Altra primavera al citofono

Non sarei il goliardaccio che sono se non vi risvegliassi dal torpore oleografico che vi ho inflitto con l’ultimo post schiaffeggiandovi con la sua parodia dissacrante. Se affiancate i due testi, godrete ancor di più la precisione del mio tuffo carpiato con avvitamento, dalla poesia alla prosa. Hasta la rivista!

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Ci son giorni in cui suona al citofono in ufficio un dovere antico, stampato in qualche remota cartella dell’Iva, e reclama impertinente il diritto di farsi pagare a tutti i costi, anche da chi è distratto, o preso da urgenze più pressanti. Giornate che è impossibile ignorare quell’usciere, anche per chi, preso dai debiti e dai mutui, quasi non lo riceverebbe, lì per lì. E’ l’annuale dovere della dichiarazione dei redditi che torna. Talvolta con rialzi di imponibile repentini, grazie alle rivalutazioni catastali: nonna Finanza non ci manda solo faldoni stereotipati, ma anche durezze da ribalda che prendono la rincorsa dai rari uffici non deserti in cui non regna la pausa cappuccino e il fuoristanza per atterrare inesorabili sui nostri unici punti vulnerabili: i beni al sole. Talaltra con vaghe detrazioni operate tra brividi e terrori altalenanti, come in quest’anno di crisi e fatturati bassi, che la banca pareva già sapesse in anteprima del default islandese, greco, irlandese… tanto che persino il Fmi non si decideva sul da farsi. Sembrava che dicessero fra loro (come noi) ma guarda tu che tempi piatti, frigo nei Pil e forno nei bilanci, non so cosa permettermi e comunque non li porto ancora in tribunale, i registri, penso che al mare ho ancora il posto auto da vendere…

Ma ormai il Modello Unico è alle porte, ragazzi, e l’umore sfuma nel compilarlo dal viola del lutto più infernale, al verde sempre più diffuso e desolato delle tasche, con macchie di debiti assassine emergenti qua e là. Purtroppo, a guardarlo da vicino, il bilancio è pieno di numeri piegati e piagati dalla crisi, di crediti sollecitati e ancora insoluti, di contratti stracciati, o corretti da ribassi fuori tolleranza. Le ultime pesanti riduzioni degli ordini hanno lasciato il segno, e le perdite si ripercuotono dovunque. La giovane impiegata Rosa è passata al part-time, e la spesa di cancelleria è abbattuta, così ridotta all’osso che quasi mi tocca scrivere col lapis, il tasso ha brecce contrattuali che fan crescere anche il mutuo, e i soci, i fornitori, le mille soluzioni pensate in extremis si mostrano traditrici.

Ora va tutto mitigato, però. I politici erano sulla terra da molto, molto tempo prima di noi, loro hanno visto i moduli Vanoni e i 740, quelli serî, e certo sanno levarci dalle intemperie, non sono mica pasticcioni e paurosi come noi! Eccoli infatti pastrocchiar le sole con la faccia di emme, muovere ninfe, offrire ai giudici languide topone e, rapidi, riunirsi. L’orrore della folla in fermento induce ad abolire l’Ici prima ancora che l’occhio registri il trionfo dei voti più precari. Ci sono. Ci siamo. Un altro condono è scontato!

Questo grida nel silenzio del suo ufficio l’imprenditore, chiudendo il citofono agli esattori e reclamando concretezza.Questo è l’urlo assordante che filtra dai caveaux delle banche di fronte alle cassette vuote e ai cronici sforamenti dei fidi. Nel succedersi lento delle Repubbliche fu sempre una specie di miracolo, per i piccoli imprenditori, scampare all’erario coi condoni. Ecco perché i nostri geni politici lo patteggiano ancora. Ecco perché, suonando ai campanelli delle ditte, i commercialisti ne invitano i padroni a sperare, a rallegrarsi per esser ancora vivi, per aver resistito al grande freddo della crisi. Or venga pure il condono, e un poco di respiro con lui! Vengano anni di sconti, rate, soldi, ordini e vita! Fanculo Visco e i vampiri rossi. E anche la Ue, l’altro vampiro che si sta svegliando. Ne ha visti così tanti di esattori, il nostro antico Dna mercantile, che non si lascia certo impressionare da un’Equitalia qualsiasi.

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3 risposte a Altra primavera al citofono

  1. missis Horse ha detto:

    CIAO Blog di MANLIO COLLINO!
    Sei proprio tu o sto sognando!???
    Comunque sia sono felice di rivederti, ci hai fatto prendere un accidente… per fortuna è durato poco tempo… ora ti spengo… fra un’oretta ti riaccendo e vediamo se ci sei ancora! 😉

  2. Domenico ha detto:

    bentornato!!!

  3. marco ha detto:

    bentornato Manlio!!!

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