About Lenguazza, part two

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Oggi la Lenguazza ha appena compiuto mezzo secolo, ma di esso molti anni (più di 25) li ha trascorsi “in sonno”. Nel Febbraio 1969, infatti, la banda, all’apice del suo splendore, cessò la sua attività con tre memorabili concerti al Teatro Verdi. Perché? Perché i professori avevano capito che lo spirito goliardico (il ’68 impazzava negli atenei di tutta Europa) non era più lo stesso, e come Filippo II preferirono organizzarsi i funerali da vivi per evitare che qualcuno ne sbagliasse la regia da morti. Ma è sempre difficile consegnare definitivamente alla storia una leggenda: in quei 25 anni di sonno la notizia che la Polifonica sarebbe tornata a suonare rimbalzava ogni tanto dalle pagine dei quotidiani veneti. Finché la bella addormentata si svegliò davvero. La prima volta fu per una suonata “informale” in un’osteria dei colli Euganei dove si festeggiavano le nozze d’argento della sua storica grancassa, il Professor Ermanno Ancona, nel frattempo diventato primario e pro-rettore. Gli ex compagni di “Lenguazza” gli fecero una sorpresa, e si presentarono in divisa d’ordinanza, con gli strumenti appresso. Poche canzoni e tanta allegria. Fu solo una rimpatriata fra cinquantenni, ma con quella il sonno era rotto.

In seguito (nel 1995) la “Deputazione patria”, associazione regolarmente costituita, aperta a tutti coloro che avevano suonato almeno una volta in Lenguazza, decise di commemorare il Trentennale del primo concerto in teatro con la sistemazione di una targa al Bò, all’interno dell’aula di studio. La manifestazione, seria e rispettosa, avrebbe dovuto avvalersi di una sobria presentazione del Maestro Carlo Barotti e della presenza di un certo numero di polifonici, eventualmente con la medaglia e la bombetta, del Magnifico Rettore e di qualche autorità. Ma mai come quella volta il tam-tam goliardico funzionò alla perfezione: alle 17 dell’8 febbraio 1995 un adeguato numero di antichi musici in frac, bombetta e ghette, con lo strumento in mano, arrivati alla spicciolata da varie parti d’Italia, si riunì sul pianerottolo antistante il Tribunato degli Studenti. A questo punto per il maestro Dario “Gainasso” Cicero fu inevitabile chiedere ai presenti se ricordavano gli accordi principali dei pezzi “storici” e, alla risposta positiva, scendere, al termine della “prolusione” di Barotti, la scala a chiocciola per suonare in Cortil Nuovo. Fu un trionfo. La bella addormentata era del tutto risvegliata.

Erano tutti là i “maestri concertatori”: certo, qualcuno non c’era più, ed altri erano diventati più grassi, più vecchi e sicuramente più illustri, ma dietro quelle bombette e quelle tube ormai logore, era ancora ben visibile tutto l’estro e tutta la “verve” che aveva portato l’orchestra a diventare un mito.

L’entusiasmo dei vecchi e la curiosità dei giovani spinsero, in seguito, il “Comitato” a decidere la celebrazione di un “anno Vitaliano”, con una serie di manifestazioni tra cui un concerto al Verdi, una grande mostra sulla goliardia (che fu allestita dai torinesi del centro “Universitas Scholarium”) e la pubblicazione di un libro. Fu l’avvio di un ciclo, che portò la banda ad esibirsi, per beneficenza o per goliardia, in varie città d’Italia (Trieste, Vicenza, Bologna, Firenze, Torino) e che continuò anche dopo la laurea della seconda generazione di polifonici, quella dei “figli” per intenderci. E continua ancora oggi.

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Una risposta a About Lenguazza, part two

  1. dalaipiciu ha detto:

    Se i Goliardi fanno una canzone satirica, che prende in giro qualche fatto o personaggio della cronaca sono “immaturi, stupidi e reazionari”. Se invece il sinistro Cristicchi a Sanremo canta la stessa cosa (Sarko-sì, Sarko-no, meno male che c’è Carla Bruni), ha “intelligente e pungente umorismo” Che ipocriti !

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