Special guest: Zoe about suicide

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Stamane leggendo il Corriere mi sono indignata. Non per i soliti scandali, beghe e ruberie ai quali mi sembra di aver fatto il callo, ma per un articolo che secondo me è pura e semplice apologia del suicidio. Il suicidio è un fatto individuale, l’idea quasi sempre si insedia come un tarlo in una mente disturbata o anche solo affaticata, e difficilmente viene scoperta o estirpata in tempo. Raramente ne vengono spiegati i motivi, e comunque mai soddisfano chi resta, che si porrà per sempre il dubbio di non aver capito, di non aver detto o fatto qualcosa… Non ne parlo solo per sentito dire, una ventina d’anni fa si è impiccata (!) una mia carissima amica, intelligente, ricca, piena di interessi, omosessuale ma con una storia serena e consolidata, insegnante alle superiori… Comunque oggi, sul Corriere a pag.31, ho trovato un articolo su Roberta Tatafiore. Questa signora 66enne, giornalista, femminista, ecc. ecc., a inizio 2009 decide – lucidamente, sembra nemmeno affetta da sindrome depressiva – di chiudersi in casa per tre mesi e “prepararsi” alla morte volontaria, scrivendo un diario del suo percorso..

Ricordo che per caso l’anno scorso, appena tornata dall’Australia e un po’ più curiosa di cronaca, lessi la notizia. Di lei non avevo mai sentito parlare, ma pensai – ricordo – che avesse nascosto una qualche malattia terminale agli amici e pertanto il suo gesto fosse quasi giustificabile. Me la ritrovo agli onori della cronaca nel primo anniversario. Nell’articolo si preannuncia la pubblicazione del suo diario, la cronaca dei suoi ultimi tre mesi, con qualche anticipazione sentimentale sul “saluto alla gatta” o sul commuoversi nell’ultima visita in banca! Sarei tentata di leggere il libro, ma non credo che lo farò. Sarò estremista, ma la signora Tatafiore mi sembra nella migliore delle ipotesi disturbata mentalmente (nel primo link c’è qualche spiegazione sulle possibili radici del disturbo), nel peggiore una stronza: di ottima famiglia, buon successo professionale, impegnata in politica prima a sinistra, poi a destra, delusa dal nostro mondo e dal nostro Paese decide di togliersi di mezzo. Ok, accetto il coccodrillo, anche se – ripeto – il personaggio non era noto a me, ma a molti altri sì. Però, che se ne riparli e se ne riscriva cercando di dare dignità al suo gesto, mi disturba profondamente.

Zoe

http://www.repubblica.it/persone/2010/04/02/news/tatafiore-diario-3083355/

http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/suicidio-tatafiore/suicidio-

tatafiore/suicidio-tatafiore.html

http://www.ilfoglio.it/soloqui/2215

http://archiviostorico.corriere.

it/2009/aprile/16/lucido_suicidio_Roberta_Tatafiore_diario_co_9_090416047.shtml

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19 risposte a Special guest: Zoe about suicide

  1. michele ha detto:

    Complimenti a Zoe: il pezzo è scritto molto bene e, per quanto mi riguarda, condivido la riflessione.

    Un plauso anche a Manlio che, mostrando rara e delicata disponibilità, rinuncia a scrivere sul proprio web-log (massì, al diavolo le abbreviazioni, per una volta) per dare spazio, quando lo meritano, ad interventi altrui.

    Non ricordo più (“il vecchio Alz” non è una prerogativa degli anziani) chi fosse quello scrittore morto suicida che con struggente lucidità disse (più o meno) così:

    “chi cerca un qualunque paradiso si è costruito, seppure fantasticando, un luogo in cui vale la pena vivere, o morire; chi fugge da se stesso non ha scampo, perché sa che questo luogo non può esistere.”

  2. marco ha detto:

    Anche a me ha disturbato profondamente.
    Non so come un editore si sia prestato a pubblicare un libro del genere.
    Evidentemente il voyerismo noir ha una consistente fetta di adepti. Che schifo.

