Dedicato a chi ama la natura

Godo nel constatare che avete gradito il mio ultimo post sui colori dell’autunno e la bontà dei suoi frutti. E’ un panegirico alla natura quello che si eleva talvolta dal mio cuore (come lo sarà anche il post di oggi) attraverso la sensibilità della penna. Perché la mia penna, appena uscita dall’astuccio, non può che osannare la natura, comune provenienza nostra, fonte dell’esistenza, grande matrice della razza umana. E viene a taglio il dono della parola per cantarne le lodi in ogni giardino ben potato o selva inesplorata, in ogni tenero boschetto o ruvido cespuglio; per celebrarne il fascino in ogni angolo d’erbetta bagnata di rugiada, in ogni grotta muschiosa o nascosta fontana.

Vorrei aver sempre sotto mano la chitarra, vorrei suonare a lungo il mio flauto per esaltare anche con la musica quella natura che io vedo, che tutti vediamo nelle forme del fiore, del bocciolo, della rosa, dell’orchidea, della begonia… Ne sono un tale ammiratore e frequentatore, che vi dico: amatela anche voi. E se un giorno l’avete dovuta abbandonare, tornate ad essa ogni volta che potete. Non si stanchi la vostra lingua nel magnificarla. Inebriatevene con tutti i cinque sensi: col fiuto nel profumo della trifola tagliata, col gusto nella dolcezza della prugna fra le labbra, con l’udito nel piccolo grillo che canta all’ingresso della tana, col tatto nel soffice pelo della marmotta, con l’occhio nelle ali simmetriche della farfalla. Giammai perisca la natura! In altre parole, viva la figa.

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20 risposte a Dedicato a chi ama la natura

  1. missis Horse ha detto:

    … che ha radici profonde!!!! 🙂

  2. missis Horse ha detto:

    Concordo con Pingoss!
    W LA FIGA!!!!

  3. Pingoss ha detto:

    Manlio, il tuo post avrebbe potuto essere perfetto. Ma non lo è. Il “cioè” mi pare superfluo, per due ragioni.
    Se pensavi che qualcuno fra i tuoi 25 (mila) lettori potesse non constatare la propria repentina ipersecrezione di particelle testosteroniche e l’inatteso sciabordìo di fluidi corporali già durante la lettura, hai errato proprio con quel “cioè”: è come prender per l’orecchio il monello che ha rotto il vetro della canonica. Puoi punirlo, ma il male è già fatto. E per tornare al nostro lettore non erotofilo, meglio fulminargli una sospensione a divinis, una pubblica ordalia, una feroce diffida a mai più frequentare queste pagine.
    Se, invece, lo ritenevi una chiosa efficace, quasi il suggello ceralaccato di una ponderosa missiva, quasi il sigillo notarile di un legato, anche in questo caso devo dissentire. Mi ha ridotto una splendida costruzione letteraria, grondante malizia, attesa, voyerismo e maialaggine colta, a una disidratata chiosa in stile Gabanelli, che termina il servizio sull’uso del denaro pubblico dicendo “Berlusconi è basso”.
    Se me ne dai licenza, conserverò il tuo “Dedicato” espungendone il “cioè”.
    Che la trifola sia con te!

  4. marco ha detto:

    Bravo Manlio, anche se non sono d’accordo con Pingoss su quel “cioè” della frase finale.
    E’ proprio quello che mi ha dato la giusta chiave di lettura, e senza di esso avrei potuto percepirne il senso magari
    solo in seconda battuta…
    Tra i tuoi 25(mila) lettori non tutti sono arguti come il buon Pingoss, e io sono tra questi… ma nonostante tutto il talento credo ancora di percepirlo!!
    A questo punto grazie per la dedica… con la solenne promessa di preservare Madre Natura, onde evitare che perisca.
    Grandissimo post… applausi!!!

  5. Domenico ha detto:

    Ma che bello!!
    Come ci gratifica avere a disposizione uno scrivano che i suoi post non si limita a pubblicarli, ma ce li dedica!
    Grazie… vado subito a occuparmi della Natura, prima che (de)perisca.

