Vaccanze

Sul sito Ansa si legge che sono circa 15mila i casi di ‘vacanze difficili’ o ‘vacanze rovinate’ segnalati negli ultimi 90 giorni a Telefono Blu, con un aumento di circa il 3% rispetto all’anno scorso. Tra giugno e settembre sono andati in vacanza più di 25 milioni d’italiani (il 44% della popolazione), spendendo 20 miliardi di euro. Uno fa il conto: 15mila scontenti su 25 milioni è lo 0,6 per mille. Un’inezia. Ma ecco Tiscali. Sempre rifacendosi a Telefono Blu, scrive che l’anno scorso la vacanza è andata male per oltre 300mila italiani. I delusi, dunque, sarebbero stati circa l’uno per cento, il che sembra più verosimile dello zerosei per mille dell’Ansa. Rimane il fatto che i conti non tornano, a causa della faciloneria con cui le agenzie sparano i dati e danno per buoni i sondaggi.

Ormai si sa che nella giungla dei presunti “istituti demoscopici” si trova di tutto e di più. Si va da quello serio, che allega ai risultati anche i criteri di ricerca, a quello fantasma, inventato per vendere una notizia “lavorabile” (come la famosa bufala dei “vacanzieri-talpa” che si chiudono in casa zitti e al buio per settimane, con scorte di cibo e acqua, per far credere di essere in ferie e non sfigurare coi vicini). E poi non è neppure chiaro cosa s’intenda per ‘vacanza rovinata’. Basta bucare una gomma, o ci vuole il naufragio del traghetto? E il vicino di sdraio rompiballe vale quanto le corna del partner o ci vuole la rissa?

Sempre secondo Tiscali, solo 1 vacanziere su 3 risulta essersi veramente divertito (sarebbero quindi 8 milioni i soddisfatti: mica male), ma anche questo dato va preso con le molle. Si sa che molti, per non ammettere d’aver speso una fortuna senza divertirsi (e per evitare l’altrui ironia sulla propria delusione) mentono. Come mentono anche gli eterni scontenti, quelli che per darsi un tono sparano a zero anche sulla vacanza più riuscita. Alla fine, per farsi un’idea di come siano andate effettivamente le vacanze agli italiani, serve più la saggezza popolare dei giornali. Il divertimento è un po’ come la felicità, dipende più dal nostro carattere e dalla nostra disposizione d’animo che dalle cose che effettivamente ci capitano o dall’ambiente che ci circonda. Ricordate la storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto secondo l’indole di chi lo guarda? Ecco, il senso è quello.

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