  3. Zoe ha detto:

    Grazie MC per aver dato voce alla mia indignazione e grazie a Michele per l’apprezzamento.
    Continuo a pensare che la celebrazione del suicidio sia un insulto.
    Forse, però, leggerò il libro. Per onestà voglio cercar di capire.
    Z

    • manlio collino ha detto:

      Riserva la tua indignazione, Zoe, per cose più importanti. Il diario della Tatafiore dimostra solo quanto devastanti possano essere gli effetti negativi del narcisismo dentro un cervello acculturato e una personalità egocentrica, egoista e autoreferenziale a livelli insopportabili come i suoi. A furia di masturbarsi a raffica come tutte le femministe (il loro slogan era “dito – dito – orgasmo garantito) la Tatafiore ha voluto farsi l’ultimo, lento, compiaciuto ditalino con la morte per orgasmo. Fa un po’ incazzare non tanto l’interesse editoriale intorno al suo libro, quanto la vaselina intellettuale spalmata per infilare nel culo del lettore questo ustionante clistere, spacciandolo per elisir di genialità, cultura e sensibilità raffinatissime. Ripeto: l’interesse editoriale era scontato. Il settore editoriale (intendo con esso i libri ed i giornali che fanno loro da cassa di risonanza, per lo più a pagamento) non è molto diverso da quello televisivo, dove si rincorre l’audience popolare solleticando le pulsioni più intime e vergognose dell’uomo, come il voyeurismo. Il grande successo del filone dei reality show lo dimostra. Per fare un esempio in tono col libro della Tatafiore, sarà varato in Inghilterra (oddìo, varato: io sono rimasto alla progettazione, bisogna ancora vedere se glie lo lasceranno realizzare e mandare in onda…) un reality muto e orrendo consistente in più telecamere sistemate all’interno di una bara illuminata che consentiranno al pubblico di seguire ora per ora la decomposizione del cadavere e il lavorìo dei vermi. Non ci facciamo mancare nulla, vero?

  4. missis Horse ha detto:

    Ha preso una saggia decisione, la Tatafiore, così facendo ha messo in risalto la sua vigliaccheria nel non saper affrontere degnamente la vita.
    Era, evidentemente, una misera donna… non passerà, di certo, alla storia, nel caso fosse stato questo il suo ultimo desiderio!

  5. E.Raser ha detto:

    Cristo è risorto.
    la Tatafiore no

  6. E.Raser ha detto:

    io spero che non muoia piu’ nessuno e che non mi lascino piu’ niente

  7. Dado ha detto:

    Sta Tatafiore non so chi sia (chi fosse). Questa storia mi pare una stronzata, come tutto il tam-tam editoriale-editorialista. (Certo che dove ci mette il becco Rrepubblica…)
    Il mio intervento quindi vuole essere completamente slegato a questo particolare caso.
    Ciò detto, non riesco condannare fermamente il suicidio. Ovverro non riesco a dire un “NO” tout-court a questo gesto estremo.
    Sarà che sono cresciuto leggendo racconti di guerra nei quali il sacrificio consapevole di un commilitone serviva a far scappare gli altri; oppure nutrendo una sottile ammirazione nei confronti di un vero intellettuale come Yukio Mishima, che si fece fuori secondo il vecchio codice d’onore dei samurai per testimoniare (e condannare) il degrado morale cui era stato condannato il Giappone dopo aver perso la IIGM… Credo che la storia sia piena di esempi di suicidi coraggiosi e generosi.
    Boh… Certo i miei esempi c’entrano poco con la vecchia ciamporgna, ma spero di essermi fatto capire lo stesso.

  8. missis Horse ha detto:

    @Dado
    Ti sei fatto capire benissimo, difatti io ricordo sempre JAN PALACH di Praga!

  9. Domenico ha detto:

    Di fronte ad un atto estremo come il suicidio ci si può solo interrogare , provare tanta compassione, ma restare senza risposte precise.
    Nel caso specifico mi sembra invece che Manlio nel suo commento abbia centrato ( come al solito) il nocciolo della questione.

  10. iome (e la pravda) ha detto:

    In un modo libero -soprattutto sotto l’aspetto economico- si puo’ fare mercato della vita (pacchetti viaggio all-inclusive per la procreazione assistita) come della morte. Da dove venga questo mercimonio e’ facile da capirsi: dal poco rispetto che abbiamo per gli esseri umani. E’ inutile che ora vi indignate per il voyerismo macabro e di pessimo gusto che ruota intorno a questi temi: vietato vietare e’ stato lo slogan con cui il vostro eroe della libera editoria ha portato nei vostri salotti drive-in, il grande fratello, 8 mm, e uomini e donne.

