Scarpe intelligenti per genti poco intelligenti

Sissignori, ci sono anche le “scarpe intelligenti”. Mica solo le partenze per le ferie, le sospensioni in Formula Uno e le bombe Usa. Nell’ultimo mezzo secolo le scarpe hanno fatto la stessa parabola del pollo. Quand’ero gagno, il pollo era considerato un lusso. Io leggevo il Corrierino dei Piccoli, l’Intrepido e Topolino, e in quei fumetti il tipico sogno dell’affamato era un pollo arrosto. Ma l’idea che fosse un cibo prezioso mi veniva anche dalla disapprovazione di mia nonna per le famiglie che lo lo finivano in una volta sola: “A venta nen sgairé ‘l polastr, fasend-lo duré mach un disné” (non bisogna sprecare il pollo facendolo durare un solo pasto”.

Lei infatti lo riciclava almeno tre volte, tra la parsimoniosa sporzionatura primaria e le successive ripresentazioni sotto forma di brodo, ali e frattaglie alla cacciatora, crostini coi fegatini… Adesso invece il pollo è la carne che costa meno. L’ultimo listino della Borsa Merci di Modena quota le galline d’allevamento nazionale intensivo in batteria Euro 0,02 al Kg, prezzo a peso vivo (cioè piume comprese) merce franco luogo produzione (cioè te le devi andare a prendere tu, minimo un camion alla volta). Come dire che sei dai 10 cents al lavavetri del semaforo lui ti guarda storto o ti sputa sul parabrise, mentre ci potrebbe comprare tre galline vive, con quella monetina.

E le scarpe? Nel 1948, quando il mensile d’un impiegato Fiat di 2° livello era di 34.000 lire, un paio di scarpe “andanti” ne costava 5000. Come se oggi costassero 160 euro invece dei 15/20 a cui le trovi sulle bancarelle (e anche 5/10 se sono cinesi…). Nelle campagne, ancora in questo dopoguerra, c’era chi andava scalzo, per non sciuparle, e i montanari usavano gli zoccoli tutta la settimana. Solo di domenica, per recarsi a messa, calzavano gli scarponi militari riportati a casa dalla guerra o dalla leva. Ricordo ancora i bugigattoli dei “callié” (i ciabattini) e il clic clac sul selciato dei rinforzi in ferro a mezzaluna che s’inchiodavano ai tacchi per non consumarli.

Ma torniamo alle scarpe intelligenti? Cos’hanno di speciale per essere definite tali? Un micro-computer nel tallone, che comanda un motorino a pila che a sua volta varia lo spessore della suola adeguandolo alle asperità del terreno. Pensa tu. Costano 250 euro, ma trovo che sia persino poco, visto che un famoso skipper baffuto (che casualmente è anche uno dei massimi esponenti di un partito che con nomi diversi da quasi 90 anni pretende di difendere i proletari) si fa fare le scarpe su misura e le paga 800 euro al paio. E non sono neanche intelligenti. Esattamente come lui.

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