Festa o croce?

Si è fatto un gran parlare della sentenza UE sui crocifissi. In Vaticano c’è chi ha detto che l’Europa ci ha dato la festa pagana di Halloween, e adesso ci vuole togliere Cristo. Una zucca per una croce. E’ una semplificazione suggestiva, ancorché inesatta. A me, pur laico e mangiapreti, il crocifisso non da alcun fastidio. Anzi, mi dà allegria, mi ricorda l’infanzia, mi fa sentire a casa mia, come il suono delle campane. E se dà fastidio ai fanatici adepti di altre religioni, cazzi loro. Detto questo, passiamo alla zucca. Ricordo bene la sera di Halloween di qualche anno fa. Piove fitto e sono solo in casa. Mia moglie è andata alle prove del coro, ed io mi godo un bel film sulla caccia alle streghe del 1692 a Salem (Massachusetts). Suonano al cancello. Sento voci infantili (le aspettavo): un gruppo di ragazzini di Cavoretto sta facendo il giro “dolcetto-scherzetto”. Esco in strada e porto loro le deliziose camille che Anna ha preparato per l’occasione: loro le spazzolano all’istante (è il Federer delle torte, mia moglie) e mentre li guardo mi fanno tenerezza, contenti ed eccitati come sono, anche se bagnati come pulcini (e sorvegliati con discrezione da un paio di papà, a distanza).

A me di Halloween piace questo rito infantile, più dei petardi e dei veglioni mascherati. Mi ricorda il rito del “canté j’euv”, la tradizione langarola della questua quaresimale di cascina in cascina, uova contro canzoni. Ma se il prete mi dice che è una falsa tradizione, una festa importata che c’entra poco con la nostra cultura, gli rispondo che pure San Valentino, se è per quello. E chi accusa Halloween e San Valentino d’esser commerciali, pensi a come si è ridotto il “santo” Natale. Che la festa della zucca sia malvista in Vaticano, è un punto a suo favore, per me. Il fatto che io abbia difeso Buttiglione sul giornale, quando a Bruxelles fu respinto da quell’altra chiesa laica che è la sinistra (padrona della cultura europea) per aver espresso un’opinione morale sui gay, non vuol dire che io dimentichi quante vittime innocenti ha causato il fanatismo cattolico nei millenni.

Halloween in fondo ci parla di morti, di spiriti e di streghe, e quelli sono capitoli imbarazzanti nella storia di tutte le chiese cristiane, non solo di quella cattolica. I presunti contatti non autorizzati con l’al di là sono stati presi a pretesto per torture, impiccagioni, roghi, isterie collettive, processi-farsa, vendette personali, meschinità, spoliazioni di averi, tutte porcate riconducibili ad una sola: l’ansia di conservare il potere. Perché solo questo fu, in sintesi, la (presunta) lotta al (presunto) demonio da parte dei (presunti) rappresentanti del (presunto) Signore Iddio. E continuerebbe ancor oggi, questa lotta, se non le si opponesse quel laicismo che rappresenta pur sempre l’unico baluardo contro i vari Torquemada e Bin Laden d’ogni epoca. Purché non pretenda, il laicismo, di diventare esso stesso religione, e si metta a proibire questo e quello, come è successo coi crocifissi nella Chiesa… pardon, nella Corte di Strasburgo.

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6 risposte a Festa o croce?

  1. missis Horse ha detto:

    ciao Man! La festa di Halloween non è propriamente pagana da quanto se ne può dedurre dal seguente testo…

    Nella tradizione anglosassone, il 31 ottobre rappresenta uno dei giorni più paurosi dell’anno dove vivi e morti coabitano la Terra. Molte sono le leggende relative a questa data, diverse le usanze e i festeggiamenti.
    In questi ultimi anni la festa, all’insegna del mistero, sembra essersi radicata anche da noi grazie a feste in maschera, horror all’insegna della suspance e del terrore, un modo che sembra voler esorcizzare i nostri peggiori incubi.
    Ma se si torna un po’ indietro nel tempo scopriamo le sue vere origini nelle terre dei Celti, popolo dedito all’agricoltura. La fine di ottobre, infatti, rappresentava la fine dei raccolti e l’inizio del periodo invernale e del nuovo anno, momento in cui le leggi dello spazio e del tempo sembravano sospese e i morti tornavano sulla Terra.
    Bisogna ricordarsi che il giorno si riteva iniziasse la sera precedente e non la mattina, è per questo che si festeggia il 31 ottobre e non il 1 novembre. Il nome, però, deriva dalla tradizione cattolica, per cui questo è il giorno in cui si festeggiano tutti i santi, nessuno escluso. Halloween, infatti, sarebbe l’abbreviazione di All Hallows’ Even, dove Even significa sera e Hallows santi.
    Nasce così la sera più mistica e misteriosa di tutto l’anno dove il brivido fa da protagonista

