Bellaciao, Mike

Dopo l’inattesa morte di Bongiorno, Facebook è stata inondata di messaggi di cordoglio. Oddìo, inondata: se gli over 50 non fossero esigua minoranza in Fb, i messaggi sarebbero molti di più. Sotto quell’età i fans calano, e sotto i 20 (com’è la maggioranza degli utenti Fb) sanno a malapena chi era, e solo per via degli spot con Fiorello. Qualcuno coglie anche l’occasione per dire un’altra carognata anti Berlusconi: “Bong… Berl… ma non si dovrebbe andare in ordine alfabetico?”. Complimenti per il buongusto. Qualcun altro prova a fare di Mike un altro Enzo Biagi, cioè una vittima del Cavaliere, e solo perché a 83 anni, dopo 30 di strapagato contratto, Mediaset non glie l’ha più rinnovato. Pur di dare addosso al nano, tutto fa brodo. Ovviamente è saltato fuori (i coccodrilli erano pronti da anni) che Bongiorno fu partigiano. Molti qui si stupiranno. Anch’io, quando anni fa me lo dissero, volli controllare su Internet, perché non l’avevo mai letto né sentito. Trovai subito la conferma.

“Bongiorno Mike, classe 1924… staffetta partigiana… catturato dai tedeschi e incarcerato a San Vittore con Indro Montanelli… fu deportato in tre diversi lager e infine scambiato con prigionieri tedeschi, potendo così raggiungere il padre a New York”. Per questa voce dedicata a Mike nel suo “Dizionario della Resistenza italiana” (Editori Riuniti, Roma, 1995) il compagno Massimo Rendina (comandante partigiano, docente universitario e membro del Comitato scientifico dell’Istituto “Luigi Sturzo” per le ricerche storiche sulla Resistenza) è stato aspramente redarguito dal Pds. «Quindici righe per lui sono troppe – gli hanno detto – se paragonate alle cinque o sei dedicate ad altre figure di primo piano, e sono addirittura scandalose se rapportate all’assenza di nomi importanti come Moranino». Sono subito andato a verificare chi era questo “partigiano importante” la cui presenza nel dizionario della resistenza era “scandalosamente” usurpata da Bongiorno.

Moranino Francesco, nome di battaglia ‘Gemisto’. Uccise molti partigiani ‘bianchi’ (cioè non comunisti) e le loro donne. Per salvarlo, il Pci lo fece eleggere deputato a Torino a soli 26 anni, nel 1946, e poi lo nominò sottosegretario. Ma poiché il processo per i suoi delitti procedeva, la Camera ne autorizzò l’arresto, per timore di fuga. Timore fondatissimo, perché prima che potessero arrestarlo Togliatti lo fece scappare in Cecoslovacchia, dove diresse una radio filosovietica in lingua italiana. Quando nel 1956 la Corte d’Assise di Firenze lo condannò in contumacia all’ergastolo per sette omicidi (fra i molti da lui compiuti), Moranino era ancora “latitante” a Praga. Ma nel 1964 il Pci barattò il suo appoggio a Saragat nella corsa al Quirinale con la grazia per il fuggiasco, che così poté rientrare in Italia con tutti gli onori, e persino rifare il deputato. Questa è la storia del “boia del Biellese”. Ciò che fa senso non è tanto apprendere che negli anni ’50 e ’60 il Pci tutelava così i suoi sicari (era cosa nota), quanto scoprire che trent’anni dopo (caduto il muro di Berlino, scomparsa l’Urss, arrivato Berlusconi in politica…), ed esattamente nel 1995, il Pci diventato Pds trovava ancora scandaloso che Mike fosse citato nel Dizionario della Resistenza, e il boia Gemisto no. Era il 1995, e  già da qualche anno i “cabarettisti organici” (Dandini, Guzzanti, Rossi, Cornacchione, eccetera) sfottevano il Cav. per la sua “mania dei comunisti”. Come si vede (e questa è storia, non ciarpame da Facebook) aveva ragione lui.

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Una risposta a Bellaciao, Mike

  1. michele ha detto:

    Bellissimo pezzo, così illuminante che, non a caso, nessuno tra i ventenni (di oggi e, immagino, nemmeno di domani), verrà mai invitato a leggerlo, a scuola, da un qualunque prof. di Storia.
    Michele

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