Chi lessa i marroni?

In queste prime giornate di freddi notturni e nebbie mattutine viene voglia di bagna caoda, di polenta, di castagne brusatà. Riti che marcano l’approssimarsi dell’inverno come la salada ëd virasoi ne marca la partenza. La parola “autunno” ha un’eco anche politica. E’ la stagione in cui riprendono le contrattazioni e gli scioperi, quello che i sindacati chiamano “le lotte”. I proverbiali “autunni caldi” d’una volta, però, non tornan più, almeno non con quell’intensità e quelle speranze. C’eran padroni veri, allora, da sfidare, c’era polpa da mordere, sull’osso, e il debito pubblico non era quel macigno che portiamo oggigiorno appeso al collo.

Fu proprio per garantire la pace sociale, per raffreddare quei calori che ne fu aperta la voragine. Prepensionamenti, cassa integrazione, aumenti salariali concessi su pressione del governo e poi recuperati in aiuti statali e sgravi fiscali… la solfa è nota. Oggi che il clima è cupo, il fondo del barile levigato e lo spettro della crisi mondiale dalla quale non siamo ancora fuori ci morde le calcagna, non c’è ruggito. In questi “autunni tiepidi” avverti nella lotta sindacale solo l’angoscia di chi sa d’aver ben poco spazio di manovra. E sarà anche peggio, d’ora in poi. Sarà già manna se non si finirà alle lotte fratricide, agli assalti ai negozi, come successe in Argentina cinque anni fa.

Per questo vien la nausea a registrare l’ennesimo assalto degli squatters agli studenti di destra che tenevano il banchetto raccolta firme a Palazzo Nuovo. Urlavano «l’università è nostra, e i fasci non li vogliamo», come fanno ogni autunno, ad ogni stagione delle castagne lesse. Almeno le date le rispettano. Identica la spudoratezza nel giustificare il raid: “la raccolta di firme non era autorizzata dal rettore”. Un pretesto che suona ridicolo, in bocca a gente che occupa abusivamente (da decenni) le case altrui. Scrissi qualche anno fa sul giornale per il quale lavoravo: “Non c’è più ideologia, dietro questi scontri, son solo repliche di un copione sbiadito, semplici ritualità”. Confermo. Ritualità come le caldarroste e i gran bolliti di questi giorni. In fondo le botte si chiamano “castagne” e darne tante, in gergo torinese, si dice “passé ‘l bujì”.

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Una risposta a Chi lessa i marroni?

  1. barbara ha detto:

    non ne possiamo + … degli squatters e i loro banchetti… 🙂

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