Riflessioni sul terrore

Non è che dire “sono sempre successe” consoli delle disgrazie, o le giustifichi. Però almeno aiuta a capirle. Prendi la guerra in corso in Afghanistan contro i talebani, ad esempio. E’ indubbiamente atipica. Ma non perché non sia stata dichiarata (il terrorismo non ha ambasciate), bensì perché i contendenti (l’occidente e l’islam fondamentalista) sono entità vaghe. Fu atipica anche la terza guerra mondiale, la cosiddetta “guerra fredda”, perché non fu combattuta sul campo, ma si basò solo su dispetti, spionaggio e sgambetti economici reciproci fra i due blocchi contrapposti, data la certezza che l’opzione nucleare avrebbe portato alla distruzione simultanea dei due contendenti. Si basò, cioè, sull’equilibrio del reciproco terrore.

Ecco comparire il termine esecrato: terrore. Comparso addirittura nel 1789, per definire un periodo della rivoluzione francese. Eppure il mostro tanto temuto, nella guerra fredda ci salvò, per quarant’anni. Senza contare che sul piano puramente militare la strategia terroristica è considerata lecita, normale e persino bilanciata, in quanto scelta obbligata di chi è militarmente più debole. Anche il dichiarare leciti gli obiettivi militari e illeciti quelli civili è un lodevole intento umanitario, ma una grossa ipocrisia storica: nell’antichità (basta leggere la Bibbia) le guerre finivano sempre con la distruzione fisica delle città nemiche con tutti i loro abitanti. Ma anche in seguito, dopo la parentesi di convenzionalismo umanistico (durato grosso modo dal rinascimento ai grandi conflitti ottocenteschi) le guerre hanno ricominciato ad essere sempre meno convenzionali, non dichiarate, combattute senza divisa.

E allora, se già nelle grandi guerre mondiali del ‘900 la popolazione civile è stata considerata cobelligerante e quindi obiettivo legittimo, perché non può considerarla tale anche il terrorismo, che è la guerra “privata” d’un gruppo o addirittura d’un singolo individuo contro un governo, un sistema economico, un insieme di valori? Neppure i kamikaze, se ci pensate, sono una novità. Le cronache belliche della storia son piene di suicidi strategici consapevoli. Sia programmati (i 300 delle Termopili), sia no (Pietro Micca). Chi infine contesta come falsa la ricompensa promessa ai mujaheddin (il paradiso con le vergini da deflorare, ecc…), dovrà del pari contestare la terna paradiso-purgatorio-inferno promessa ai cristiani. Nessuno è mai tornato a dirci cosa c’è davvero “di là”. Magari non c’è nulla. Ed è proprio questo, a ben pensarci, l’unico vero, angoscioso, eterno, irresolubile quesito.

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