Restauro terminato

Milano inaugurò nel 2004 una Scala completamente rifatta in 30 mesi, con pochissimi contributi pubblici (guadagnandoci nel frattempo le strutture “supplenti” degli Arcimboldi e dell’Ansaldo), ma prima d’intonare peana all’efficienza meneghina state attenti: se per la Scala stracciarono ogni record, a costruire il nuovo Piccolo (il teatro Strehler) ci hanno messo 20 anni, e per il Dal Verme 25. E tralascio gli strascichi giudiziari, le polemiche e i miliardi sprecati. Tutto il mondo è paese, dunque. Anche se Torino lo è un po’ di più, perché se si facesse una classifica di rapidità nei principali restauri teatrali da mezzo secolo in qua, la gloriosa acciuga dell’ultimo classificato toccherebbe a noi, che ci abbiamo messo 37 anni (dall’incendio del 1936 al 1973) per rifare il Regio. La Fenice l’han rifatta in sette anni. Il Petruzzelli in 18. Comunque, anche se ha registrato le sue picccole-grandi magagne nei rifacimenti del Piccolo Teatro e del Dal Verme, Milano ha comunque fatto una gran bella figura con la Scala: non si può paragonare quei due teatri con quello che, se non è il primo, è fra i primi cinque teatri del mondo. La Scala è un simbolo meneghino e i milanesi, sentendo tutto il peso della scommessa, stabilirono il record mondiale di restauro, battendo persino il Liceu di Barcellona, bruciato nel ’94 e riaperto nel ’98. Ma gli mancava qualcosa… Tutti dicevano sì, va bè, però non è proprio lo stesso… In effetti le “Prime”, dal 2004 in qua, erano state tutte sonnacchiose e calme. Neanche un uovo marcio, fuori. E dentro neanche un fischio a Berlusconi, che è tutto dire. A S.Ambrogio di quest’anno, finalmente, la Scala è tornata quasi ai fasti degli anni ’70, quando il “tout-Milan” famoso per essere più rosso di Mao, applaudiva in piedi il silenzio di Pollini contro Pinochet. L’altra sera silenzio di un minuto, ma in sala, con applausi finali in appoggio ai lavoratori che fuori facevano un po’ casino e si scontravano (ma non proprio a fondo) con la polizia in tenuta antisommossa. C’erano i lavoratori Fiat di Termini Imerese che non accettano la riconversione del loro stabilimento, quelli dell’Alfa obbligati a traslocare a Torino, quelli di Pomigliano, quelli della Lares senza paga da 11 mesi, e quelli degli enti lirici di tutta Italia, da tre anni senza contratto nazionale e incazzati per i tagli berlusconiani al Fus, il Fondo Unico dello Spettacolo. Qualche petardo, qualche spinta, qualche candelotto, John Elkann costretto a entrare di corsa… Insomma, non sarà stato proprio come negli anni ’70, ma l’atmosfera era quella. Restauro finito.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in 1. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...