Goliardia biblica

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Pausa decongestionante, visto che dopotutto è ancora Carnevale fino a domani sera. Non voglio lasciar svanire nel marasma faccialibresco (facebookiano) un paio di commentini ad una foto pubblicata da un mio caro amico. La vedete qui sopra, e si potrebbe intitolarla “Gruppo di goliardi interno piola”. Non “di ex goliardi” perché “semel goliardus semper goliardus”, fra noi non esiste la preposizione “ex”. E infatti la didascalia scritta da Tarvo Boriore (bell’anagramma…) dice proprio “In una piola, nel 1994”. Mio commento: “Bèh, Tarvo… proprio piola non direi. Fu il giorno della mia nomina a membro dei Tarocchi, in un ristorante all’angolo fra Corso Lione e Via Modane (Alz, il professore tedesco che ormai si è appollaiato sulla mia spalla sinistra, mi impedisce di ricordarne il nome) un locale di buon livello, come si vede dalle boiseries e dalle appliques. Era un pranzo, c’erano anche Cicciolino Muratore e, credo, Albera. Si mangiò benissimo. Ottimo rapporto prezzo-qualità. Erano i bei tempi in cui spesso ci telefonavamo dai rispettivi posti di lavoro, combinando all’ultimo momento allegri pranzi insieme, qui e là nei buoni ristoranti che i goliardi hanno sempre conosciuto. E magari al dessert io mi alzavo fingendo di andare a pisciare, ti rubavo nel paltò le chiavi della macchina nuovissima, uscivo di soppiatto e te la riempivo completamente di foglie secche… Che merda ero ancora, a quasi 50 anni!…” E Tarvo chiosa il mio commento scrivendo: “…Oppure, sempre in quelle piole, quando andavo davvero a pisciare mi capitava a volte di sedermi al ritorno, se non stavo attento, sulla “sedia del fachiro”, ovvero sulla mia seggiola “preparata” da voi amici mentre io ero al cesso infilandoci decine di stuzzicadenti appuntiti e dritti, ben piantati nella paglia del sedile. O ancora quando Albera si accorgeva all’improvviso che si era fatto tardi e ricordandosi di avere un cliente già in ufficio ad attenderlo si alzava precipitosamente per andare a pagare e scappava via di corsa, senza accorgersi che mentre era alla cassa noi gli avevamo riempito le tasche del cappotto di pesci arraffati in fretta e furia dalla vetrina refrigerata… Che risate! Da star male… ed avevamo tutti fra i 40 e i 50 anni!”

Vero. Ma il bello della goliardia è proprio quello. Chiamatela pure sindrome di Peter Pan, vita alla “amici miei”, o come cazzo volete, tanto non cambia. In Piemonte c’è un proverbio che andrebbe meditato da chi scandisce la vita per età, la divide in compartimenti stagni, parla di “laevitas” giovanile da contrapporre alla “gravitas” senile come se fosse un comandamento biblico, e cita l’Ecclesiaste: “Dio giudicherà il giusto e l’empio, perché c’è un tempo per ogni cosa e per ogni azione”. Il proverbio piemontese dice: “L’è facil ciulé con ël picio dur” (è facile trombare con l’uccello duro). Significa che non è un gran vanto essere allegri, dinamici, spiritosi e casinisti da giovani, perché a quell’età viene facile a tutti. Il difficile è mantenere quello spirito nel tempo, a dispetto del giudizio altrui, delle citazioni bibliche, delle preoccupazioni del lavoro, della depressione, della ridotta energia… in pratica, conservare inalterato lo spirito goliardico fino alla fine. Oppure, se vogliamo proseguire la metafora del proverbio, saper ciulare anche con l’uccello barzotto, se non molle. Quella è la vera rarità. Quello è difficile. E se qualcuno si scandalizza coi goliardi che ci riescono, se torna quello della Bibbia a far la predica, ditegli che L’Ecclesiaste 3 dice anche: “…Dio ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma ha messo la nozione dell’eternità nel cuore degli uomini senza che essi possano capirla fino in fondo. In conclusione non c’è nulla di meglio per essi, che godere e agire bene nella loro vita, perché è un dono di Dio che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro. Infatti la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c’è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità. Tutti sono diretti verso la medesima dimora:
tutto è venuto dalla polvere
e tutto ritorna nella polvere. Chi sa dire se il soffio vitale dell’uomo salga in alto e quello della bestia scenda in basso, nella terra? Non c’è nulla di meglio per l’uomo che godere delle sue opere, perché questo è il suo destino. Chi mai potrà infatti condurlo a vedere ciò che avverrà dopo di lui?” Infatti. Chi mai potrà? Ci vediamo in piola, ragazzi.

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17 risposte a Goliardia biblica

  1. missis Horse ha detto:

    Va bene! Devi solo dire l’ora e il posto… io vengo a cavallo 🙂

  2. Federico ha detto:

    Va bin anca per mi. As’ veduma!

  3. Dado ha detto:

    Va bin. Andoa?

  4. Domenico ha detto:

    mi sembra un’ottima occasione per fare un salto a Torino!