  6. Pingoss ha detto:

    Mi soccorre un’ultima considerazione, di nessuna importanza. Ma che, come tutti quegl’insulsi arciaràm di pessimo gusto, non hai la forza di gettare via. Una di quelle riflessioni da tre soldi, che ti vengono di notte, quando con un amico tiratardi ti accompagni all’infinito, l’uno al portone dell’altro, finchè dietro a un lampione incontrate l’aurora.
    Pensavo: ma l’è bin drola sta facenda… Mè amìs Manlio a l’è ampinìse ‘d bagna caoda ‘me ‘n crin. Due sere a stivare colesterolo da farne pellet per tutto l’inverno. Un sessantenne normodotato, dopo due notti di bagna caoda passerà tutta la settimana attaccato a una flebo. Ma anche attaccato al cesso, fra sciolta e scorregge. Con un lieve senso di nausea permanente, senso che trasmette a chiunque lo avvicini a meno di un metro, causa il potente processo di eliminazione dell’aglio che, bastardo, si annida nel posto più drolo: gli alveoli polmonari.
    Ma lui è mica normodotato, no… E’ Zeus! E qual è stato l’ovvio processo avviato da Zeus per risorgere dalla salsa primordiale ove si rigenerano ogni autunno generazioni di granitici piemontèis? Imitàti malamente da quei piciu di arabi che, possedendo una prospettiva malata della vita, tentano di rigenerarsi con al sò rabadàn, senza mangé, fumé e ciulé! Zeus si è messo a pensare alla figa. E, ciò che credo d’intuire, anche la figa si è messa a pensare a lui! Ma boia fauss, dissi fermandomi e mettendo una mano sulla spalla dell’amico. Sa dcò la ciornia a pensa a chièl, a voel di’ che anche chila a l’ha mangià la bagna caoda. L’amico si portò una mano alla fronte, alzando involontariamente la lobbia, che scivolò all’indietro, conferendogli un aspetto un po’ comico, da sensale di granaglie al mercato di Carmagnola. Poi disse: e chi lo può dire? Certo, solo l’assunzione condivisa di bagna caoda consente la reciproca sopportazione olfattiva. Ma scusa – l’amico mi fissò serissimo, ghignando sotto i baffi – dove si son celebrate le due bagne caude? Riaccesi il toscano e distolsi gli occhi da una locandina di “CronacaQui” che la brezza notturna stava spingendo verso una pozzanghera. Mah, a me smija da amìs e con ij alpìn, risposi. L’amico stava ultimando una laboriosa manovra estrattiva compiuta con l’unghia del mignolo nell’area del dente del giudizio dove, probabilmente, si era incastrato un mezz’etto della scaramella di due ore prima. Poi mi guardò per un lungo istante e si avvolse meglio nel lungo mantello a ruota. Fece due passi e, prima di svoltare in corso Moncalieri, sussurrò in uno sbuffo di vapore: ma ti, a toa età, chè sinquante sinc ani t’ij as tuti, it cherde ancora a Collìn? Poi girò l’angolo e sparì nella nebbia che saliva dal fiume, lasciando dietro di sè un fragrante sentore di pipa, bagnét verd e bagnét d’ciornia.

  7. Carmen ha detto:

    Che bell’omaggio hai fatto ai lettori! Un delizioso post, reale, scritto senza cadere nel volgare.
    E’ uno svago poter parlare di sesso ben fatto, per non parlare sempre di battibecchi, di politica, di Wall Street, di aneddoti storici, etc…
    Simpatiche anche le frasi in dialetto. Purtroppo sono rimasti in pochi a saperlo parlare e scrivere, oltre te e Pingoss.
    Cerea, Manlio
    Carmen

  8. Federico ha detto:

    Pingoss, scus’me ma, per mi almeno, certe commistioni a sun bin drole: l’immagine d’la ciornia ch’a l’ha mangia’ la bagna cauda l’ha fame propi sgiaj!

  9. Carmen ha detto:

    Non ho commentato lo scritto del signor Pingoss, ognuno la pensa e la vede come gli pare,
    ho solo rimarcato che mi piace molto sentir parlare e leggere il dialetto torinese!!
    I son contenta che ne esistono anche altri!
    Bon-a giornà, monssu Federico.
    Manlio, non ho mai scritto così tanto neanche quando da giovane andavo (mal volentieri)
    a scuola!
    Bondì a tuti
    Carmen

  10. Krap ha detto:

    Oh mio imaginifico Pingoss, questa è Goliardìa d’Autore, di quella con la G maiuscola!

