La dépendance

Fatto. Siamo diventati la dépendance del Grand Hotel Milano. Sono dieci anni che la gente si chiedeva, vedendo costruire palazzoni e palazzoni sulla Spina e sulle aree dismesse dalla Fiat, chi avrebbe comprato e abitato quegli alloggi, visto che la popolazione torinese cala, e presto saremo al di sotto degli 800mila abitanti, dal milione e 200 che eravamo negli anni ’80. Adesso abbiamo capito chi ci abiterà: chi lavora a Milano. Il treno superveloce voluto dal governatore Ghigo oggi ti fa arrivare da Porta Susa alla Stazione Centrale in 50 minuti. Meno di quel che impiegano in treno i pendolari brianzoli. Meno di quel che ci vuole in auto al mattino per raggiungere il Duomo dai caselli autostradali d’arrivo. In cambio qui la vita (le case, gli affitti, i posti auto, l’abbigliamento, gli alimentari, i ristoranti, le discoteche…) costa la metà, o quasi. E la città, dopo le Olimpiadi, si è rifatta il look, è elegante, civettuola, piena di attrattive culturali. Una città sequestrata dalla Fiat e piegata per un secolo alla monocultura metalmeccanica può considerarsi già fortunata, una volta tramontata l’opzione industriale, di poter fare da dormitorio alla più sveglia, ben piazzata e dinamica cugina lombarda.

A questo ruolo subalterno nei confronti di Milano dobbiamo rassegnarci, e non è detto che sia un male – mi dice un amico – perché Bologna, con un terzo degli abitanti di Torino, nessuna grande industria e un quotidiano stampato in comune con altri due (Carlino –Nazione – Il Giorno), ha vinto nel 2004 la classifica nazionale di vivibilità del Sole 24ore , nella quale Torino figurava al 43° posto. Vada per il dormitorio, allora? Màh…. Vado a guardare la graduatoria del Sole24ore per il 2009 e allibisco. Milano è al 6° posto in classifica generale, Torino al 53°. Siamo addirittura arretrati, altro che civetteria post-olimpica. E i dettagli? Per tenore di vita, MI è al 1° posto, noi al 12°. Per affari e lavoro, MI al 9°, noi al 33°. Per servizi, ambiente e sistema sanitario, MI al 30°, noi al 37°. Per ordine pubblico MI al 100°, noi al 102°. Per natalità e incremento della popolazione MI al 46°, noi al 76°. Per godibilità del tempo libero MI al 3°, noi al 29°. Insomma, ci stracciano su tutta la linea. Costerà magari un po’ meno, Torino, ma l’impressione (malinconica) è che a dormire qui ci verranno solo i poveracci.

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11 risposte a La dépendance

  1. marco ha detto:

    Saremmo pure sempre secondi ai bauscia…ma non cambierei MAI Torino per Milano..
    Ho appena riletto “Cerimonie autunnali” del 13 novembre.Meravigliosa dichiarazione d’amore
    per questa nostra città,che ai miei occhi è seconda solo a pochissime altre città, e tra
    queste non figura certo Milano.

  2. Domenico ha detto:

    I numeri saranno anche veri ma io di queste graduatorie mi fido sempre poco, e credo anch’io che Torino non abbia nulla da invidiare a Milano, anzi….(detto da un Torinese trapiantato da 37 anni in Lombardia e che pur lavorando a Milano e dintorni ha preferito metter su casa in riva al Lago Maggiore).
    Certo, se confronto i miei conoscenti di Milano con quelli di Torino, questi ultimi mi sembrano rimasti indietro di cinquant’anni…ma siamo sicuri che sia un difetto?

  3. missis Horse ha detto:

    @ Domenico
    in che senso… “sono rimasti indietro di cinquant’anni”?
    grazie 🙂

  4. Domenico ha detto:

    @missis Horse.
    Intanto spero si sia capito che non voleva essere un’offesa, anzi…
    Per il resto rispondere alla domanda è tutt’altro che semplice, però frequentando regolarmente entrambe la città, quando sono a Torino ho l’impressione di tornare indietro nel tempo
    ( e non è solo nostalgia) con ritmi di vita più a misura d’uomo, con gente più abitudinaria mentre a Milano c’è una frenetica e incessante corsa alla novità, altrimenti sei out.
    Lo so che non ho risposto alla domanda, in compenso ho una preghiera : Torinesi restate (restiamo) cosi!!!!

  5. Dado ha detto:

    Sono andato a Milano primavera scorsa, solo per visitare uno storico negozio di pipe in via Torino (guarda il caso…).
    Boh, la pipa l’ho comprata. Una Peterson. Carina, ma certamente non la mia preferita per goduria in fumata.
    E questa è la parte bella della gita.
    Vabè, anche la compagnia era piacevole, ma non voglio divagare troppo.

    Dicevo di Milano…
    Mi fa schifo. Per me rappresenta il coacervo delle peggiori brutture dell’epoca moderna.
    Non sono mai stato a NY, ma immagino che Milano ne rappresenti la migliore approssimazione possibile. Un inferno a misura d’uomo.

