Vino, pane e borgo, se bluffi me ne accorgo

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Sono un convinto estimatore della condivisione, della serie meglio pane, burgu e freisa con gli amici cheostriche e champagne da solo. E non è soltanto frugalità, la mia, o generosità, o paura di star solo. E’ che gli altri fanno da specchio, da riferimento. Anche se tacciono o simulano, nei loro occhi puoi leggere approvazione o biasimo per quel che sei e fai. A ciò darai valori diversi (secondo l’opinione che hai di loro, o il contesto, l’umore, il tuo livello di autostima), ma è difficile ignorarli. Chi resta solo per troppo tempo finisce per parlare ad interlocutori immaginari, e questo non è solo paura della solitudine (che l’uomo, animale sociale, avverte per istinto) ma bisogno di condividere.

Che significa, sì, offrire, ma anche un po’ ostentare. Raramente si sogna di possedere qualcosa di meraviglioso senza pensare di mostrarlo agli altri. In proposito è folgorante la storiella di quel tizio che naufraga su un’isola deserta con la Arcuri, e dopo essersela scopata in ogni modo, le chiede di vestirsi da uomo e farsi chiamare Gino, come un suo amico. Lei esegue, e lui: “Oh, Gino, finalmente! Lo sai che mi trombo l’Arcuri da sei mesi?”. Perché nella condivisione, credetemi, l’ammirazione che leggi nell’ospite per ciò che hai o il piacere che gli vedi esprimere mentre consuma ciò che gli offri aiuta anche te a goderne fino in fondo, ad aver riscontro del suo valore.

Il concetto vale anche per un’ideale, una fede, un segreto, un’appartenenza, uno status: tutte cose che si valorizzano molto se condivise. Non a caso i ricchi si circondano quasi sempre di una corte di “clientes”, di ospiti abituali, per riceverne rassicurazione e consenso. Il difficile è poi distinguere la gratitudine dall’adulazione, e infatti l’eterna dannazione del ricco è non sapere mai se chi dice d’amarlo ama lui o le sue ricchezze. Smascherare i quacquaracquà è più facile, alla mensa del povero. Quando condividi con qualcuno pane, vino e burgunzola, che sono alimenti semplici, facili da trovare dappertutto e a poco prezzo, per farli sembrare speciali devi essere speciale tu. Oppure il tuo commensale, o il rapporto che vi lega. La burgu non inganna.

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4 risposte a Vino, pane e borgo, se bluffi me ne accorgo

  1. marco ha detto:

    Con questo profondo pensiero sulla condivisione, è uscito tutto il comunista
    che c’è in te ;))

  2. missis Horse ha detto:

    non confonderei il pensiero con l’azione… non sempre! 😉

  3. marco ha detto:

    @missis Horse… la burgu non inganna…:))

  4. missis Horse ha detto:

    @ Marco… il vino sì… 🙂

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