparso nel 2004 che nessuno conosce perché era di destra. Me lo disse una sera che cenavamo, gomito a gomito, nella “tampa” del Circolo degli Artisti: “La poesia non è una creazione dei poeti. Esiste di per sé, nelle persone, nelle cose e nelle situazioni. I poeti sono soltanto quelli che l’avvertono, e riescono a descriverla, a trasmetterla”. A tavola, a quel punto, s’era accesa la discussione, e l’argomento s’era ingarbugliato, con l’intervento d’altri commensali. Era saltato fuori, inevitabile, il discorso sull’universalità del linguaggio poetico, con tutti i relativi dubbi (sensibilità del fruitore, forma e non forma, condivisione emotiva…) durante il quale, caduta ogni iniziale empatia, la poesia sembrava scomparsa dietro le quinte, in scena erano solo più cervelli annebbiati dal vino e dall’età impegnati in fiere logomachie più o meno dotte.

Vanitosi come pavoni, badando ognuno a far sapere che sapeva e a far capire che capiva, sciorinavano secoli di citazioni e trinciavano giudizi su questo e quel poeta, mentre l’Emilio (unico poeta vero nel gruppo) taceva. Poi, salendo al bar, mi disse: “vedi, Manlio, un poeta vero è uno che sa riconoscere la poesia anche qui, nel cozzare felpato di stasera fra le nostre vanità intellettuali impegnate a non lasciar trapelare il dolore dell’amnesia che tutti ci affligge”. Grande Gay. Il silenzio della stampa sulla sua morte fu un omaggio indiretto al personaggio, tanto vivace e curioso intellettualmente quanto schivo d’ogni forma di pubblicità, fino a sfiorare l’anoressia da premio. Anche in questo, poeta vero. Non assetato di fama, ma teso fino all’ultimo nell’individuare e cogliere quell’immenso tesoro di poesia che esiste e continuerà ad esistere dappertutto, anche se ciò che la esprime e chi la esprime non trovassero più poeti come lui a capirla e trasmetterla. La poesia esisterebbe lo stesso anche se a girarle intorno senza individuarla restassero solo giocolieri sordi, ciechi e narcisi come Sanguineti.

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8 risposte a Oigolorcen

  1. michele ha detto:

    Ciò che mi ha più piacevolmente colpito, di questo pezzo, non è tanto il contenuto di esso (non conoscevo, nemmeno sotto il profilo letterario, né Sanguineti, né Gay), quanto piuttosto il sotteso filo conduttore avente ad oggetto l’idea, politicamente scorrettissima e per questo apprezzabile, che sia lecito parlar male di uno che è morto, quando già ti stava sulle palle da vivo e, già allora, manifestavi apertamente questo pensiero.
    Sembrerebbe scontato, invece risulta anticonformista, in una società che tira le monetine a Craxi quando viene inchiodato alle sue responsabilità penali e, qualche anno dopo, lo “rivaluta”, proponendo (Moratti) che gli si dedichi una piazza.

  2. E.Raser ha detto:

    ma quale piazza ????
    BETTINO CRAXI
    CORSO VIA

  3. michele ha detto:

    @ Raser: forse hai ragione; sarà che avevo in mente piazzale Loreto….Ma, toglimi una curiosità: com’è che, nel commento qui sopra, non sei riuscito ad infilare qualche riflessione sulla stampa di moneta a cui si ricollega la delinquenzialità bancaria?

  4. Zoe ha detto:

    @Michele… basta chiedere!
    Ahi, fieri fondi, falsi fidi / garrule gestioni, gelate & garantite / io indici ipotecabili indico improvvisi / lerci lenoni sono in liquidazione i lotti minimi/ moneta mancata, mentre minusvalenza MIB miete mercati e margini / niente negoziazione né norme / ostica è obbligazione ostile l’OPA e opzione

  5. michele ha detto:

    @ Zoe: sciapò! (chapeau, per chi ruba gli europei e non sa perdere ai mondiali)

  6. Zoe ha detto:

    Beh, con un maestro come Sanguineti non era difficile…

  7. Ale Baje ha detto:

    Bravo Manlio, mi ricordo un pezzo di un detto in Piemontese (scusa la grammatica…): ” Quand’a nasu tuti bei, quand’a moiru tuti brau”! (Mi sembra manchi quand sa spusu..)
    La poesia è una forma di energia che ci avvolge e ci accompagna, ma come tutte le forme di eenergia , solo le “antenne” predisposte riescono a percepirla in fondo..
    Con il post precedente mi sono fatto due risate, anche se forse marisa si sarà arrabbiata/o…

  8. Brunello ha detto:

    Ti ringrazio Manlio per aver ricordato Emilio, che ho conosciuto nel 1958.Fu tra i primissimi ad usare le bombolette per scrivere sui muri in campagna elettorale ed a tirare in faccia le cambiali ad un noto ministro democristiano. Andai persino a trovarlo in un campeggio che gestì in Calabria,
    Ammetto di non averlo quasi conosciuto come scrittore e ti prego di segnalarmi qualche titolo.
    Grazie
    Brunello

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