    La scena peggiore è stata assistere all’uscita di una coppia di novelli sposi dalla chiesa, circondati da parenti ed amici (e che non erano nè pochi, nè proletari) a loro volta circondati da una cinquantina di ragazzetti-e squatter/punk mescolati ad africani abbevazzati. Tutti sdraiati sui gradini del selciato che incorniciava il piazzale davanti alla chiesa, abbellito da qualche coccio di vetro e solitarie chiazze di vomito.

    Una delle ragazzine punk era vestita in canottierina e guepiere.
    Ah già, aveva anche una corta minigonna. E, per quanto ho visto, pareva pure senza mutandine. Pensate che gioia per gli astanti! A me sti colpi di fortuna non capitano mai…

    Poco più in là, ricordo il comizio solitario di una signora che, megafono alla bocca, cercava di convincere i numerosi e frenetici passanti a non consumare carne d’agnello. La festa del passaggio si avvicinava, se non ricordo male. Era molto convinta. Molto convinta… fin troppo convinta…

    Nel breve tragitto che separava questi due gironi, venivo passato a dritta e a sinistra da: uomini che parlavano come donne; donne che sbaciucchiavano altre donne; tamarri; tamarri con creste di capelli variopinte; gente con buste, pacchetti e pacchettini in mano, tipo la famosa sequenza di “pretty Woman”; civich impegnati a contollare i documenti ad un gruppetto di tamarri di cui sopra…

    Sulla carreggiata stradale, non si contavano le Porsche e le Ferrari… Le notavi perchè nei punti di maggior affollamento pedonale, sgasavano in folle…

    Ecco perchè Milano mi fa schifo.
    Torino diventerà così. Dormitorio o non dormitorio.
    Il problema non è la città: il problema è la gente che ci abita. Anzi, forse nemmeno quello.

  6. michele ha detto:

    Io sono abbastanza d’accordo con l’amico di Manlio e confesso la mia perplessità su alcune considerazioni svolte nel post: senz’altro Milano è più cara, ma siamo sicuri che i prezzi mediamente colà praticati misurino quasi il doppio di quelli riscontrabili a Torino? Ne dubito. Non mi pare, inoltre, che l’opzione industriale sia al tramonto (né di qua, né di là): abbiamo la seconda manifattura d’Europa (dietro unicamente ai crucchi) e non soltanto grazie alla (ex) Feroce o all’industria lombarda.
    Infine, constato che l’avvicinamento a Milano (a seguito del citato potenziamento ferroviario) potrebbe notevolmente contribuire ad una maggiore mobilità del lavoro, avvantaggiando non solo i meneghini, ma anche (forse soprattutto) quelli di noi che trovano un impiego al capezzale della Madonnina.

  7. Krap ha detto:

    A proposito di polemiche Torino-Milano, ricordo quando nel 1848 il comitato di governo cittadino capeggiato dal conte Gabrio Casati aveva rivolto un appello urgente a Carlo Alberto affinchè accorresse al più presto a Milano per difendere la città ed evitare che gli Austriaci se la riprendessero dopo esserne stati scacciati con le Cinque Giornate. Questo appello a Carlo Alberto fu fortemente osteggiato però fino all’ultimo da Carlo Cattaneo, componente di minoranza del comitato, il quale temeva che la venuta in armi di Carlo Alberto avrebbe provocato di fatto la piemontesizzazione della Lombardia. Pensate un po’: all’epoca erano loro che avevano paura di venire fagocitati da Torino…

  8. missis Horse ha detto:

    @ Krap
    scusa, perchè hai scritto “…ricordo quando nel 1848…”?
    Avevi già un’età che ti permetteva di “ricordare” oppure è rivolto a noi lettori? 🙂 🙂
    Con simpatia 😉

  9. Krap ha detto:

    Ahimè, cara Missis Horse, mi hai colto in fallo. Hai voluto mettere in piazza davanti a tutti la mia età, che io mi illudevo per vezzo di tenere nascosta…
    Ricambio la simpatia!

  10. Ale Baje ha detto:

    Caro Manlio, e per tutto questo chi dobbiamo ringraziare? 🙂

  11. umberto ha detto:

    Caro Manlio, attenzione a citare le statistiche. Purtroppo vi è in Italia la brutta abitudine di raccogliere dati in maniera approssimativa e non omogenea, per poi pubblicare statistiche strampalate che servono solo agli opinionisti di turno per sparare le loro menate. Mi ricordo quando una decina di anni fa era venuto fuori che Torino era la città più inquinata d’Italia (credo riguardo ai PM-10) e poi si era scoperto che in realtà era solo l’unica ad avere le centraline in regola per effettuare quelle misurazioni…
    Ci sarebbe poi da ridire sulla prima posizione di Milano in quanto a tenore di vita. Viene quasi il dubbio che conti solo il valore assoluto dello stipendio ovvero quanto uno spende in media, mentre in realtà quel che è importante è il potere d’acquisto ovvero il differenziale tra entrate ed uscite.
    Un saluto

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