  2. marco ha detto:

    Il caso era stato sollevato da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finland ia, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto statale “Vittorino da Feltre” di Abano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule. Nel maggio 2002, la direzione della scuola aveva deciso di lasciare il crocifisso nelle classi, e in questo senso si era espressa più tardi una circolare del Ministero della Pubblica istruzione indirizzata a tutti i direttori delle scuole pubbliche. Ma ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano dovrà versarle un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. Si tratta della prima sentenza della Corte di Strasburgo in materia di simboli religiosi nelle aule scolastiche.(Apcom)
    Caro Manlio,credo che il Vaticano abbia dato prova di grande debolezza e trovo che l’uscita
    di Ruini sia quantomeno infelice.Halloween, e missis Horse nella sua ricerca lo conferma,altro non è
    che la “festa” di una sola notte oltretutto (pare) volta a festeggiare i santi.
    Mi sono sempre professato tollerante delle altrui convinzioni (quali che siano) ognuno è libero di manifestare a piacimento la propria spiritualità ma fare una crociata sulla croce da parte della chiesa non fa altro che radicalizzare le posizioni intolleranti.Personalmente è l’imposizione
    di Strasburgo che mi fa arroccare al crocifisso, molto più delle posizioni prese dello stesso Ruini.

    Il crocifisso in classe non mi da alcun fastidio, sono ben altre le cose che mi danno fastidio nei rapporti tra Stato e Chiesa Cattolica.
    Strasburgo a volte (anzi spesso) sente il bisogno di battere un colpo e lo fa nel peggiore dei modi vedi anche ad esempio la normativa europea che disciplina la lunghezza delle zucchine.
    Il ricorso alla Corte di Giustizia andrebbe fatto per questioni di maggior rilievo ma di fronte a quella imposizione dettata dall’Europa ben venga..!!
    Una vita equilibrata nasce dalla convinzione delle proprie idee, ma anche dal rispetto di quelle altrui.
    E’ vero che in nome della croce sono state commesse le meglio porcate, ma anche in nome di altri segni, dalla mezzaluna, alla stella di Davide, dalla falce e martello alla croce uncinata, dal fascio all’aquila calva….
    Ed allora più che “rimuovere” (che non è mai una cosa giusta) insegniamo ai giovani la storia ed educhiamoli alla tolleranza ed al rispetto…
    Proprio tra gli “intolleranti” c’è sempre qualcuno che fa abiura delle proprie idee in nome del principio “parigi val bene una messa.
    Togliendo un pezzo di legno da una parete non si combatte certo l’invadenza e la pervasività della chiesa cattolica apostolica romana.
    Tu Manlio sei stato sin toppo buono a citare quanto di poco Santo e di molto commerciale il Natale,
    Lourdes,Fatima San Giovanni Rotondo son diventati degli inqualificabili bazar dove si vendono
    persino gli accendini con le varie Madonne o Santi stampati.
    Per me gli editti, i precetti e le scomuniche che arrivano dal Capo della Città del Vaticano hanno la stessa cogenza morale degli editti del Grande Puffo dello Stato di Puffolandia,però deve sempre
    valere il detto “scherza con i fanti ma lascia stare i Santi”.
    Cari saluti

  3. marco ha detto:

    E’ notizia di poco fa la morte di un altro giovane nelle mure di un carcere di Parma…
    che succede in Italia?Questa cosa mi ha fatto venire alla mente il caso Cucchi dove il
    religiosissimo Monsignor Giovanardi ,(Suor Binetti avrà convenuto con egli),sosteneva
    che Cucchi è morto perchè drogato e anoressico.
    Forse mi sfugge e perciò vi chiedo: ma non erano proprio loro a portare avanti
    il manifesto della sacralità per la vita,(tanto caro alla chiesa) che vedeva tra i
    principi fondamentali l’idratazione forzata ai malati gravi o terminali?
    Oppure la tossicodipendenza e l’anoressia non sono considerate patologie gravi?
    In aggiunta a quanto da me già scritto alle 12;56 pm ,mi piacerebbe vedere qualche altro
    parere.Anticipatamente ringrazio.
    Cari saluti

