Evelina

Mi ci son voluti 60 anni per decidermi a farmi le iniezioni da solo. Parlo di intramuscolari: le endovenose sono roba seria, si può far gravi danni, meglio astenersi. Eppure… non sono forse tali le iniezioni che si fanno i drogati, a volte in condizioni igieniche terribili, cercandosi nel braccio, nei piedi, nella lingua la vena meno sbrindellata? E’ che quando il bisogno preme, si osa. Anche per me è stata questione di bisogno, perché non ci son più le Eveline, le infermiere che una volta ti pungevano a domicilio per pochi soldi. Così ho preso il coraggio a due mani e l’ho fatta. Una, due, tre… finché son diventato bravo. Anche se – dice mia moglie – non ho la mano fatata di Evelina. Bella forza! Lei è infermiera diplomata, e di punture ne ha fatte per una vita, fino a 90 anni. Ultimamente le faceva solo più in casa sua (e prendeva un euro, non quattro o cinque come le sue colleghe giovani…), ma fino agli 80 si alzava alle cinque per fare il giro della collina intorno a Cavoretto.

Non aveva neanche il tempo di accorgersi quanto sia bella, in ogni stagione, la collina. E’ lo scialle di gala di Torino come le alpi innevate ne sono il diadema. Saremo pur diventati il dormitorio di Milano, ma si leccano i baffi i meneghini, ad abitare qui. Loro per infilarsi in un bosco (non dico un parco, dico un bosco vero, intricato, a saliscendi, pieno di ruscelli, funghi ed animali selvatici) devono scarpinare ore. A noi bastano dieci minuti, dal centro. Ho detto “intricato” perché gli alberi non sono più potati e il sottobosco non viene più pulito come una volta che la gente si scaldava a legna ed ogni ramo, caduto o tagliato, era venduto. Ma ci sono ancora, puliti, i sentieri dove all’alba passava la piccola Evelina, anche di festa. Mano fatata e gamba lesta. Trottava a volte fino al colle della Maddalena, tagliando per i boschi. Sempre gentile, ma di poche parole, perché alle otto prendeva servizio in ospedale.

Poi invece, quando s’era messa a farle solo in casa sua, era diventata ciarliera. Aveva tempo, finalmente. E regalava a noi clienti tesori di ricordi, come la storia del giovane aviatore moribondo di tubercolosi. Roba dei primi anni ’50. La madre del pilota, all’ospedale, faceva di tutto per non incrociarne la morosa. Non aveva mai voluto conoscerla, e non voleva che lo sposasse. Invece lui, quando si sentì morire, volle. Prenotò il cappellano, e chiese all’Evelina di fargli da testimone, con una collega. Evelina osò dirlo alla madre, nella speranza che ci ripensasse, che venisse al capezzale del figlio morente a vederlo mentre si sposava, ma lei fu irremovibile. Non venne. Dopo i funerali, la sposa-vedova volle regalare, grata del tentativo, un mese del suo stipendio ad Evelina. Storie che fan pensare. Storie da camino in collina. Storie dell’Evelina, l’infermiera alta un metro e una lattina.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

8 risposte a Evelina

  1. missis Horse ha detto:

    … perfettamente d’accordo!

  2. domenico ha detto:

    Grazie Manlio, un altro ritratto delizioso…

  3. marco ha detto:

    Cavoretto:”paese medioevale abbandonato da fate pigre sulla collina a un tiro d’archibugio da Torino.” scrivesti successivamente alla morte del “nostro” amato Oreste.
    La “magia” di Cavoretto si respira, si vive, si avverte in un’atmosfera che ha qualcosa di
    veramente mistico e inspiegabile.Grazie Manlio per aveci regalato un’altra sfumatura di
    questo quadro dagli infiniti colori.

  4. Krap ha detto:

    Condivido tutto quello che ha detto Marco, anche perchè l’ha detto meglio di come avrei potuto dirlo io

  5. michele ha detto:

    Commovente, questa storia!
    Bravo Manlio.
    Michele

  6. Rosy dJ ha detto:

    Bella storia, dolce e preciso il ritratto, sembra di vederla!
    Bravo Manlio
    Ciao

  7. Dado ha detto:

    Donne con le palle…
    Ne restano poche, al giorno d’oggi!

    E, ultimamente, mi sembra che gli uomini stiano messi pure peggio.

  8. Rulettus ha detto:

    Lacrimuccia… 😉
    Quando andai a murazzi per la prima volta, e pisciai in Po’, rimasi sbigottito, l’acqua va al contrario, sale verso i monti…
    …Gli studi son gia’ terminati abbiamo finito cosi’ di sognar…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...