Pipa sovversiva

Con mio nonno Federico, nato nel 1869, ho in comune quattro cose. La barba (lui a pizzo, io alla Hemingway), la musica classica (lui la insegnava, la componeva e la dirigeva, io l’ascolto e basta), l’anticomunismo e la pipa. Dopo un secolo, però, la valenza di queste cose è cambiata. Nell’800 la barba l’avevano quasi tutti, o almeno i baffi; oggi invece i maschi si depilano persino ascelle, pube e petto, perché quel vello che arrapava tanto le nostre nonne, mamme e sorelle non piace più alle donne moderne. La musica classica è diventata un ascolto d’élite; allora era popolare, la gente anche semplice gremiva i loggioni e attendeva le nuove opere liriche come oggi attende i nuovi album dei big. Anche l’anticomunismo era diverso, prima dell’ultima guerra: le contrapposizioni sociali erano ancora nette, e del vero volto del comunismo si sapeva poco. Essergli contro, per i ceti medi, era un impulso conservatore, dettato dalla stessa paura del disordine e della sovversione che aveva favorito l’ascesa del fascismo e del nazismo.

Oggi è il contrario. Professarsi anticomunisti è prova di libertà intellettuale ed è costoso: significa essere tagliato fuori da carriere accademiche, artistiche, amministrative. In società significa vedersi fare pian piano il vuoto intorno dal predominio culturale, mediatico e politico delle sinistre. La quotidianità spicciola è intrisa oggi di manierismo antifascista come una volta lo era di perbenismo cattorisorgimentale. Nell’800 chi osava difendere i contadini o gli operai (a quei tempi davvero sfruttati) o protestare contro l’invadenza dei preti (allora davvero soffocante) veniva indicato nei caffè e nei salotti come “sovversivo”, epiteto equivalente al “fascista” di oggi. Ma se per fascismo s’intende la sopraffazione e la prepotenza, i veri fascisti d’oggi sono loro, i compagni, che del ventennio hanno adottato le prassi più odiose. Intolleranza, squadrismo, violenza fisica, disinformazione sistematica attraverso il controllo rigoroso dei media e della cultura, ricatto sociale (se non sei dei nostri non lavori), intrallazzi finanziari, adunate oceaniche, demonizzazione dell’avversario con ogni mezzo, compreso il gossip.

Resterebbe la pipa, ma neanche quel vizio innocente è rimasto uguale a com’era ai tempi del nonno. Se allora il vero uomo doveva “saper di cuoio e di tabacco”, oggi trionfa il deodorante “che-non-ti-pianta-in-asso”, e il fumo è criminalizzato. Resisto ancora in casa mia, ma già in quelle dei miei due figli sposati mi tocca andare sul balcone, per fumarla. Allo stadio è vietata, anche all’aperto. Per strada, al mercato, nei déhors c’è sempre qualcuno che ti guarda storto e si fa vento con le mani. Al Country Club di Montecarlo, dove è permesso fumare “salvo proteste dei vicini”, mi è toccato spegnerla durante la finale Nadal-Djokovic su richiesta (trasmessami dallo steward) di un signore seduto otto file più in alto. Ecco: forse fumare la pipa, oggi, è diventato l’ultimo vero gesto da sovversivi. Anzi, il penultimo. L’ultimo è difendere Berlusconi.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Pipa sovversiva

  1. Dado ha detto:

    Signor Manlio!
    Ho appena finito di inviarle un commento ad un post precedente a questo (mi pare..) ma leggendo queste sue parole mi è scappato un sorriso…

    Anticomunismo-musica classica-pipa. E aggiungo pure TORO!

    Beh, a parte la musica classica, diversi valori ci accomunano! Glielo scrivo fumando Italia in una Peterson bent apple…

    Grande!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...