  4. Krap ha detto:

    Prescindendo dalla vicenda del Crocifisso, di cui non vorrei parlare adesso, mi sono soffermato a riflettere su come la tolleranza religiosa sia una condizione molto più complessa da raggiungere di quanto non sembri.-Non credo che (come alcuni troppo ottimisti dicono) sia sufficiente “educare i giovani alla tolleranza”, per evitare che alcuni di questi devastino poi i cimiteri ebraici, o inneggino all’odio razziale. L’intolleranza religiosa cresce in un humus particolare, legato a fattori politico sociali che si creano nel corso della Storia.
    Per essere meno scontati, prendiamo come esempio un momento nel quale è stata la religione cattolica non quella perseguitata, ma quella che ha oppresso coloro che esprimevano opinioni dissonanti: la Spagna dei tempi dell’Inquisizione.-
    E’ interessante vedere che le condizioni della Spagna dell’epoca, “un nazionalismo iracondo, un Paese povero, di piccole città provinciali, di piccoli commercianti di mezzi ristretti e di prospettive ancora più ristrette, di hidalgos in lotta quotidiana con la miseria, di plebi fameliche e stracciate: in altre parole, un Paese costituzionalmente malato di rancori e di complessi d’inferiorità e quindi predisposto a quelle espressioni tipiche di inferiorità che sono lo spirito razzista e la speranza di arricchire con poca fatica, portando via l’altrui” che hanno favorito questo spirito di intolleranza, si ritrovano oggi casualmente in tutti i Paesi musulmani dove i Cristiani vengono perseguitati.
    Mi veniva in mente questo leggendo il libro di Giorgio Spini, “Storia dell’Età Moderna” (ediz. Einaudi). Caratteristica distintiva della Spagna di quel periodo storico è la presenza costante di un’assoluta intolleranza religiosa.
    Riporto qui di seguito il passo del libro:
    ;
    “La guerra contro i Mori non impediva alla Spagna medievale di lasciar vivere un’ampia popolazione musulmana o israelitica nelle proprie città e nelle proprie campagne, con tale larghezza da rasentare l’indifferenza pura e semplice. […] Ma la nuova Spagna cittadina è animata da un nazionalismo iracondo, che ben si incontra col bisogno della Corona di identificare la propria causa con la crociata contro gli Infedeli. Il clima di tollerante indifferenza di un tempo cede a un’atmosfera di guerra, il cui sbocco logico è la persecuzione dell’infedele o del cristiano di tepida e sospetta fede, come nemico al tempo stesso di Dio, del re e della nazione. Ai primi del secolo XVI la Spagna è già diventata il paese dell’Inquisizione e l’Inquisizione è già diventata la colonna e il simbolo della Spagna monarchica e crociata. L’Inquisizione ha per scopo la salvezza delle anime e in primo luogo delle anime degli stessi eretici: ogni mezzo quindi è lodevole, purché serva a indurre l’eretico a confessare il suo peccato e a pentirsene. Ciò significa che ogni credente che si accosti alla confessione non può essere assolto dai suoi peccati, se prima non ha svelato tutti i casi di eresia che siano giunti a sua conoscenza, quand’anche ciò lo obbligasse a denunziare il parente più stretto o l’amico più caro. Nessuno dunque, che nutra opinioni difformi dall’ortodossia cattolica, può essere sicuro che un giorno, magari sul letto di morte, uno dei suoi cari non sia indotto a tradirlo. Se il reo, nonostante le prove raccolte contro di lui, si ostina a non confessare il proprio delitto di opinione, si manifesta con ciò stesso impenitente e quindi meritevole di essere mandato al rogo. Se invece confessa, è condannato legittimamente come eretico a pene più o meno gravi, cui si accompagna solitamente la confisca dei beni. Poiché il suggello della penitenza e della confessione è impresso su tutto il processo inquisitoriale, il Sacro tribunale agisce nel più impenetrabile segreto. E poiché i Re Cattolici hanno ottenuto che il Tribunale dell’Inquisizione sia messo alle loro dirette dipendenze nei regni della Spagna, in Sicilia e in Sardegna, talché il Consiglio dell’Inquisizione costituisce uno dei dicasteri più importanti dello stato spagnolo, è facile immaginare quale strumento di pressione politica e di rapina esso rappresenti per la