Il problema è la casta

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Come mai il popolo – non solo qui in Italia – legge, guarda e ascolta i media come in trance, e tende a dimenticare quasi subito? Per una specie di mitridatizzazione emotiva. Le dosi sempre maggiori di stimoli che ci giungono dai media e dalla pubblicità ci hanno reso quasi insensibili. Le notizie ormai arrivano in tempo reale da tutto il mondo, sul Web e sui Tg satellitari non-stop. Ogni lutto del pianeta ci viene mostrato subito, e senza veli: se non ci vacciniamo, impazziamo. Questo costringe chi vuol venderci qualcosa ad usare scorciatoie emozionali. Chi vuole catturare la nostra attenzione cerca di stupirci, spaventarci, commuoverci sempre di più, e alla fine noi cadiamo nell’anoressia emotiva, che in politica genera cinismo fatalista e astensionismo della serie “è inutile che mi muova, tanto non cambierei nulla”. Il sano e indignato disprezzo per la casta, ad esempio, sembra sparito. Dimenticato. Ha solo fatto aumentare le astensioni. Cosa deve succedere per farci davvero rivoltare contro la mafia dei politicanti? Sembriamo abulici, incapaci di indignazione vera, durevole, reattiva. Persino i più violenti fra gli indignati – e qui mi riferisco ai viola, a chi denigra Berlusconi “a prescindere”, alle cinture nere dell’odio allevate alla moda sovietica – si stanno placando. Sono diminuiti nelle urne, nelle piazze e sul web. Non c’è Grillo o Di Pietro che li smuova, ormai.

Eppure Berlusconi presto finirà, anche solo per ragioni anagrafiche, mentre la casta continuerà a fare le sue porcherie “bipartisan”. Report le denuncia da anni, ma le toghe preferiscono intercettare Silvio che dar retta alla Gabanelli. La disoccupazione sale, il Pil scende, l’economia boccheggia strangolata dalla crisi mondiale (le colpevoli della quale, le banche, continuano impunite a spadroneggiare con tassi da usura, spese inventate, mutui a sorpresa e consigli fraudolenti agli investitori…) e la spesa pubblica è fuori controllo, a causa di sprechi sempre più clamorosi, furti spudorati, finte consulenze, assunzioni clientelari, regolarizzazioni in massa di precari statali, aumenti concessi alle classi parassitarie, eccetera. Ma alle ultime elezioni si è parlato di tutto fuorché di questo. I partiti sono riusciti a distrarci dalle loro porcate, e ora si preparano a incassare i loro lauti (e truffaldini, per via del referendum aggirato) rimborsi elettorali.

Aspettando quei soldi, i ras della casta commentano i risultati del voto, parlano di Costituzione da ritoccare, di bipartitismo da rivedere, di presidenzialismo da studiare (all’americana, alla tedesca, alla francese…), e ci promettono una nuova legge elettorale senza capire che non importa se sia di seta, canapa o nailon la corda con cui ci impiccano: conta solo che ci spezza il collo. Ecco perché cresce nella gente il desiderio di un “uomo del destino”. L’attesa di un cambiamento. Purtroppo Giovambattista Vico insegna che questi cambiamenti sono ciclici. La storia – diceva – è fatta di corsi e ricorsi, divisi spesso da cesure sanguinose. La democrazia marcita genera oligarchie partitiche corrotte che fan desiderare al popolo un “uomo forte” capace di fare pulizia. Costui, finito il repulisti, instaura un “suo” ordine che degenera presto in dittatura e fa desiderare nuovamente al popolo la democrazia. La quale però dopo un po’ torna a marcire, e avanti così… La costante dei cicli, se notate, è il popolo che si ribella. Speruma.

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