  11. missis Horse ha detto:

    …già caro Krap… e la frase che ho “gustato” (verbo più calzante al tema) maggiormente è stata:
    “…e distolsi gli occhi da una locandina di ‘CronacaQui’ che la brezza notturna stava spingendo verso una POZZANGHERA”…!!!!

  12. Dado ha detto:

    Pingoss ne sa…
    Azzo se ne sa…
    Perdonatemi se non mi metto a citare, ma sarebbe davvero operazione lunghissima.
    In alto i calici!
    E non solo quelli!

    Ps: ma monsù Manlio nella pipa che fuma? Italia? Trinciato primo taglio? Trinciato secondo taglio?

  13. Pingoss ha detto:

    Missis Horse am piàs sempre d’pì. Al commento n.1 fa l’allusiva, anche se mi sembra incomprensibile attribuire alla figa delle radici, neanche fosse un occhio di pernice. Al n.2 si mette a strillare come ricordo mi accadde nel 1968. In quell’anno, che oggi fa sprecare qualche chilometro di carta nei libri di storia, ma che io trascorsi a schivare comunisti che mi volevano pestare. Sostenevano che avevo la faccia da fascio, con questo dandomi l’abbrivio in un percorso che mi condusse a diventarlo davvero. Più probabilmente avevano realizzato che me ne sbattevo le balle del loro 68, preso com’ero dal precorrere i tempi portandomi avanti di un anno, con l’affettuosa collaborazione di una valsusina dalle guanciotte rosse. L’estate del 68, con due amici e rarissima ciornia, decidemmo di fare un investimento per alzare la qualità delle nostre quotidiane sessioni autoerotiche. Tiroma le busche e col ca perd a va fin-a Ouls a caté Caballero! All’edicola del nostro paesotto mica potevamo comperare quello scrigno di lussuria, quella pompa ormonale, quella meravigla del progresso di cui si favoleggiava da settimane, avendo sentito dire che si vedesse proprio la figa da vicino. Per la verità, io avevo un po’ meno urgenza dei miei somà, grazie alle guanciotte di cui ho detto; ma partecipai un po’ per spirito di corpo, un po’ perchè la ciamporgna a l’è coma le cerèse, no?: u-na tira l’autra. Col dop-mesdì là, l’oma tirà le busche e, naturalment, a l’è tocame a mì. Con tutta la gena pensabile in un quindicenne imbranato, parto in autostop per Ulzio (si potrebbe parlare per ore dell’autostop di quegli anni, ma magari lo farà uno di questi giorni il signore del cui spazio cibernetico mi sto accorgendo di abusare). Compero Caballero e, scrollandomi di dosso gli sguardi di rimprovero del giornalaio, torno al paese. Venni accolto dai soci con una serie di comportamenti collettivi schizofrenico-compulsivi: non lo sapevano ma avevano inventato la standing ovation. E io, orgoglioso, eroico, improvvisamente adulto, sentendomi vicino, molto vicino a grandi ciulatori dello spessore di Gunther Sachs e Gigi Rizzi, spalancai Caballero davanti a quei musi eccitati e scandii bene le parole nell’aria tersa di un pomeriggio di giugno, con l’aria della sera che stava per scollinare da ovest, scandii forte perchè i due amici la vedessero scendere su di loro – quasi una blasfema pentecoste sessuale – lenta morbida bagnata, venuta al mondo a miracol mostrare, scandii verso di loro e verso il retrostante bosc ed malezzo, che si piegò per una lunga lenta ola all’indietro, tanta era la forza che Caballero rigenerava e liberava in noi, scandii forte tre volte: VIVA LA FIGA !
    P.S. Accetta, padre Zeus, un piccolo contributo su di un tema così centrale nella nostra weltanshaung. Colgo altresì l’occasione per farti notare come il sacro quadrinomio cazzo-culo-figa-tette funzioni sempre, suscitando afflusso di chiosatori e abbondanza di commentatori. Come ciliegina sulla torta, se vuoi, potresti usare il “quinto elemento”, un ingrediente esaltatore del gusto e dell’allegria: la merda.

