Manilius ad Marcum Carolumque

Di rimando ti chiedo: Perchè il “potente apparato” giudiziario (pur disponendo della miglior artiglieria) ha clamorosamente
fatto cilecca quando il condannato Berlusconi era nel plotone d’esecuzione?
- attento a quel che scrivi, Marco Ammirati. Il condannato non è mai “nel” plotone d’esecuzione, casomai “di fronte al” medesimo. Bon. Intanto ti ribatto che già avercelo messo, lì contro il muro, non è cosa da poco. Quindi l’apparato non ha fatto cilecca: aveva solo i moschetti caricati a salve (o se preferisci un’altra metafora, aveva delle vere schiappe fra i tiratori in toga). Comunque non ha fatto cilecca completa, dal momento che lo tiene ancora oggi lì al muro, bendato e con le mani legate dietro la schiena, come da 16 anni a questa parte. Vuoi i numeri? 109 Processi. 2500 Udienze. 530 Perquisizioni. Una cosa pazzesca, mai vista prima e senza uguali nel mondo. Questa è stata ed è ancora la vendetta dei rossi contro chi ha osato fermare la “macchina da guerra” del Pds. Perchè il “potente apparato” (così vile) non ha colpito (in maniera illecita)
economicamente il nemico?Lo ha colpito, vai tranquillo, lo ha colpito! Già solo i 400 miliardi di lire che lo ha costretto a dilapidare in avvocati, consulenti e periti sono un bel siluro economico! Poi ricorda la recente sentenza-bomba H dei 750 milioni di Euro da dare a De Benedetti. Ma soprattutto ricordati l’inizio di tutta la vicenda: il Cav. è stato costretto a farsi prestare i soldi da Geronzi e da altri finanzieri in odore di mafia (e successivamente a scendere in politica) perché il “potente apparato” gli aveva chiuso dall’oggi al domani il rubinetto dei fidi, complici i grandi banchieri che poi abbiamo visto in coda alle primarie Pd – Perchè il “potente apparato” (così antidemocratico e imbroglione alle urne) Decenza vuole che ci sia un limite anche ai brogli, nelle democrazie occidentali. Se riguardano il 2-3% dei voti, siamo in Italia. Se riguardano il 40-50% siamo in Iran o in Afghanistan. Nel 2006 è bastato lo zerovirgola, di brogli, a far vincere Prodi. permette a
quest’uomo addirittura di manovrare le leve del potere in Italia?
- tieni presente che le leve del potere non le ha in mano Berlusconi, anche quando governa. E tantomeno i suoi ministri. Le leve reali si trovano nei gangli intermedi dell’apparato burocratico statale, proprio quelli sapientemente infiltrati dai compagni. Le hanno in mano i direttori generali, i boiardi, i dirigenti, i capoquì e i capolà, quelli che in periferia ritardano con cento cavilli gli effetti pratici delle leggi varate da Roma, ostacolandone i regolamenti di attuazione in combutta coi potentissimi e ricchissimi sindacati (che si mettono regolarmente per traverso). Non a caso una delle frasi più frequenti di Berlusconi, quando è al governo, è “se solo mi lasciassero davvero governare…”. Guarda solo la legge sulle ristrutturazioni edilizie che fine ha fatto! Guarda solo quanti bastoni hanno buttato i compagni (sbeffeggiamenti vergognosi a parte) fra le ruote di Brunetta, che pure tentava solo di risolvere un grave problema (i fannulloni statali) denunciato non da lui né dal Cav, ma da Ichino. Ho detto Ichino! Un ex sindacalista Cgil e giuslavorista Pds!Perchè il “potente apparato” (così legato ai media) concede in toto il V potere al Cav? Che il quinto potere (cioè quello mediatico, occorre precisarlo per i lettori meno iniziati al gergo politico) sia detenuto da Berlusconi “in toto” è una balla colossale. Anzi, è vero il contrario. Il predominio della sinistra nei media, nella scuola e più generalmente nella cultura è un dato di fatto ormai acclarato. E non perché lo dico io, o Feltri, o Giordano, o Belpietro. Lo ha detto e scritto più volte (l’ultima è stata l’altro ieri sul Foglio rosa del Lunedì) anche un grande giornalista (ex attivista comunista nella Fgci) come Giuliano Ferrara, figlio di comunisti d’apparato e quindi letteralmente “cresciuto sulle ginocchia di Togliatti”. Ferrara è un uomo di grandissima cultura, eccezionale intelligenza, fine dialettica, e rara capacità di analisi politica. In più, la sua onestà intellettuale (a costo di apparire talvolta politically uncorrect) è fuori discussione. Con annessa
torta pubblicitaria (la più golosa 78% credo… ma non sono sicuro)? Guarda che la torta pubblicitaria se la spartiscono in proporzioni quasi paritetiche la Sipra (Canali Rai) e la Publitalia (canali Mediaset). Quest’ultima ha una quota di mercato del 58% nel settore Tv e del 35% nel complesso di tutti i media nazionali. Non mi sembra una posizione “semi-monopolistica”. Sono domande che mi sono fatto in prima persona, e la risposta sta in quei famosi 16 anni e mezzo di
Berlusconismo. Si rafforza sempre di più
in me l’idea che quelle di sinistra non siano state delle semplici parentesi di co-governo, ma
addirittura una sinenza. Cosa vuol dire “sinenza”? Sul dizionario Devoto-Oli non c’è. Immagino che tu volessi dire desistenza, assenza, o giù di lì. Bèh… a me non sembra una “sinenza” la bislacca riforma scolastica di Berlinguer, che ha creato la laurea breve (un fallimento clamoroso), il fumoso sistema dei debiti/crediti formativi e la scriteriata proliferazione degli atenei (e dei corsi di laurea più strampalati, all’interno nei medesimi), tanto per dare uno stipendio accademico ai docenti rossi (che sono la stragrande la maggioranza). Quanto ai piccoli imprenditori che “non si suicidano più”, t’invito a leggere la storia di
Walter Ongaro e Corrado Ossana, per citarti solo i primi due nomi che son saltati fuori da Google, ma fidati: la lista è tristemente lunga… Attento, Marco, ai suicidi “attribuiti a”. Quasi sempre le cause di un suicidio sono molteplici e intrecciate. Il fallimento può al massimo essere una concausa, anche quando viene indicato con precisione (ma è rarissimo) nel già infrequente “biglietto d’addio”. Tuttavia, di fronte a questo gesto estremo, bisogna rispettare i morti col silenzio, non usarli a scopo politico, della serie “quello lì si è suicidato perché era stato licenziato” (e poi si scopre che la moglie lo tradiva…) o “quello là si è sparato perché era fallito” (e poi si scopre che aveva un cancro inguaribile). Infine ricordati che, quand’anche si potesse (ma, ripeto, non si può) fare la conta di chi si è davvero tolto la vita per il fallimento economico, la lista “tristemente lunga” che tu dici sarebbe di poche decine, negli anni in causa. Cioè una percentuale dello zero virgola zero zero zero… sul totale dei piccoli imprenditori, che in Italia (parlo di quelle che occupano da uno a dieci addetti, e immagino sia la fascia “lasciata indifesa da Berlusconi” alla quale fai riferimento tu) sono 4milioni e 117mila. Ultima cosa. Fammi un piacere. “Fatti amico” di Carlo Benatti su Fb, sempre che tu non lo sia già. Oggi mi attacca con una nota su Fb alla quale dovrei rispondere, ma non ho più voglia di polemizzare sul Berlusca. Legga quanto è scritto qui sopra, e bon. Perché lui, il bimbo che andava sul triciclo quando io venivo sprangato dai rossi, mi è simpaticissimo (anche perché sono amico fraterno di suo fratello, il grande Marco Benatti, e venivo a pranzo in casa loro a Verona proprio quando Carlo andava sul triciclo). Ricordagli che ci siamo visti l’ultima volta a Bosco dieci anni fa, quando Marco sposò Marina Salamon. Forse lui non mi ha ancora inquadrato bene: ero io quel pazzoide coi capelli bianchi che prima del pranzo di nozze all’aperto (che si teneva nel parco della splendida villa dei Benatti a Bosco) camminava sui tetti della casa, per spiare l’occasione di uno scherzo, ma soprattutto per tene
re in ansia l’intera famiglia Benatti, che conosceva la fama di Zeus negli scherzi da matrimonio. Ero io quel matto che, quando ormai tutti s’erano convinti che avesse rinunciato allo scherzo, accontentandosi di tenere sulla corda sposi ed invitati, quando Don Ciotti e gli altri illustri ospiti avevano ormai smesso di spiare il cielo preoccupati, per vedere se arrivava per davvero il Canadair a fare il maxi-gavettone sulla festa (glie l’avevo lasciato credere io, facendo giorni prima un’apposita colletta “segreta” fra gli amici di Marco “per il noleggio”), aspettò che arrivasse la grande torta nuziale fra gli applausi, lasciò che gli sposi la tagliassero e facessero le foto, poi si avvicinò e finse di abbracciare lo sposo per felicitarsi, invece lo sollevò tutto sgambettante fra le robuste braccia e lo depositò sul tavolo, seduto al centro della torta, fra le risate generali. Come faccio a litigare col fratello di Marco (che tra l’altro detesta il Berlusca pure lui) ? Facciamo così. Digli che offro una dispensa speciale, a loro due. Possono odiare il nano finché vogliono, e anche scrivermelo: non li metterò più nel gregge rosso.