    Cio’ detto, Zoe, la tua indignazione e’ cosa gia’ vista: altri prima di te hanno pensato (e sono anche riusciti) di censurare libri che trattavano del suicidio. Pensa al Werther o alle lettere di Ortis… E quelli sono ancora libri per educandi! Cosa mi dici di film come “suicide club” (finzione) e della eco che hanno avuto i suicidi collettivi (questi veri!) che sono accaduti in giappone?

    Il suicidio e’ una libera scelta e come tale deve essere rispettata. Miss Horse, quando comprerai una crema antirughe, se per un attimo rifletterai ed andrai a scavare nelle cause del tuo gesto, potresti scoprirti vigliacca.

    Manlio, nel tuo cinismo ti sei dimenticato di dire che con il suicidio della fiore ti sei garantito un po’ piu’ di pensione…

    Ah, per rimanere in tema di interesse morboso per i morti: Buona Pasqua.

  11. Dado ha detto:

    “Vietato vietare” mi pare più uno slogan da giovani cazzeggiatori sessantottini.

  12. Dado ha detto:

    Negli interventi di taluni si riesce sempre piuttosto facilmente a cogliere tutta la loro supponenza.
    Con Maria de Filippi, Maurizio Costanzo e Renzo Arbore io di certo non ho in comune il voto. Puoi dire la stessa cosa tu, iome?

  13. missis Horse ha detto:

    @ iome: grazie per il consiglio della crema antirughe ma, per mia fortuna, non ne ho bisogno e se
    tu avessi l’onore (che non ti accorderei mai) di vedermi schiatteresti per la mia sfolgorante bellezza ed il mio fascino irresistibile (non appartengo certo all’orda delle tue amiche femministe)!
    E la Pasqua non pronunciarla, perchè il suono delle tue corde vocali stravolgono il suo grande e soave significato!