  14. Krap ha detto:

    Nen per fé ël pistìn, mia cara madamìn Carmen, ma a mi me smija ‘n poch dëspresiativ parlé dël piemontèis come d’un dialèt. . Ël nòst piemontès a l’è na lenga. An efet, an dialèt a l’è mach la variant basa (popolar) ëd na lenga pì auta. Ël piemontèis a l’è nen na variant ëd l’italian, perché l’italian a l’è la lenga ëd la Toscan—a che i l’oma pijà per convension come lenga comun-a. Contut , quand ij viagiator ëd ‘l GRAND TOUR a percorìo l’Italia , a contavo che ij aristocràtich a parlavo l’italian, antant che ij om del pòpol a parlavo ël dialèt. A Turin a fonsionava nen parèj. Rich e pòver, sgnor e pòr diav, nòbil e plebé, tuti a parlavo mach la lenga piemontèisa, e gnun a parlava l’italian.
    Michel de Montaigne, en pasand per Turin a scrivìa an efet ant ël sò “Journal du voyage en Italie par la Suisse et l’Allemagne” ant ël 1581: “…Ici on parle communément françois et tout les gens du Pays paroissent fort affectionnés pour la France. La langue vulgaire n’a presque de la langue italienne que la pronunciation, et n’est au fond composéee que de nos propres mots”.
    Ël viagiator tedesch Johann Georg Keyssler a scrivìa ant ël sécol XVIII che a Turin: “…most of the nobility speak only their own native language, which is a medley of french and italian (…) The French and the piedmontese language are generally spoken both at Court and country; the Italian is less known…”-
    Ël musicològh inglèis Charles Burney, an visitand Turin ant ël 1770, a scrivìa ant ël sò rendicont ëd viagi antitolà “The Present State of Music in France and Italy” che: “…Turin is, however a very beautiful city, though inferior perhaps to many other of Italy in antiquities (…) and the language here is half Franch and half Italian, but both corrupted”.
    E, per ùltim, ant ël lìber “Histoire de la langue française” ëd Ferdinand Brunot, as peul lese che ant ël sécol XVIII: “…L’italien était une sorte de rareté dans cette partie de la Péninsule. On avait si peu l’habitude de l’entendre à Turin, que l’architecte Benedetto Alfieri, qui (ayant appris l’italien pendant un long sejour à Rome), l’employait quotidiennent , sembla ridicule à ses compatriotes”.
    Cerea a tuti.

  15. Carmen ha detto:

    Gentil signor Krap,
    Ch’a scusa, ma non era mia intenzione disprezzare il torinese, anzi, l’ho chiamato dialetto
    perché i savia nen ch’a l’era ‘na lenga, mèj ancora, anzi le dico che il suo commento lo
    leggerò diverse volte così riuscirò a conoscere meglio la lingua TORINESE!
    La saluto
    Carmen

  16. missis Horse ha detto:

    Ciao Pingosss!
    Anche a me piaci sempre di più… però… “la MERDA sulla TORTA” non mi piace, i due gusti non sono proprio affini! A meno che non si possa leggere come una figura retorica un pò cruda…:)
    Comunque come “CILIEGINA” è ad hoc!!! 😉

  17. missis Horse ha detto:

    @ Pingosss: non far finta di non capire! “Radici profonde” sottointendeva “nel tempo” 🙂
    I lo sai… a l’é nen ‘n ajassin… 😉

  18. Krap ha detto:

    Grassie, Madamìn Carmen. A j mando n’ambrass.

  19. Domenico ha detto:

    Che ci vado a fare ai corsi di lingue dell’Unitre, tra piemontese,francese e inglese imparo più qui!
    Grassie monsù Krap…

  20. Pingoss ha detto:

    …E’ che non hai ancora visto tutto! (come disse la D’Addario al Berlusca, posandogli in testa il reggiseno), caro Mècu. Non puoi nemmeno immaginare di che cosa sia capace Krap quando gli monta l’ispirazione: finora vi ha fatto vedere soltanto la punta. Ma se gli gira di estrarre tutto l’apparato disponibile, gavève da sota!

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