Tornatore torna a casa

sediaregistaciackfilm
falcemartello

Toh! All’Oscar 2010 l’Italia non sarà rappresentata dal film “Baarìa” di Giuseppe Tornatore. La mappazza sentimental-goscista sugli albori del comunismo in Sicilia è stata trombata già nelle preselezioni. Alte lagne si levano dall’ambiente cinematografico, dimostrando (ove mai ce ne fosse stato bisogno) il complesso di persecuzione quasi paranoico che i registi e i critici italiani hanno verso le giurie internazionali. Appena li scartano (o non li premiano come loro ritengono doveroso), che accada a Venezia, a Cannes, a Berlino, a Los Angeles, loro son sempre pronti a denunciare complotti, ingiustizie, preferenze. E’ la sindrome di Calimero il pulcino nero: tutti ce l’hanno con loro perché sono piccoli e neri.

Non sarà, invece, che sono piccoli e rossi? E che le giurie ce l’hanno con loro perché fanno sempre film politicamente orientati a senso unico? Il mondo non ha bisogno di coalizzarsi contro un cinema italiano che da decenni non fa più paura a nessuno, talmente le sue storie sono esili, i suoi attori recitano sopra le righe, le sue furberie appaiono evidenti, e il suo costante omaggio alla solita balia politica risulta stucchevole. Tanto, dal punto di vista tecnico facciamo pena, ormai. Basta confrontare CSI e NCIS con “Don Matteo” o “Distretto di Polizia”. Ma in Usa si ricordano bene che l’ultimo film italiano premiato con l’Oscar, “La vita è bella” di Benigni, esibiva inquadrature, scene e costumi dilettanteschi. Glie l’hanno dato per incoraggiarci, ma una volta va bene, due no.

Perché vi fu, effettivamente, un tempo in cui l’intenzione d’incoraggiare i paesi emergenti faceva sì che non solo i Nobel per la letteratura, ma anche Leoni, Palme ed Orsi venissero assegnati a barbosissime opere del terzo mondo. Film che erano un’orgia di primi piani lunghi e silenziosi, immagini sfocate, dissolvenze e “ralentì”. Ma oggi impazzano Bollywood e Chinawood, ragazzi! Oggi persino in Mongolia, in Bangladesh e in Mozambico i registi hanno imparato a girare e soprattutto a montare! Non è possibile che i film italiani siano ancora fermi a quegli standard, perché tanto le spese le paga lo Stato, loro non rischiano. Approssimativi in tutto, però supponenti, narcisisti e autoreferenziali, con una presuntuosità intellettuale ai confini dell’onanismo. Dicono che siano più poetici… Sarà. Ma quando all’ispirazione lirica occorre saper affiancare mestiere e sudore, ecco che i vati inciampano, e non solo nel cinema. La vera fatica, la dura applicazione, il rischio economico, quelli non piacciono a noi. Molto più comodo far due moine alla solita nutrice rossa, incassare la pappa, e poi tirarsela da geni nei dibattiti. Se ti trombano, puoi sempre gridare alla congiura

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in 1. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Tornatore torna a casa

  1. Dado ha detto:

    Meglio i film sporcaccioni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...