L'uovo che verrà

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E’ arrivato oggi nelle sale “L’uomo che verrà”, di Giorgio Diritti, prodotto da Rai Cinema. E’ stato il film più premiato all’ultimo Festival di Roma, quel costoso doppione di Venezia imposto da Veltroni alle nostre tasche. E di cosa parla questo premiatissimo film? Scoperchia i verminai bancari responsabili della grande crisi finanziaria mondiale? Naa. Denuncia le crescenti frizioni razziali in italia? Naa. Parla del sempre più grave problema-immigrazione? Naa. Delle basi italiane del terrorismo islamico? Naa. Niente attualità? Bèh, come film impegnato parlerà allora della storia ancora controversa degli ultimi 40 anni, tangentopoli, Craxismo, BR vecchie e nuove, anni di piombo, stragi… Macché. Parla di resistenza. E neanche per denunciarne gli strascichi più imbarazzanti come i 20mila civili assassinati dai partigiani rossi dopo la liberazione, strage documentata da Pansa nel suo libro “Il sangue dei vinti”. No, no. A confondere le idee su quella scomoda verità Rai Cinema aveva già provveduto mandando in onda una fiction con lo stesso titolo del libro di Pansa, ma con un narrato filmico diverso, lontanissimo. Lievi accenni alla possibile buonafede dei repubblichini, però messi in un contesto come sempre celebrativo della resistenza. E soprattutto vicenda “bloccata” sul 25 aprile. Vietato parlare dei cinque anni seguenti.

Col che i distratti sono stati serviti. Avevano orecchiato qualcosa, sul “compagno rinnegato Pansa”. Avevano sentito definire scomodo il suo libro… e così ne hanno guardato il film alla Tv, pensando di cavarsela. Come quando avevano visto “Gomorra” invece di affaticarsi a leggere l’opera di Saviano perché “tanto film o libro è la stessa cosa”. Invece no. Pansa e Saviano hanno scritto delle inchieste. I film “ispirati ad esse” sono solo fiction, finzioni. Raccontano, non documentano. Accennano, non descrivono. Hanno sceneggiature con personaggi inventati e trame solo parzialmente ambientate nei luoghi descritti dai libri, solo blandamente esplicative dei temi in essi trattati. In realtà sono opere autonome, diverse. E siccome sono in pochi a leggere libri e giornali, in Italia, ma sono in molti a guardare la Tv, urgeva servir loro un polpettone insipido che li facesse esclamare:”tutto qui, il famoso sangue dei vinti?”. Fatto.

Quindi per “L’uomo che verrà” la sinistra, padrona e padrina della cultura, la sinistra che nel teatro e nel cinema controlla tutto, attori, registi, recensioni, carriere e finanziamenti, è ricorsa di nuovo alla gallina dalle uova d’oro, cioè al sistema dei finanziamenti pubblici allo spettacolo. La recente legge berlusconiana ha tagliato qualcosa, è vero, le uova d’oro sono meno, ma hai voglia se ne sono rimaste! Specie per chi fa un film su Marzabotto! Così un uovo bello grosso è andato a foraggiare l’ennesima pellicola sulla resistenza “vera”. Che naturalmente è stata e resterà sempre solo quella rossa. Cristallizzata dalla storiografia comunista come assolutamente eroica, moralmente incontaminata, strategicamente decisiva, politicamente incontestabile, militarmente vincente, pilastro fondante dell’attuale democrazia. E provate a dire anche solo un “però”: vi danno subito del fascista.

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2 risposte a L'uovo che verrà

  1. maria pia ha detto:

    però

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