  5. Krap ha detto:

    Carissimo Zeus, che presentazione sontuosa per i nostri convivi! Anch’io quando ho partecipato come compagno di merende alle nostre “zingarate”(ricordi ancora il carrello del bollito al Ponte Barra?) ho percepito in toto queste stesse sensazioni. Ci ha legati una complicità assoluta, un gioco di sguardi, una intesa di quelle che si sentono anche senza parlare. Quando io, ubbidendo alla chiamata annuale, mi ritrovo davanti alle acciughe al verde con Tarvo e Cicciolino, sento che potrebbero essere trascorsi mesi o anche anni dall’ultima volta che ci siamo visti, ma per me è come se avessimo interrotto la sera prima un discorso in corso. Accade tra noi un’alchimia misteriosa, tale da riuscire a fermare il tempo come se non fosse mai passato. E in quelle occasioni tra noi ci facciamo bonari scherzi come la sedia del fachiro, che hanno la valenza di un gesto d’affetto, quasi come se volessimo darci a vicenda un buffetto sulla guancia o esprimere una carezza.
    E anche se il nostro aspetto esterno è cambiato, il cuore è rimasto quello dei vent’anni. E quando, seduti allo stesso tavolo divido con Tarvo l’insalata di carne cruda, ci guardiamo con l’aria di chi ruba insieme la marmellata, come ci guardavamo a vent’anni mentre apponevamo nella notte un gigantesco reggiseno sulla statua della Dora.
    Forse, la spiegazione è questa: abbiamo un animo poetico. Non ricordi cosa diceva il Pascoli? Solo il poeta è in grado di cogliere certe sensazioni precluse ai più, perchè il poeta è quello che non ha lasciato spegnere il fanciullino nel suo animo. Il fanciullino, cioè la parte di noi più pura, quella senza malizia, quella che guarda al mondo con occhi candidi ed è in grado di saper gioire di queste piccole cose eppure grandi.

  6. Pingoss ha detto:

    …Quella che attende l’eterno ritorno delle rondini e le campane del dì di Pasqua. Quella che non vuol più distinguere fra mito e reale. Quella che, mentre rispondi al cellulare, continua a chiacchierare con una persona dall’altra dimensione. Quella che fa festa solo all’ombra di quel malezzo, in un bosco ombroso, alla soglia dei 2000 metri, in un canalone dove non passa mai nessuno.
    Tarvingoss

  7. maria pia ha detto:

    Dì al vecchio Alz di non rompere e continua a leggere nei nostri ricordi attraverso i tuoi.

  8. E.Raser ha detto:

    c’è un errore nel testo biblico.
    la mia edizione , corretta, CEI,dice”mi sono accorto che nulla c’è di meglio per l’uomo che godere delle sue opere, perchè questa è la sua SORTE. Chi potrà infatti condurlo a vedere ciò che avverrà dopo di lui?”
    e nella pag accanto, pag 1160, c’è il disegno di un tavolo da gioco egizio ,1991-1786 a.Cr. al Metropolitan Museum of NY.
    Ciò essendo, per mio decreto, il SECONDO SIMPOSIO INTERNAZIONALE DEL NOMI, Nuovo Ordine dela Medusa Immortale, si terrà il 1° Aprile 2010, giovedì, San Ugo, al Casinò di Saint Vincent.
    Dove il Baro Mario Bove, già contattato, forse si esibirà in una variante del suo gioco dei 4 assi.
    che trovate su youtube alla voce Mario Bove. I segreti dei bari.
    tenterà di dare ad un unico giocatore 4 assi, ritraendo l’Asso di Quadri da un mazzo parallelo in un universo parallelo.
    Occorrono 3 giocatori ed un pollo.
    Il pollo, che trasporta il n° 2, lo portiamo noi.
    il n° 1 non viene mai in quei posti.
    verrò io, il n° 3, ed il n° 4.
    ci serve un altro giocatore.

  9. marco ha detto:

    scusa Manlio,nell’attesa del tuo nuovo post (sei disperso dal 15 febbraio!!!),mi spieghi
    che strumento musicale stai suonando nella foto su in alto???
    Sembra un gong ricavato da una lamiera 🙂

  10. ac. ha detto:

    è senz’altro è uno strumento che usi anche tu …
    ac.

  11. marco ha detto:

    una sega???? 🙂 🙂 🙂

  12. missis Horse ha detto:

    @ marco: sì, è una sega a mano!!! 🙂

  13. Tarvingoss ha detto:

    …Ma Missis… Tu hai nozioni in tema di sega che mi sono ignote… Sega a piede? Sega a collo?

  14. missis Horse ha detto:

    @ Tarvingoss: le mie nozioni si limitano alla sega a mano perchè è la più comoda e la più economica!
    Può darsi che le altre siano usate dai circensi…. 🙂

  15. marco ha detto:

    Manlio che suona la sega è l’essenza della goliardia 🙂

  16. Krap ha detto:

    Qualcuno dovrebbe spiegare a Marco che cos’è il “Moral Ente Vitaliano Lenguazza”. Manlio sta partecipando, come orchestrale, a un’esecuzione di questo mitico gruppo musicale goliardico. L’esecuzione si è svolta a Padova, in occasione dell’8 Febbraio. Ecco, Manlio, perchè non spieghi a Marco, nel modo mirabile in cui sai farlo tu, che cos’è e come è nata la “Lenguazza”? Potrebbe essere l’argomento del tuo prossimo post!

  17. E.Raser ha detto:

    siamo in piena recessione.
    in calo anche le seghe
    il popolarissimo prodotto cala del 50%

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