Ululati d'agnello e invisibili fin troppo visibili

Capita che Diego Cugia (vi ricordate Jack Folla?) fondi qualche mese fa “Gli Invisibili” definendolo “movimento di resistenza culturale che privilegia la libertà di pensiero e il potere delle idee, rispetto al potere politico”. Capita che un’amica m’inviti a farne parte, dicendo che è un movimento “super partes”. Capita che io, da buon santommaso, declini l’invito dopo aver letto i post di Cugia sul sito degli Invisibili, avendo capito che quel movimento è l’ennesimo  trucco della sinistra “modello Capalbio”(come i girotondi, come libertà e giustizia…) per arruolare nell’armata antiberlusca i colti indecisi, gli intellettuali che riluttano a schierarsi. Mi sembrava strano che un autore Rai non fosse rosso, e infatti Cugia lo è, anche se vorrebbe nasconderlo. Per camuffarsi indossa la solita pelle d’agnello (come Uòlter, ricordate?), ma gli spuntano da sotto i pelacci da lupo. E quando parla (cioè scrive) ulula, non bela. Da buon infiltrato, naturalmente, nega di essere di sinistra: “Io compagno? Figuriamoci! E’ solo che avere un premier come Berlusconi è una vergogna per l’Italia”. Alla faccia del “movimento super partes”!

Capita che una sentenza civile scandalosa imponga al Cav. di dare 750 milioni a De Benedetti, per risarcirlo del Lodo Mondadori. Capita che sia emessa di sabato, e dia 48 ore di tempo al condannato per fare appello. Capita che il giudice che l’ha emessa venga premiato, promosso e pubblicamente encomiato dal Csm  solo una settimana dopo. Capita che tale giudice (Mesiano) sia stato udito più volte al bar mentre diceva peste e corna del Berlusca. Capita che questo sarebbe stato un motivo sufficiente per ricusarlo (altro che premiarlo!), ma il nostro “premier-che-si-crede-un-dittatore” non usa far pedinare i suoi “avversari” nei bar, non ingaggia testi-spia microfonati “modello Ariosto”. Capita ovviamente che di fronte a tutto ciò il centrodestra insorga (com’era insorta la sinistra mesi fa per molto, molto meno: le indagini che incastravano la giunta regionale rossa in Puglia), e che qualcuno parli di “progetto eversivo” e di “giustizia a orologeria” come aveva fatto Niki Vendola in Tv. Ed ecco alzarsi l’ululato dell’agnello Cugia. L’indipendente. Il guru dei liberi pensatori super partes. Cito solo brani del suo post (apparso il 6/10 sul sito degli Invisibili) perché Cugia ha il morbo di Scalfari/Spinelli: si parla addosso e scrive lenzuolate lunghissime.

«Capita a tutti di raccontare una piccola balla. Per far colpo… Le bugie grasse, pesanti, che inducono in errore gli altri, le fandonie che possono deviare i destini e la Storia, sono equiparabili, invece, ad atti di terrorismo. Sono parole-kamikaze, camuffate di verità come un terrorista islamico vestito da prete solo per far saltare in aria una chiesa. Sono mine disseminate sul sentiero dell’inconscio collettivo….. Quando le menzogne mediatiche esplodono, non sono i nostri brandelli di corpi a saltare per aria, ma valori, memoria storica, identità, patrimonio civile condiviso… Può darsi che il premier e i suoi kamikaze abbiano ragione, che il giudice Mesiano sia la mano militar-giuridica di un complotto “eversivo”, di uno squadrone della morte golpista, di un plotone d’esecuzione di Berlusconi e del suo governo. Se è così, lo provino nelle aule competenti… Questo polverone mediatico sta diventando criminale. Inquina la nostra vita, le nostre famiglie, i nostri cuori. È letale. Ma una rivolta interiore è già in atto. Non ha destra o sinistra da abbattere, ed è una rivolta solo interiore perché è condivisa da gente perbene. Usare le parole come mine è un terrorismo mediatico. Che ciascuno si assuma le sue responsabilità giuridiche e penali senza farle scontare a un popolo intero.»

Persino Beppe Grillo, a questo punto, mi si rivaluta, perché almeno lui è onesto. Inventa il “vaffanculo day”, urla cazzo, stronzi ed altre parolacce, ma lo fa senza spacciarsi per educanda, e soprattutto senza indignarsi del turpiloquio altrui. Invece Cugia, in pieno stile comunista, mena botte da orbi sul nemico legato a terra, e intanto grida “Ahi! Basta, smettila, mi fai male!”. Spudorato. Usa vocaboli e frasi come mine proprio nel post in cui denuncia la forza devastante delle parole. Mena spaventose randellate verbali, ma grida “ahia!” lui. Forse perché crede davvero di essere invisibile… Capite, adesso, perché Matteo Mezzadri si è ritenuto autorizzato a scrivere su Facebook quella frase? Quella là, sì: “possibile che nessuno sia in grado ficcare una pallottola in testa a Berlusconi?”. E non è neppure un incolto, Matteo. E’ un quadro intermedio del PD. Ma forse aveva letto il post di Diego Cugia sulle “parole kamikaze camuffate di verità come un terrorista islamico vestito da prete solo per far saltare in aria una chiesa”. L’aveva letto, e si era trovato d’accordo col guru sul fatto che certe parole “sono mine disseminate sul sentiero dell’inconscio collettivo”. L’aveva letto senza accorgersi che nel frattempo quelle mine esplodevano nel suo conscio personale. Infatti, davanti alle parole “plotone d’esecuzione di Berlusconi”, ha sentito il dovere di lanciarne il bando d’arruolamento.

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