  14. Krap ha detto:

    Perdonatemi, ma dissento da un giudizio così “tranchant”. Perchè non prendere in considerazione una risposta più semplice, ossia che la Tatafiore fosse affetta dal cosiddetto “mal di vivere”? Molte persone patiscono questo male, anche se dall’esterno gli altri non riescono a capirne i motivi. Anche Montale, per esempio, soffriva il mal di vivere, anche se lui non giunse mai a gesti estremi.
    Che cos’è il “male di vivere”? Non è altro che la depressione, e la depressione (come insegna la medicina) è una malattia. La depressione non è un semplice abbassamento dell’umore, ma un insieme di sintomi più o meno complessi che alterano anche in maniera consistente il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno.
    Per questa percezione alterata della realtà, il depresso reagisce in maniera inadeguata a tutti gli stimoli negativi esterni, e se ne lascia sopraffare.
    Alcune volte essa può essere una c.d. depressione reattiva: cioè una depressione dovuta ad un evento scatenante come un lutto, una separazione, un fallimento.
    Altre volte non esiste una causa scatenante esterna apparente, ma la sindrome depressiva si scatena ugualmente. Spesso il depresso può arrivare, nella sua percezione alterata della realtà, a percepire il suicidio come unico modo di risolvere i suoi problemi.
    Molte persone che si suicidano paiono (dall’esterno) non avere problemi: magari hanno un buon lavoro, una bella famiglia, nessuna difficoltà economica o nessuna nube all’orizzonte. Ciononostante scelgono il gesto estremo.-
    Io stesso ho conosciuto persone che hanno compiuto questa follia, senza lasciare alcuna spiegazione sulle loro motivazioni. Naturalmente in questi casi i familiari o le persone a loro vicine sono assalite dai sensi di colpa. Essi si tormentano chiedendosi: “E’colpa mia? Sono io che non ho saputo capire? Perchè non l’ho saputo evitare?”.
    Eppure non c’è niente da capire. Ai tempi dell’Università, io frequentavo un compagno di corso che abitava nello stesso condominio in cui abitava Primo Levi, e spesso, recandomi a casa sua, avevo avuto modo di incontrare nell’androne questo signore gentile e di scambiare delle opinioni con lui. Purtroppo, proprio in quei giorni, accadde che Primo Levi morì cadendo nella tromba delle scale. La cosa mi impressionò molto. Ho detto “morì cadendo” e non “si suicidò”, perchè ricordo le discussioni dell’epoca. Si tentata a tutti i costi di spiegare la cosa applicando il puro raziocinio: chi non voleva accettare la tesi del suicidio, diceva: “Anche se aveva passato tutto quello che aveva passato, in questi giorni l’ho incontrato in ascensore e non pareva affatto depresso. Dunque non si è suicidato: senza dubbio ha avuto un mancamento ed è caduto verso la ringhiera!”.
    Ma io resto convinto che non è possibile entrare nell’intimo così intimo di una persona. Oltretutto, il momento della morte è il momento della vita in cui l’uomo è veramente e drammaticamento solo, solo di fronte all’infinito ignoto.
    E non si può neanche applicare in ogni momento il raziocinio. Per esempio, non si riesce a spiegare perchè molti suicidi scelgano modi dolorissimi e atroci per morire. Sembrerebbe logico aspettarsi da loro questo ragionamento: già che devo morire, cerco almeno di fare in modo che sia rapido e di non soffrire.
    E invece spesso, senza che gli altri capiscano il perchè, non è così.
    La notizia di Roberta Tatafiore mi ha ricordato invece il libro di Christopher Isherwood “Un uomo solo”, adesso visibile nelle sale in un’apprezzatissima trasposizione cinematografica di Tom Ford con il titolo di “A single man”. In questo libro si racconta con estrema precisione l’ultimo giorno di vita e la meticolosa preparazione al suicidio di un professore omosessuale nell’America di inizio anni ’60. Non credo che nè i lettori nè gli spettatori nel seguire questa storia siano spinti da voyeurismo necrofilo.
    Piuttosto la morte è un mistero che ha sempre angosciato l’uomo, e avvicinarsi ad esso (anche per il tramite di un’altra persona) ci dà l’impressione illusoria di poterlo penetrare.
    D’altronde anche Platone nel Fedone non fa dire a Socrate che la Filosofia non è altro che un lungo esercizio di preparazione alla morte?
    E il diario tenuto dalla Tatafiore, secondo me, è anch’esso un esercizio di preparazione alla morte. E, in effetti, ognuno di noi sceglie di prepararsi ad essa nel modo che più ritiene opportuno, e nessun altro può sindacare un momento di privacy così assoluta.
    La pubblicazione di esso, come libro postumo, io non la interpreto come mercimonio necrofilo.
    Presumo che la Tatafiore abbia espresso questo suo ultimo proposito, e quindi chi la amava avrà voluto adempiere alle sue volontà. volontà
    Infine, perchè leggere come atto estremo di esibizionismo questo suo desiderio? Io lo interpreto come un tentativo di sopravvivere alla propria morte. Fino a che vi sarà un lettore che continuerà a leggere le opere di uno scrittore, per noi egli continuerà a vivere: la morte lo coglierà solo quando verrà coperto dall’oblìo del tempo.

  15. Carmen ha detto:

    X IOME
    LA CREMA ANTIRUGHE DOVRESTI UTILIZZARLA TU.. PER NASCONDERE QUELLO CHE HAI NEL CERVELLO.
    CARMEN

  16. iome (e la pravda) ha detto:

    La crema antirughe ha colpito nel segno… Fanciulle, io ho usato un futuro. Sta a voi decidere quando cambiare tempo e leggere la frase usando l’indicativo presente.

    Scusatemi, non volevo toccarvi cosi’ nell’intimo! Certo che pero’ se vi siete infiammate cosi’ tanto… un po’ di strizza di invecchiare l’avete.

    Dado: si’, hai ragione… infatti lo ha “fregato” al maggio francese. E’ uno dei tanti slogan di cui si e’ -indebitamente- appropriato.

  17. Carmen ha detto:

    X IOME
    HO COMMESSO UN ERRORE, NON SERVE LA CREMA ANTIRUGHE PER NASCONDERE CIO’CHE HAI
    NEL CERVELLO: NON HAI PROPRIO IL CERVELLO……!
    CARMEN

  18. iome (e la pravda) ha detto:

    Amen.

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