Corona e le sue finanze, specie nei confronti dei ricchi “moriscos” [arabi convertiti al Cristianesimo] o “marranos” [ebrei convertiti al Cristianesimo]. Il legame tra Corona e Inquisizione di Spagna si traduce poi in alleanza fra la Corona e quell’altra grande potenza iberica che è l’ordine di S. Domenico, cui è affidato appunto il carico dell’Inquisizione. La rete dei conventi domenicani, coi loro maestri di teologia dominatori delle università e coi loro pulpiti dominatori delle folle, è posta così al servizio dell’autorità del re, persecutore degli eretici e propagatore della fede. Ogni vittoria della monarchia è una vittoria dell’Inquisizione e quindi della Fede: ogni attentato alla Corona s’identifica, nella coscienza popolare, con l’attentato alla fede e con l’eresia. Tra persecuzione inquisitoriale e potere della Corona spagnola si stabiliscono legami talmente intimi, che l’una non può essere più messa in discussione senza trascinare l’altra con sé nella rovina.
    D’altra parte, è proprio questa intolleranza inquisitoriale che, assieme alla politica di guerre e crociate, ha consolidato l’unità nazionale. Se il clero, per ovvie ragioni, è favorevole all’intolleranza religiosa, anche il ceto medio trova nell’Inquisizione un eccellente strumento per liquidare la concorrenza molesta dei mercanti, degli artigiani, degli agricoltori di origine israelitica e musulmana. Nonostante i suoi progressi economici, la Spagna è ancora fondamentalmente un Paese povero, di piccole città provinciali, di piccoli commercianti di mezzi ristretti e di prospettive ancora più ristrette, di hidalgos in lotta quotidiana con la miseria, di licenciados [laureati] di università che sognano soltanto un posto nella burocrazia regia o nel clero, di plebi fameliche e stracciate: in altre parole, un Paese costituzionalmente malato di rancori e di complessi d’inferiorità e quindi predisposto a quelle espressioni tipiche di inferiorità che sono lo spirito razzista e la speranza di arricchire con poca fatica, portando via l’altrui. Ogni pitocco si sente men povero quando può trovare nella sua condizione di “cristiano viejo” una ragione per disprezzare il vicino più intraprendente, nelle cui vene scorre sangue infedele, e si considera vendicato delle proprie strettezze quando può vedere la spoliazione del bottegaio ebreo dal commercio bene avviato o del proprietario terriero moresco delle huertas lussureggianti. Non ci si contenta di sorvegliare i discendenti di mori e di ebrei attraverso i cento occhi dell’Inquisizione ma si impone la prova della “ limpieza de sangre” [purezza di sangue], cioè della purità razziale, come canone discriminatorio nell’accesso a ogni carica, comprese le stesse dignità della Chiesa.
    Così la borghesia spagnola, che ha appoggiato ieri la nascita del regime monarchico, per averne la protezione contro i suoi nemici, comincia, senza accorgersene, a scavarsi la fossa con le proprie mani. A parte il fatto che la maggioranza degli ebrei cacciati alla fine del secolo XV dalla Spagna, si è riversata verso il Nord Africa e l’Impero Ottomano, cioè è andata a irrobustire dal punto di vista economico e tecnico quel mondo islamico di cui gli spagnoli son nemici giurati, la persecuzione degli ebrei ha portato a screditare altresì quelle attività e professioni cui si dedicavano tradizionalmente gli israeliti. Quella tendenza al disprezzo per il lavoro e il commercio, che già cominciava a insinuarsi nella mentalità spagnola, in conseguenza dello sviluppo del prestigio dei militari, si rafforza sempre più. Il cristiano viejo si convince che un uomo onorato non può essere tale se lavora con le sue mani, quanto invece nell’entrare in quelle carriere per cui è richiesta esplicitamente la limpieza de sangre, cioè il clero, l’esercito, la burocrazia: “iglesia, mar o casa real”, come dirà tra breve un diffuso adagio”.

  5. Rulettus ha detto:

    “Detto questo, passiamo alla zucca”
    Fantastico. 🙂

  6. E.Raser ha detto:

    e se scendesse?

    http://wwww.youtube.com/watch?v=8wNdj4dtXl

    Signore, se scendi…….rompiano il culo a tutti i burocrati

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