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Una risposta a Manilius ad Marcum Carolumque

  1. marco ha detto:

    Caro Manlio,
    è per me sforzo immane scrivere perchè al contrario di te che lo fai per mestiere io mi
    arrangio come posso e quando posso per ragioni legate al tempo…Avevo appena finito di
    scrivere il commento al post quando dopo aver schiacciato “Submit Comment”,m’accorgo che il
    mio lavoro s’è perso in chissà quale meandro della rete…Pace!Ti riassumo in breve…
    Carlo Benatti mi piace molto perchè rispecchia nelle sue note gran parte del mio pensiero
    su quella che è la politica italiana d’oggi..quindi l’amicizia è sancita…
    Sono persone come te e Carlo che ritengo utili al mio arrichimento personale.
    Non è una scoperta il mio antiberlusconismo e non ne ho mai fatto mistero, mi sarebbe però
    piaciuto ,se tu Manlio avessi dato ospitalità alla nota odierna di Carlo su Fb e ti fossi
    confrontato con essa …ma hai preferito farlo con me che sono un tantino più vulnerabile
    ripescando un post di qualche giorno fa…
    Continuerò a leggerti con la stima di sempre caro Zeus…ma sta attento con le saette
    (la luce è aumentata)…sta attento perchè ti mando il mio amico Carlo e allora poi te
    la vedi con lui…
    saluti

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